In attesa dell’avvio del percorso di stabilizzazione che era insito nel testo unico sul pubblico impiego e che entro febbraio dovrebbe vedere la luce, le Regioni si muovono per conto proprio ed in ordine sparso per evitare di trovarsi il primo gennaio senza personale capace di portare avanti i fondi europei. Lo ha fatto prima la Sicilia , con la proroga per un anno di tutto il precariato pubblico ( e parliamo di 22mila persone), seguita dal Lazio. La prima aveva addirittura presentato un emendamento alla legge di stabilità nazionale con il quale si dava la possibilità alle Regioni a Statuto speciale ( vedi la sola Sicilia, perchè le altre non hanno questo problema) di utilizzare i posti vacanti in organico per la loro copertura in via eccezionale con il passaggio a tempo indeterminato del personale precario. Più concreta la regione Lazio che con Zingaretti si è limitata a prorogare oltre mille contratti, sia di quelli a tempo determinato, soprattutto sanità, sia di quelli a collaborazione coordinata e continuata ( pubblica amministrazione regionale). L’urgenza di adottare questi provvedimenti è data dal fatto che, stante questa situazione normativa, vige ancora la norma che dal 2017 non possono esserci più contratti cosidetti di precariato, che non siano riconducibili a specifiche fattispecie di lavoro temporaneo e non ripetibile. L’idea della Madia era che entro il 2016 tutte queste anomalie sarebbero state neutralizzate con l’avvio di un percorso di stabilizzazione che, pur prevedendo norme concorsuali per la copertura dei posti, apriva la finestra dei posti riservati ai precari interni. Poi è caduto il Governo Renzi e anche l’accordo fatto con i Sindacati ,secondo cui doveva esserci una proroga fino all’emanazione del testo Unico sul Pubblico impiego, oggi formalmente non c’è. La Cigl nazionaoli si è mossa l’altro giorno chiedendo che Madia mantenga gli impegni sul nuovo accordo per il contratto dei dipendenti dello Stato, ivi compresa appunto la norma di proroga. Ma il Governo ancora deve fare mente locale. E intanto ognuno procede per conto suo, senza un minimo di coordinamento sulla questione. Si finirà col fare macelleria sociale o ,nel caso migliore, figli e figliastri. L’Italia va avanti, ognuno facendo , come dice Dalla, come gli va.
SUI PRECARI, REGIONI IN ORDINE SPARSO
