La vittoria di Vicenzo Telesca a Potenza è stAta ad un tempo una vittoria generazionale e una sconfitta della partitocrazia. Di fronte ad una destra che ha affidato tutte le sue armi all’apparato di potere che tanto aveva contato nelle regionali,   la città ha scelto di dare la fiducia a tre giovani che hanno sovvertito le regole dei partiti e hanno fatto da sé, osando la rinuncia  all’apparentamento formale per andare così incontro alle ultime difficoltà del candidato Sindaco Telesca a mantenere compatto per il secondo turno il fronte, sempre agitato, interno al Pd. Una rinuncia non da poco perché le due liste che si sono aggiunte a Telesca hanno dovuto pagare la delusione di molti candidati di non vedersi premiati nello scorrimento delle liste e ciononostante hanno saputo mantenere una compattezza decisiva per il risultato. Oggi questi tre protagonisti sono in  grado di portare una voce nuova nella città perché assolutamente svincolata dai partiti e legati solo da una visione riformista e progressista che fa da collante ad una grande alleanza generazionale per la rinascita della città. Ha contato pure, bisogna dirlo, la debolezza intrinseca dell’avversario Fanelli, non tanto una debolezza personale ma una debolezza politica di chi è portatore di fallimenti gestionali propri e di altri. Il fallimento di una Lega che finalmente qui viene percepita come nemico dei meridionali( e l’autonomia differenziata votata in questi giorni ha fatto aprire gli occhi a più di qualcuno) , il fallimento di una sanità che è passata in quindici anni dal terzo al terzultimo posto in graduatoria , il fallimento di un Comune che si è ricondotto in una ordinaria gestione condominiale, senza prospettive che non fossero quelle cose campate in aria sul piano propagandistico come la città dei giovani, dello sport e via dicendo. Il punto di svolta si è trovato in un accordo anomalo , gestito e pilotato in casa  di un esponente dei verdi, sempre grande mediatore disinteressato, e che ha consentito di trovare coesione intorno ad alcune prospettive non personali, ma di contenuti programmatici. Mettere al primo punto lo stop al cemento, voluto dai verdi, è stato una felice intuizione che ha pesato enormemente nelle famiglie potentine, le cui abitazioni, frutto di sacrifici enormi, sono risultate svalutate da un corsa ventennale alla edificazione , il cui risultato appunto ha danneggiato l’unico bene comune di una città medio borghese che è la proprietà abitativa. Questi sono errori del Centrosinistra che i giovani hanno saputo cogliere e che sicuramente contribuirà a dewterminare una nuova politica urbanistica, puntata sulla rivalutazione del centro storico, sulle riconnessione dei quartieri, sulla immagine di una città che torna a riunirsi anche urbanisticamente dopo tanti strappi al tessuto urbano. Ora a Potenza si apre una pagina diversa,: ha vinto il centrosinistra si, ma hanno vinto componenti che si sono nutrite di civismo vero, non di quello posticcio che nasconde il volto usurato di partiti, ma di quello che vuole mettere al primo posto il senso del collettivo, il senso di una comunità unita e portatrice di speranza. Sbaglierebbe Telesca se si facesse ricondurre nelle logiche interne del Pd, dopo che è uscito con dignità dall’esperienza partitica,  così come sbaglierebbe Smaldone se non continuasse, ingigantendola, la sua battaglia per un civismo vero, lontano dai partiti e in chiave riformista e progressista, che tanto apprezzamento ha riscosso tra la comunità cittadina, risultando il vero volto nuovo delle scenario potentino.  Andate avanti, cari giovani, e costruite il futuro che  Potenza merita  e che una mala politica le stava togliendo.  Rocco Rosa