(la foto di copertina è di Cristina Ferrara)
Lo striscione arcobaleno è lunghissimo, ondeggia come una vela nel vento ed è retto da cento mani e mille speranze. Eravamo in tanti, ieri, al primo Potenza Pride della Basilicata, e mai come stavolta il “pride” non è stato solo l’orgoglio di una appartenenza, ma è l’orgoglio di una battaglia vinta, da Arcigay e da tutti i movimenti LGBT – e non solo – che hanno concorso alla organizzazione. Sì, sono orgogliosa della risposta della mia città, della mia regione. Orgogliosa della istituzione cittadina che ieri c’era, e rivendicava con forza la scelta di collaborare e patrocinare questa manifestazione, contro ogni ipocrita mugugno (certo, sarebbe stato bello vedere anche gli altri amministratori, quelli che non si sono apertamente schierati “contro”, ma neppure hanno provato ad essere “per”, in una perfetta rappresentazione plastica dell’ignavia politica, o se preferite della necessità di aspettare sempre le istruzioni dall’alto del padrinato). Orgogliosa dell’ordine, della compostezza e della allegria che regnavano sovrane, sconfiggendo con grazia e molta gioia qualunque tentativo di boicottaggio e di demonizzazione.
Orgogliosa della scelta degli amici che ho fatto in questi anni. Come Francesco Romagnano, che scrive su Facebook:
Vi ammiro.
Ci vuole molto coraggio ad organizzare un #pride nella terra dei #mezzi. Mezzi integralisti, mezzi compromessi, mezzi inclusivi, mezzi devoti. Sempre nella terra dei mezzi, ci vuole molto meno coraggio ad autocompiacersi della propria fede e della propria croce spillata al petto, disegnandovi come il demonio. Purtroppo sempre nella terra dei mezzi, ci vuole poco coraggio anche nello sfilarvi accanto per un giorno.
I cortei finiscono, le preghiere outdoor pure, ma a combattere contro ogni forma di #discriminazione, nei fatti, resterete voi e qualche pazzo come voi. Il che potrebbe bastare. La #rivoluzione, nella terra dei mezzi, è cosa facile e possibile solo per chi ama.
#LaPotenzadellamore
Già, il coraggio. Il coraggio di essere sé stessi e difendere le proprie convinzioni con battaglie che a volte cominciano dalla propria stessa famiglia. Il coraggio di affermare la propria identità out of the box in un mondo di forzate omologazioni, a cui non sfugge nessuno. Il coraggio di continuare testardamente a faticare per far passare un messaggio, un concetto di una semplicità ed evidenza imbarazzanti, così semplice che è impossibile non pensare alla malafede degli interlocutori, quando fanno finta di non capire: ESSENDO SE’ STESSI, CHE DANNO SI FA AGLI ALTRI? Cosa cambia, nelle vite perfette dei “normali”, se ciascuno diventa libero di esprimere il proprio amore nelle forme e nei modi che più gli si adattano? Cosa cambia, per le famiglie tradizionali, l’esistenza di famiglie arcobaleno? Lo ha scritto molto bene anche Nino Cutro, ieri:
Una cosa mi sento di dire, non perché depositario della verità ma semplicemente perché credo nella libertà, nella giustizia che devono essere garantite a tutti: personalmente non penso che le richieste degli omosessuali, che possiamo anche non condividere, rischino di minare la famiglia perché per fortuna siamo liberi di crearci la famiglia che vogliamo, costruirla su principi coerenti alle nostre scelte senza che nessuno possa condizionarci
E’ sempre lì, il nocciolo della questione: avere il diritto di scegliere, contro chi vorrebbe imporre la propria morale e la propria – rispettabilissima, intendiamoci, finché esercitata pro domo propria – modalità di intendere l’esistenza. Se tu sei libero di sposarti in Chiesa con tutti i crismi, perchè io non dovrei poter essere libero di sancire la mia unione (sacra quanto la tua!) nei modi e nelle forme che ritengo più opportuni, arrivando alla fine ad avere gli stessi diritti civili? Perché, se tu puoi scegliere di morire soffrendo per donare la tua anima purificata al tuo Dio, io non posso essere libera di decidere di porre fine alle mie sofferenze, non avendo il tuo stesso Dio da santificare, e senza per questo violare la legge? Quindi grazie di cuore a Morena, Nadia, Alessandro, Antonella, Marco, a tutti quelli che hanno lavorato per aprire un minuscolo spiraglio in questo invisibile ma onnipresente muro. Le famiglie, come ben recita la scritta sulla maglietta di un bambino che partecipava alla festa, sono fatte di gente che si vuole bene. A che sesso appartengano, è del tutto irrilevante.
