Un inedito della vita del vescovo Vincenzo Cozzi, per il quale è in atto causa di beatificazione. Nella cattedrale la costituzione di tribunale per l’apertura dell’;inchiesta sulle “virtù eroiche” del prelato.
di Franco Cacciatore
Sono nella cattedrale di Melfi e vivo una pagina inusitata della sua millenaria storia, la costituzione di tribunale per avviare la causa di beatificazione e canonizzazione di Vincenzo Cozzi, vescovo della diocesi dal 1981 al 2002. E mentre l’evento ha il suo svolgimento, in me il risveglio di un qualcosa di inedito legato alla vita del prelato. Al rito solenne, presieduto dal Vescovo Ciro Fanelli, che sottolinea quanto la vita di Cozzi, “servo di Dio”, sia stata improntata a carità e sacrificio, la partecipazione del vescovo metropolita di Potenza, dei prelati delle diocesi di Melfi, Rapolla e Venosa e di Tursi-Lagonegro, unitamente alla presenza dei Sindaci di quelle aree. Poi l’insediarsi del tribunale, l’apertura dell’indagine diocesana “super virtutibis” con un procedere che ci riporta ad una ritualità di tempi passati. Dall’invocazione dello Spirito Santo al prestare giuramento da parte del Vescovo, del Giudice Delegato, il Promotore di Giustizia, il Notaio Attuario, il Notaio Aggiunto e la Postulatrice della Causa, l’apposizione di firme e sigilli, giungere all'atto finale, il verbale della sessione con allegati e nomine, raccolto dal Cancelliere. E mentre tutto questo si svolgeva, nella mia mente tornava quell’inedito della vita del vescovo Vincenzo Cozzi, da me raccolto. A Melfi, sul finire del 2002, alla conclusione del suo mandato episcopale per limiti di età, si era pensato ad un regalo che potesse esprimere il grato pensiero verso il vescovo che in 21 anni tanto si era speso per la comunità. Per sua espressa volontà la somma raccolta fu destinata alle missioni. Si è ricordato allora che, tra gli eventi che avevano segnato il suo episcopato, nella cattedrale il 1996 nel corso di celebrazione in rito bizantino, era avvenuta la consegna di icona della Vergine di Nazareth, opera del pittore rumeno Constantin Udroiu, in sostituzione dell’originale rubato. Così si pensò di offrirgli riproduzione di quell’opera, in formato ridotto, realizzata dallo stesso artista. Cozzi la gradì moltissimo. Nell’andare via da Melfi, volle tornare alle origini. Si ritirò nella parrocchia di Trecchina, dove accanto al parroco svolse intensa attività sino alla sua scomparsa nel 2013. Ebbene, in uno dei suoi ritorni a Melfi mi confidò con soddisfazione di avere collocato l’icona nella camera da letto. E con un sorriso, che mostrava tutto il suo compiacimento, aggiunse:“ Al mattino prego la Madonna e rivolgo un pensiero a Melfi”. E a conferma che la città e la diocesi fossero rimaste nel suo cuore, la volontà testamentaria:“Desidero essere sepolto nella Cattedrale di Melfi, ad indicare il mio incancellabile legame con quella Chiesa”. Ed oggi è lì che il vescovo Cozzi riposa, alla venerazione di un popolo che continua a volergli bene.
Foto del vescovo Vincenzo Cozzi. Immagini di rito solenne e di tribunale per la causa di beatificazione del Vescovo Cozzi. L’icona della Vergine di Nazareth offerta al prelato. La sua tomba nella cattedrale di Melfi.