ΦLa parata dei turchi quest’anno è stata imponente e spettacolare, forse la migliore edizione mai fatta a mia memoria. Non solo per il numero record dei figuranti ma per il miglioramento del racconto complessivo, soprattutto nella parte che più riguarda il rapporto tra città e campagna intorno alla festività di San Gerardo, una festività che da tempo immemore  apre le sue mura al suo vasto hinterland. Proprio questo aspetto, che storicamente si deve allo strumento della coltivazione diretta che la Chiesa adottava per le sue vaste proprietà terriere, faceva sì che il 29 e 30 di maggio tutto il contado si mischiava nella città in una sorta di pausa tra la fine del duro lavoro primaverile e l’inizio della stagione del grano. Un momento che era anche di “eccezionale” abbattimento delle classi sociale, con via Pretoria che vedeva sfilare insieme i borghesi ed i “villani”. Le altre cose buone che la sfilata di quest’anno ha messo in evidenza, sono la migliore organizzazione dei quadri con una insolita animazione fatta di ritmo e di movimento, con le donzelle a mimare un ballo e gli organetti a dare ritmo e sonorità, come frame della “febbre” del 29 maggio che prendeva e continua a prendere tutti i potentini, nell’accezione più ampia . Il fatto che ogni anno questo evento continua a destare interesse e partecipazione, nonostante la scarsa considerazione di cui è oggetto da parte della promozione culturale e turistica e da parte della Rai ( per Viareggio e per Siena ci sono appuntamenti televisivi importanti, dirette comprese, qui potrebbe inserirsi nell’accordo regione-rtaiu anche questo evento) deve interrogare l’Amministrazione comunale sulle necessità di alzare l’asticella di questo evento e portarlo ad una dimensione di grande attrattore del turismo meridionale. Non si capisce perché i lucani debbano andare a Putignano al carnevale più antico di Europa ed i pugliesi non debbano venire  a Potenza alla parata più antica d’Italia.  E’ in ballo un arricchimento del racconto, con tecniche moderne, con sceneggiature nuove che riprendono le origini di questa rappresentazione , con quadri ad effetti speciali, oltre come dice giustamente il mio amico e grande storico- romanziere della città di Potenza, Lucio Tufano, con tutta una produzione di gadget che dovrebbero andare dai villani del presepe fino ai sigari di Civuddin. Ho detto storico- romanziere non per limitare il rigore storico delle ricerche di Tufano ma bensì per sottolineare quel quid in più in termini di racconto, di suggestione, di ricordi personali, di osservazioni, di visione poetica che Lucio mette quando parla di Potenza, con gli occhi meravigliati di un ragazzo che osserva tutto e tutto imprime nella mente :  gli odori delle cantine, quelli del pane appena sfornato, i visi arcigni e cotti dal sole dei “turcomanni” della campagne, gli atteggiamenti condiscendenti dei nobili, ridotti per un giorno a rispettare la legge dell’uguaglianza. Mi aspetto che si giochi su questo tema una partita da serie A.   Rocco Rosa