BY DINO DE ANGELIS

Ancora sul dibattito sulla città. Registriamo un coro sempre più attento e nutrito di attenzioni e di contributi vari che tendono a sollevare il dibattito sulla “Potenza che sarà” che ritengo interessante, proficuo e costruttivo. Da dove arrivano queste voci e questa lunga serie di intuizioni, di proposte e, diciamolo pure, di dubbi sul futuro della città? Da molte strade. La prima è costituita probabilmente dal cammino a ritroso che questa città ha compiuto. Nel rivedere le foto della “Potenza com’era” che ogni tanto riaffiorano qua e là tra varie pagine social appositamente dedicate, e dai numerosi nostalgici che la città (fortunatamente) annovera, si deduce con immediatezza che la città, a dispetto delle monumentali opere pubbliche realizzate, ha compiuto molti passi indietro sulla strada della bellezza, oggettivamente e globalmente considerata. Sempre più spesso si levano interrogativi, che con l’andar del tempo sono diventate vere e proprie imprecazioni, su una serie piuttosto imbarazzante di opere pubbliche delle quali, in tutta franchezza, si poteva fare tranquillamente a meno. Mi riferisco alle innominabili (pur essendo troppe volte nominate) Nave del Serpentone, il catafalco di Santa Maria, il Ponte dei Sospiri di Via di Giura, qualche fontana (Malvaccaro e Bucaletto per citarne alcune), vari interventi (che a chiamarli “riqualificazioni” ci vuole fantasia, basti vedere le vecchie foto del parco di Montereale), ed altri capolavori che hanno deturpato più che abbellito luoghi storici e meno storici della città.

La seconda strada che ha portato ad una sollevazione del dibattito circa la “Potenza che sarà”, giunge dallo stimolo di Matera Capitale della Cultura. Questa cosa proprio non riusciamo a buttarla giù, e cioè il fatto che loro vanno come i treni e noi come i treruote. E allora ecco che, nell’ambito di una lecita gara di performance verso l’alto, i potentini elaborano proposte e strategie tese a rendere migliore questo servizio, quest’angolo, questo quartiere, questo scorcio, e si è scatenata in città una positiva concorrenza tra gruppi di cittadini più o meno organizzati, più o meno spontanei, più o meno competenti a chi realizza un progetto interessante, funzionale, intelligente. Ma la competenza è l’ultimo dei requisiti per avanzare idee e proposte; il primo e più importante presupposto che muove i potentini è la preoccupazione. Molti hanno ben chiara una cosa: non si può più operare senza un criterio che non tenga ben presenti due soli elementi (non sono tanti, a pensarci bene): una coerenza di progetto che risolva una parte dei problemi che la città oggettivamente presenta, ed un elemento che sembra essere stato dimenticato, accantonato, biecamente e cinicamente ignorato negli ultimi anni: fare di questa città una città “bella”. Non mi dilungo su cosa vuol dire per una città essere bella (al riguardo ho trattato l’ argomento qualche mese fa: https://www.talentilucani.it/sei-sindaco-impara-queste-regole/), né ho la pretesa di insegnare il mestiere ad architetti e cultori del pubblico decoro, ma faccio solamente un’osservazione per cogliere il delicatissimo momento che la città vive. Dopo l’epoca delle scempiaggini, allorquando è stato stabilito, oltre ogni ragionevole dubbio, in quale direzione dovesse andare lo sviluppo urbanistico, architettonico – e mi sembra che non sia stato affatto reso un buon servizio alla città e ai suoi numerosi utilizzatori (ricordo ancora le oltre 30.000 presenze che si sommano ai potenziali 110.000 residenti dell’area urbana metropolitana) – la domanda che si pone l’uomo della strada è la seguente: oggi chi si assumerà l’onere della responsabilità di affermare, senza tema di smentita e con la stessa sicumera dei predecessori, che la visione della città negli anni a venire è quella giusta? Con la pioggia notevole di finanziamenti che arriveranno, siamo proprio sicuri che gli attuali decisori sappiano come indirizzare il destino della città nei prossimi anni? E se andassimo incontro a nuove, discutibili opere che renderanno totalmente e forse definitivamente inadeguato il capoluogo per i prossimi decenni? E allora, nella piena consapevolezza che le scelte da mettere in campo nei prossimi mesi siano decisive per il futuro della città, mi chiedo a voce alta: non sarebbe meglio che siano gli stessi cittadini a decidere del loro destino attraverso pubbliche consultazioni, nelle quali, ipotizzate una serie di variabili entro cui individuare le scelte, sia la città intera – e non solamente alcuni dei suoi decisori – ad assumersi l’onere di sancire come debba essere la “Potenza che sarà”?