by  CATERINA ARRIGONI

C’è  un’incredibile e inspiegabile (per me) sensualità nel modo in cui le donne accavallano le gambe.

Il gesto è istintivo, serve a cambiare la posizione della gambe, quando si sta troppo tempo seduti.

E, quella mattina, Lei ci restò tanto seduta, aspettando di salire sul palco a presentare la sua relazione, dinanzi ad una platea di imprenditori, dirigenti ministeriali e politici, quasi tutti uomini.

Mentre ascoltava le relazioni di colleghi di altri uffici, aveva notato che lo sguardo del Direttore Centrale si era spesso soffermato sulla sua persona, e aveva immaginato quanto potesse essere importante per lui verificare se, averle affidato quell’incarico, fosse stata una buona idea.

Lei aveva lavorato tanto per quella relazione, ci teneva a dimostrare che quel lavoro, sempre svolto da colleghi (maschi), poteva, tranquillamente, essere affidato ad una donna.

Venne il suo momento, annunciarono la relazione del suo ufficio, e il suo nome risuonò nella sala semivuota che, in pochi minuti, si riempì.

Tutti erano curiosi di verificare se,la nuova rappresentante, fosse all’altezza del compito assegnatole, perché era facile e scontato, per quei tempi,(spero non sia più così),pensare che una donna giovane e di bell’aspetto, ma di poca esperienza, non potesse farcela al confronto con i potenti cinquantenni, la cui professionalità non doveva, in nessun modo, essere messa in discussione.

 Ma lei, aveva ingerito due compresse di valeriana, e aveva giurato di farcela.

Salì sul palco, col cuore che le batteva a mille, poggiò il faldone, salutò il Direttore Generale e il Direttore Centrale, quindi, si avvicinò al microfono e cominciò la sua “arringa”.

Ci fu qualche iscritto a parlare, che provò a metterla in difficoltà, ma lei non si lasciò intimorire, e rispose con tono deciso, sicura come chi ha previsto tutto e non ha lasciato niente al caso.

Finita la relazione, scoppiò un inaspettato applauso, poi alcuni si avvicinarono al palco per congratularsi e stringerle la mano. Ma, non furono quelle strette di mano a darle soddisfazione, quanto l’abbraccio dei suoi capi, che si mostrarono entusiasti del suo intervento, cui seguì, a chiusura della conferenza, l’invito a pranzo da parte del Direttore Centrale.

Naturalmente lei accettò, avrebbe mai potuto rifiutarsi?

Se le avessero chiesto cosa aveva mangiato quel giorno, lei non lo avrebbe ricordato, buttava giù ogni boccone, mentre lui le parlava di aspirazioni delle donne, di sacrifici ai fini della carriera, di spostarsi a Roma, presso la sua Direzione, dove avrebbe continuato a svolgere quell’incarico per il quale sembrava portata.

Mentre lei lo seguiva confusa, lui, che aveva messo in conto la reazione di stupore, mista a timore reverenziale, non aspettò che lei si esprimesse e disse : “Parlane in famiglia, aspetterò una settimana, poi verrai a Roma e mi darai la risposta”.

Finito il pranzo, lei ringraziò, salutò e si diresse al primo piano dell’albergo, dove aveva la sua stanza; lì, non riuscì a contenere , cominciò a ridere e poi sbottò in un pianto liberatorio. Troppa tensione, troppe parole trattenute, troppi pensieri. Si gettò sul letto pensando che avrebbe dovuto chiamare suo marito, ma un leggero ticchettio la distolse da quel proposito.

Si avvicinò alla porta e chiese chi fosse.

Una voce, che le sembrò da subito alterata, le impose: “Apri”. Ebbe un momento di sbandamento ma, mentre la richiesta si faceva più insistente, cominciò ad avere paura, e  capì chi c’era dietro la sua porta. Così, temendo il peggio, riuscì a dire: ”Dottore, la prego”.

Ma, ci volle la forza di due uomini per schiodarlo da quella porta, essendo lui un uomo alto e robusto.

 Mentre lo convincevano a ritirarsi e lo portavano via, lui urlava: ”Mi  ha stregato, come tutte le altre, si scoprono le gambe, e ti invitano a guardarle, si lasciano corteggiare, e all’improvviso, fanno le madonne”.

Scioccata e allibita, lei aspettò che i passi dei tre uomini si allontanassero, poi si rivolse verso un grande specchio, e osservandosi, come per darsi un giudizio, decise che non aveva fatto niente di male, che era bella siì, lo era ,ma aveva un cervello e aveva tanto lavorato,; perciò, nessuno le avrebbe rovinato quella giornata.

Si aggiustò il trucco, prese il suo faldone e tornò in sala, affrontando gli sguardi degli uomini con arroganza, senza vergogna.

Aveva ancora due relazioni, aprì il faldone, e si immerse nelle sue amate carte!!!!!!