DONATO MARCHISIELLO
Per chi come me è cresciuto (per certi versi, suo malgrado) con una infinita sfilza di action movie di stampo nord-americano, è facile fin dalle prime battute di una pellicola inquadrarne i classici crismi. Ogni film d’azione che si rispetti ha, appunto, determinati “tratti somatici”: il classico eroe duro e puro, magari incastrato dall’amico che si scopre essere un super cattivo. Una donzella da salvare, spesso e volentieri, e quintalate d’azione, sparatorie e inseguimenti. Ecco, inseguimenti: quante volte è capitato, nei più iconici film d’azione a stelle e strisce, che l’eroe intento in uno spericolato inseguimento, venga bloccato dal più classico dei classici “problemi” delle big cities americane, il traffico? Tantissime: e la scena, solitamente, è sempre la stessa, con il succitato eroe costretto ad abbandonare il mezzo e proseguire a piedi (oppure, rubare una moto o una bicicletta per tentare d’acciuffare il cattivone di turno). Premessa fatta, facciamo un salto verso est, di qualche decina di migliaia di chilometri: perché, infatti, per assistere a scene del genere, non c’è bisogno di sorbirsi una ventina di ore d’areo per arrivare a New York o a Los Angeles. Nella, seppur molto più “modesta” e contenuta Potenza, le scene a cui si assiste, giornalmente, ricordano per l’appunto quelle particolari scene filmesche segnate da code di metallo a perdita d’occhio. E basta, per saggiarlo sulla propria pelle, avere una di quelle classiche giornate di fine mese, dove le commissioni affastellatesi e rimandate lungamente per diverse priorità, vengono al pettine. Una giornata che, personalmente, mi è capitata nei giorni scorsi e, con mia amara sorpresa, mi ha mostrato un lato di Potenza che, sì sospettavo, ma non immaginavo fosse così “duro”. Auto in doppia e tripla fila, ferme anche per mezz’ora e messe in modo da rendere le arterie ad una singola carreggiata (con tanto di cittadini che sbraitano amenità dialettali dal finestrino). Enormi bus extra-cittadini che scelgono le viuzze del centro come perno del proprio “cammino verso l’orizzonte”. Tir che sbagliano strada e decidono, di punto in bianco, di far manovre “trasversali”, bloccando il traffico per diversi minuti. Ambulanze a sirene spiegate imbottigliate nelle rotonde a causa delle “trame” oblique che autisti campioni delle disciplina sportiva della “immissione selvaggia” compongono. Schiere di rider (o di ciclisti per hobby, forse anche peggio) che arrancano sulle salite del capoluogo, costringendo a un prolungato passo d’uomo intere file d’auto. Dare precedenza che vengono scambiati per “start line” di una non meglio specificata gara automobilistica. Lunghi spezzoni di strada connotate da zembrature oblique scambiate per normali carreggiate o, addirittura, “rampe di lancio”. Questo e molto altro, mentre i bus cittadini ti passano innanzi semivuoti, le scale mobili sono colme dei classici “cespugli di rovi” rotolanti in stile Looney Tunes e i marciapiedi, ormai, sono reperti di una passata civiltà. Quella del capoluogo, è una “maledizione”: Potenza vive, quasi integralmente, in un “orario di punta perenne”. Ed ecco che, grazie a questa maledizione, per sbrigare poche commissioni, v’è bisogno di una intera giornata o quasi di traffici bloccati, smog e litigi fra automobilisti in stile “Una giornata di ordinaria follia”. Ed è inutile nasconderlo: la questione traffico, a Potenza, è una emergenza fondante.
