IDA LEONE

“Niente al mondo è così potente quanto un’idea della quale sia giunto il tempo”, dice Victor Hugo. Da qualche tempo il lavoro di anni di persone che amo e che stimo sta convergendo verso un punto. Sono stata al Mediashow di Melfi, edizione 2017 (del quale parleremo diffusamente nei prossimi giorni) e ho ascoltato Luigi Catalani, responsabile lucano di Wikimedia Italia, parlare del lavoro fatto da una classe di studenti potentini che hanno inserito in Wikipedia una voce in inglese sul ponte Musmeci, molto ben documentata e scritta. Sempre al Mediashow, vedo per la terza volta lo strepitoso documentario “La ricerca della forma – Il genio di Sergio Musmeci prodotto da Effenove con la regia di Vania Cauzillo. Mi commuovo, come ogni volta, quando arrivo al punto nel quale Paolo Musmeci, figlio di Sergio, racconta del collaudo finale del ponte con le prove di carico, e della tensione del padre che alla fine si toglie la giacca e sospira “É fatta!!”. Un lavoro iniziato piú di tre anni fa, come pure ad anni fa risalgono gli spettacoli fatti nella pancia del ponte dal Festival delle 100 Scale.

Il nostro contributo per il “viadotto sul Basento”, che fa tesoro di tutte queste lezioni, parte ad Ottobre 2016, alla fine del TEDxPotenza, nel quale uno dei relatori è stato proprio Paolo Musmeci. Sotto ispirazione del Comitato Giovani Unesco della Basilicata, viene lanciata l’idea di candidare il ponte Musmeci a Patrimonio Mondiale dell’Umanitá. Si costituisce un comitato di cittadini, che poi diventa Associazione. A far parte del comitato promotore viene invitato il Comune di Potenza, l’ASI (proprietaria del ponte), la Soprintendenza ai BAC della Basilicata, lo stesso Paolo Musmeci. In queste ore la Giunta Comunale di Potenza sta lavorando ad una deliberazione per l’adesione al Comitato promotore, e approvando il relativo statuto. Un Comitato aperto al contributo di chiunque, dal momento che è ovvio che di tutti ci sarà bisogno per arrivare in fondo alla sfida.

Potenza è la mia, la nostra città, il nostro paese. E come dice Cesare Pavese, “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti“. E io, e tanti altri come me, la nostra cittá l’amiamo. Abbiamo sentito in tanti – anche senza dircelo – che c’era il bisogno di coagulare i cittadini intorno ad una sfida alta, una scommessa win-win con una asticella posta oltre il record mondiale, come è accaduto ai materani per il titolo di Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Il percorso é appena iniziato, e non sappiamo dove ci porterà. Ma Guglielmo Minervini diceva che il miglior modo per far succedere le cose è farle succedere. Se vuoi avviare un processo, il segreto non è prepararsi, prepararsi, pronti, partenza, via, ma semplicemente avviarlo. Anche quando non è del tutto chiaro dove andrai a finire. Un sogno. Grande, visionario, forse impossibile. Ma quello che ho imparato in questi anni di battaglie visionarie, é che non esiste sogno troppo grande che non possa essere realizzato, se ci si lavora moltissimo e tutti insieme, se riusciamo a fare comunitá intorno ad un obiettivo. E se dovessimo fallire, almeno avremo imparato come si fa a lavorare insieme, e non mi sembra risultato da poco.

“Niente al mondo è così potente quanto un’idea della quale sia giunto il tempo”.
Ecco, pensiamo che per il ponte Musmeci quel tempo sia arrivato.