Non so se l’Assessora Celi abbia messo in campo la reazione virulenta della base del partito: è forte ed è spontanea perché tutti i leaders che avevano raggiunto un minimo di unità non certo avevano preventivato questa disobbedienza plateale e quindi sono legittimamente da considerare estranei ad una manovra preordinata. Il perché di questa reazione furibonda non è personale  o, se lo è , chi l’ha messa in atto ha saputo interpretare in pieno i sentimenti di gran parte della base del partito che hanno visto nella Celi, come in tanti altri per carità , il simbolo di quelli che arrivano alla politica più calati dall’alto che saliti dal basso. Se c’è un verbo che ha costituito la miccia dell’antipoltiica questo si chiama designare. Ecco, la Celi è una “designata” , come altri del resto, nel senso che chi comanda ha deciso che doveva essere lei l’assessora di riferimento per la sua corrente: non c’entra il gruppo comunale , che pure in altro tempo, doveva costituire un passaggio obbligato di consultazione e di decisione, non c’entra un partito che a livello comunale è inesistente. Essendo una privilegiata del sistema, tutto poteva fare fuorchè rivoltarsi contro. E soprattutto rivoltarsi con quelle parole che hanno fatto ridere perché così lontane dalla realtà e così roboanti da far pensare che l’interessata abbia una percezione tutta autocentrata di sé. Detto questo, la polemica che si è innestata non è destinata a finire perché riguarda esattamente il vulnus creato da queste elezioni , e cioè il rapporto non corretto tra il partito e la sua base, che non è partecipato, non è selettivo, non è meritocratico, ma frutto di una concezione oligarchica della politica per la quale è il vertice a decidere su tutta la filiera, quasi che si trattasse di una ditta propria..  Basti pensare al sistema delle elezioni comunali, dove ogni capo e capetto si fa una una lista, chiamando venti portatori di sangue a portare quella massa  che determinano il numero dei consiglieri. Poi , all’ultimo momento il leader, il capo o il capetto, mette la sua mano benedicente su questo o su quello e gli riversa quell’aggiunta di voti che lo fa o li fa sopravanzare sugli altri. E il gioco è fatto, alla faccia, anche qui delle pari opportunità da riservare a tutti i candidati. Non sarà il caso della Celi, ma in genere funziona così e funziona così per tutti. E questa storia avviene senza che nessuno sinora abbia aperto bocca. Adesso però, grazie alla Celi,  tutto quel fiato che non era venuto fuori sta diventando vento e sta dicendo che se si vuole cambiare bisogna  ricominciare dalla considerazione in cui si tengono gli elettori ed i simpatizzanti. Non più parco buoi, perchè con la chiusura delle urne si sono aperte le stalle , molti sono scappati e quelli che restano incominciano a protestare. Rocco Rosa