di IDA LEONE

Quando sono andata ad abitare a Parco Aurora, nel 1977, nello spazio fra i fabbricati ancora odorosi di calce c’erano le gru del cantiere, smontate e stese come dinosauri addormentati, e tanto spazio. Adatto per giocarci, eravamo ancora ragazzini. Adatto a inventarsi un improbabile campo di pallavolo, rubando pali, cemento, strumenti per fare i buchi, una rete, il gesso per tracciare le linee. Adatto a giocarci interminabili partite, in lunghe estati calde. Il progetto del quartiere prevedeva un’area verde, campi da tennis, insomma un’area parco – svago – relax a servizio del quartiere.

Poi, è arrivato il 23 novembre 1980. Quello spazio era troppo grande e vuoto per tenerlo così, inutilizzato. Un qualche paese extraeuropeo regalò dei prefabbricati, ed in tutta fretta l’area fu recintata con un orribile muro di cemento, prefabbricato pure quello, furono fatte le opere di urbanizzazione primaria minima, e furono montati dei “corpi abitativi”. Tre, lunghi e stretti, intervallati dal minimo spazio necessario  a passare dall’uno all’altro. A partire forse dal 1982, quei prefabbricati hanno ospitato il Tribunale di Potenza. Una fortuna per gli esercizi commerciali tutto intorno: un viavai continuo di avvocati, azzeccagarbugli vari, faccendieri, magistrati, polizia, carabinieri, utenti di varia origine e natura. Il custode, anche lui alloggiato in “corpo abitativo” all’interno del muro di cinta, era “Pupetto”, un uomo già anziano, segaligno, coi baffi bianchi, perennemente seduto su una sedia all’ingresso, un Caronte in miniatura, e senza barca. Il Tribunale andò via relativamente presto, forse 4 o 5 anni dopo, trasferendosi dove è tuttora, nel gigantesco edificio perfetto esempio di architettura brutalista del rione Francioso. Al suo posto, nei corpi abitativi vennero a lungo ospitate scuole elementari e medie; poi, il Comando dei Vigili Urbani di Potenza. Pupetto divenne custode di un edificio scolastico, poi si convertì a custode di un edificio comunale. Il locale all’ingresso, affianco al pesantissimo cancello di ferro, pensato in origine forse per ospitare forze dell’ordine, fu ceduto al Comitato di quartiere, che non lo usò praticamente mai.

Poi, l’abbandono. Pupetto è scomparso. Per alcuni anni sono rimasti ospitati lì, negli spazi aperti fra un corpo di fabbrica e l’altro, due cani, a cui qualcuno portava ogni giorno da mangiare. Uno dei due era claudicante e soffriva molto la solitudine, era commovente vedere i salti sbilenchi che faceva quando l’umano arrivava con il cibo, e come si rannicchiava, triste, quando se ne andava. Dopo il trasloco dell’ultimo vigile urbano, sono state ammonticchiate fuori dalla porta del retro curiose masserizie poco adatte ad un ufficio, fra cui un materasso. Vai a sapere. Intanto è stato reso noto che i famosi corpi di fabbrica, che hanno ospitato un tribunale, una scuola, un ufficio pubblico, insomma tanta gente, sono imbottiti di amianto. Che ne potevano sapere, quelli che ce li hanno regalati, nel 1982! Ma intanto, pur se gli edifici sono vuoti ormai da anni, e cominciano a sbreccarsi, non è possibile, per via dell’amianto, far venire una ruspa e giù tutto (almeno per restituirci il ricordo di quegli spazi vuoti di quando eravamo ragazzini, e di quelle interminabili partite a pallavolo).

Il parco, l’area verde, i campi da tennis sono diventati uno sbiadito ricordo. Però, nel resoconto fatto dal Sindaco Santarsiero prima di cedere il campo al suo successore, è comparso all’improvviso un “progetto di riqualificazione dell’area ex Tribunale di via Sanremo”, costo due milioni di euro, già stanziati e disponibili, e il fantasma di un’area verde è tornato prepotentemente a tentare gli animi e ad affacciarsi nei desideri degli abitanti del quartiere. L’avvio dei lavori sembrava imminente. L’estate scorsa è venuto un camion e ha svuotato la casa di Pupetto, portandosi via arredi di ogni genere: sembrava un buon segnale. Ma siamo a Dicembre 2016, e mentre altri lavori di riqualificazione sono stati avviati in tutta la città, a via Sanremo nessuno sembra voler mettere mano. Pare sia stato assegnato l’appalto, dopo un regolare bando, ad una ditta specializzata in rimozione di amianto, e che le risorse economiche effettivamente ci siano. Ma nulla si muove, scomparsi i cani, gli umani, anche i topi, dopo la rimozione del materasso. Sono rimasti un po’ di cornacchie e i rami di un albero che nell’inverno scorso è crollato dopo una bufera di vento, picchiando sul tetto di uno dei prefabbricati, imbarcandolo e scorticandolo.

Mio padre guarda i corpi di fabbrica ingrigiti e – un po’ per scherzo, un po’ no – si chiede sempre se camperà abbastanza da vedere il parco. Che stiamo aspettando da quasi 40 anni.