E’ abbastanza legittimo pensare che  le comunali di Potenza, oltre a dare il nuovo governo alla città, sono anche l’occasione per verificare la portata di alcuni accadimenti che ci sono stati a livello regionale, gli effetti provocati sul  quadro complessivo e la rispondenza alla realtà di alcune narrazioni che sono passate  in quella spasmodica e pasticciata campagna elettorale. Il primo quesito riguarda la presunta equidistanza, rivendicata da Pittella e Polese, dai due schieramenti e la rivendicazione di una posizione autonoma che si ponga in linea con la posizione nazionale. Si è sempre detto , per giustificare la loro conversione a destra, che la legge regionale ha imposto una scelta in direzione di uno dei due schieramenti e che il niet di Conte a Pittella, gradito peraltro a molti esponenti della nomenklatura del Pd ,è stata la causa di quella alleanza innaturale con Bardi . Ebbene l’8 giugno si saprà se questa narrazione è sincera o meno perché i due partiti  hanno annunciato una lista propria , autonoma e centrista, impedendo di fatto al candidato della destra di farcela al primo turno, con il rischio che il  ballottaggio tra due candidati può portare ad un ribaltamento delle posizioni . La scelta che Pittella e Polese faranno al secondo turno dirà se la coerenza politica ha ancora un peso nel comportamento dei due esponenti o se utilizzeranno anche anche quella occasione come carta da far pesare nella ripartizione del potere derivante dal sistema istituzionale regionale. Una lettura obiettiva dei fatti direbbe che il peso dei due partiti nella composizione vincente alla Regione  è già abbastanza determinante da non richiedere ulteriori prove di vicinanza alla destra, e di conseguenza una libertà di azione  al  ballottaggio per la guida del capoluogo avrebbe un esplicito e chiaro significato politico proprio di chi dimostra di non aver  voluto attraversato il fiume ma di aver utilizzato appigli di roccia per non  annegare. Ma anche questa volta il Pd, che non ne azzecca una, anzichè lavorare per una condivisione preventiva del nome da candidare, ha voluto imporre d’imperio la candidatura di una persona, di grande spessore, ma di sicura vicinanza ad esponenti del partito che con Pittella hanno giocato a farsi male, con il che rendendo indigesta una possibile convergenza sul nome proposto, ove arrivasse al secondo turno. E’ vero che certi ragionamenti dovrebberp essere estranei alla politica , ma proprio i recenti avvenimenti hanno dimostrato che non lo sono e che hanno il loro peso nelle decisioni, nonostante vengano coinvolte persone che non c’entrano nulla con i loro dissidi.  Rimane una finestra aperta circa l’appoggio ad altri candidati sindaci che hanno chiaramente lavorato per una terza via , espressione chiara di equidistanza dai partiti e di stretta vicinanza alle problematiche cittadine e al futuro di Potenza. L’altra risposta riguarda Chiorazzo e il suo sforzo di aprire una pagina nuova nella politica regionale, mettendo al centro la forza del civismo. Riuscirà l’imprenditore di Senise a dare seguito a quella novità predisponendo per la città capoluogo  quell’offerta autonoma di politica che non ha potuto dispiegare alle regionali, costretto anche lui a stare da una parte o dall’altra? Oppure si è già consegnato al Pd , diventando sangue nuovo in un corpo vecchio? Come si vede ,la partitocrazia rischia di  digerire anche quelle energie nuove che si sono affacciate sullo scenario regionale e la speranza di gente che disdegna l’inverecondo spettacolo di un mercimonio tra detentori del potere reale o quello più angosciante di una classe politica che non si vuole arrendere al nuovo è riposta nei pochi angoli dove si registrano sussulti e tentativi di ridare dignità alla politica. Le tre liste messe in piedi dal candidato ex consigliere comunale Smaldone, hanno il significato di un percorso  che è stato pensato, progettato e costruito dal basso, con una squadra che da un anno a questa parte ogni giovedì, compreso il giovedì santo, si è riunita per mettere a punto un programma della città, contornandosi di tecnici e ascoltando i cittadini. Un esempio di lavoro che fa il paio con quello portato avanti da Associazioni come Medinlucania o dallo stesso Chiorazzo, prima versione. Il problema è che manca un collante fra tutte queste iniziative . Se decidessero di andare insieme, a partire da Potenza, darebbero un motivo alla cittadinanza per tornare a sognare una politica veramente al servizio della gente, che rappresenti essa stessa la terza via che gran parte edll’elettorato, deluso da entrambe le coalizioni, sta cercando da tempo.. ROCCO ROSA