In queste ultime settimane, all’indomani del varo della bozza di manovra finanziaria dell’ attuale Governo della Repubblica, stiamo assistendo ad un dibattito che, definirlo surreale, è un eufemismo. Mi riferisco alle questioni sollevate dalla proposta di limitazione delle carte di credito e dei bancomat per il pagamento di qualsivoglia prestazione e/o acquisto di beni di consumo.
Si discute sui limiti oltre i quali deve essere obbligatorio, da parte del commerciante/artigiano, accettare questo tipo di pagamento ( si parla di 30/ 60 euro) se richiesto dal consumatore e, come sempre avviene nel nostro Paese, i partiti si dividono, così come si creano fazioni nel mondo della comunicazione e nelle discussioni nei bar e nelle piazze della domenica mattina.
Ho provato a trasferire questa discussione ai miei due figli, entrambi domiciliati all’estero per motivi di lavoro, esattamente come altre centinaia di migliaia di nostri giovani che, come si sa, non sono riusciti, certamente non per loro colpe, a mettere al servizio del nostro Paese la loro intelligenza, preparazione e volontà.
Una volta venuti a conoscenza della natura delle nostre discussioni italiche, mi hanno chiesto se per caso non stessi scherzando, spiegandomi che loro da anni, nei Paesi dove vivono e lavorano, Inghilterra e Olanda, per l’appunto in Europa, da anni non portano il contante in tasca, in quanto regolarmente utilizzano bancomat e carte di credito, anche per acquisti poco rilevanti, come il biglietto del bus o della metropolitana, la consumazione al bar, ecc.; credo che tutti i genitori che hanno figli all’estero potranno confermare quanto appena affermato.
Non sto qui a riportare il loro giudizio sulla nostra classe politica che “ perde tempo” con questo tipo di proposte, ormai in Europa già superate da un pezzo, ma appare evidente che quello che si propone con la manovra finanziaria sta a testimoniare che il nostro cammino verso una società più evoluta e al passo con i tempi sia ancora molto lungo e pieno di insidie e difficoltà.
Altra discussione surreale alla quale stiamo assistendo riguarda la proposta della flat tax al 15% da applicare a partite IVA fino alla soglia di reddito di 85.000 euro annui, individuando come fonte di finanziamento di tale misura il blocco della rivalutazione delle pensioni, salvaguardando solo le pensioni minime ( e ci mancherebbe altro) e le più basse.
Tutti i lavoratori dipendenti e i pensionati sono ben al corrente dell’entità delle loro contribuzioni al fisco, ben molto al di sopra del 15% di quella prospettata per le partite IVA fino a redditi di 85.000 euro annui, cifra alla quale pochissimi lavoratori dipendenti accedono e, nel caso la raggiungano, lasciano al fisco più o meno il 35% del reddito complessivo.
Questa è una misura che definirla scandalosa è minimale, in quanto non solo è sperequativa, ma ci proietta verso un sistema sociale ed economico classista e profondamente ingiusto, appunto di sapore medievale e che ci allontana ulteriormente dall’Europa.
Di questo altro aspetto della proposta di legge finanziaria, si ha l’impressione che il dibattito sia molto affievolito, tenuto a bada dalla maggior parte dei nostri organi di informazione, propensi ad offrire un tipo di informazione alla “ camomilla”, strutturata in modo tale da non creare problemi agli attuali governanti.
Ma ripeto, siamo di fronte ad una proposta che ci riporta indietro di secoli quando, nelle società medievali, i privilegi erano riservati solo ad alcune classi sociali a scapito di altre, alimentando ingiustizie e diseguaglianze: esattamente tutto il contrario di quanto si sta cercando di costruire in Europa.
Al di là degli aspetti economici e delle sperequazioni sociali, ovviamente importanti, il dato inquietante che emerge è che dietro le scelte della manovra economica si nasconda il tentativo di costruire una società classista, caratterizzata da forti contrapposizioni, lontana dai principi di solidarietà, sussidiarietà ed equità sociale presenti nella maggior parte dei Paesi occidentali. Riportare le lancette dell’orologio della storia è proprio quello che gli italiani vogliono, a cominciare dai nostri giovani?
Difatti ai miei figli non ho riferito di questo ultimo aspetto della manovra finanziaria, forse per non perdere del tutto la speranza che un giorno decidano di ritornare il Italia.
Espedito Moliterni