Ci sono tanti modi per dire no al caporalato. Il più efficace è comprare i prodotti di quelle aziende che hanno detto nò al caporalato e sì ad un modo di fare impresa che rispetta il lavoro, non sfrutta manodopera sottopagata e non paga in nero. Questi prodotti finalmente hanno trovato la grande distribuzione attraverso le catene dii Supermercati DOK Famila Sud Italia Sole365 A&O , per ora presenti in Puglia e Basilicata ma che hanno già programmato l’estensione ad altri territori. Questi prodotti hanno un marchio Iamme e il sottotitolo No cap, cioè no al caporalato. Per noi lucani è motivo di orgoglio che tra queste aziende ( impegnate soprattutto nella produzione di pomodorino pachino , ce ne siano cinque del metapontino che hanno spauto dire no alle storture del mercato agricolo ed hanno scelto unj comportamento imprenditoriale ed industriale etico, aderendo al manifesto   intitolato “no zero”, che sta per rispetto per il lavoro, rispetto del benessere degli animali, rispetto per la salute del cittadino, adozione di pratiche a rifuti zero. Il meccanismo che unisce queste aziende è un contratto di rete, nel quale ognuno mantiene la propria autonomia gestionale e ognuno collabora a progetti condivisi, incrementando la capacità innovativa e limitando i costi di gestione.. Queste aziende non sono rappresentano un modello di impresa solidale ma stanno costruendo un modo nuovo per combattere un regime schiavistico attraverso il rispetto, la solidarietà e l’integrazione. . Buona parte del merito di questa iniziativa si deve alla grande capacità di progettazione che è stata fatta con il Pon legalità da parte della basilicata, con progetti ( in tutto 14 milioni di euro) che hanno riguardato tutti gli aspetti connessi ad un recupero sociale e lavorativo dei migranti, DAL POTENZIAMENTO DELLE COMPETENZE DEI MEDIATORI CULTURALI, ALL’ACCOGLIENZA, AI SERVIZI SANITARI,AL MIGLIORAMENTO DELLE COMPETENZE LINGUISTICHE, AL SUPERAMENTO, APPUNTO, DELLO SFRUTTAMENTO DELLE PERSONE. ROCCO ROSA