di Leonardo Pisani
Sono ore convulse in Basilicata come nel resto d’Italia, ma la zona arancione porterà ancora maggiori disagi, anche sociali, oltre che economici e sanitari. Comprendiamo che le difficoltà della pandemia prevalgono su tutto il resto. Ciò non di meno in regione è partito un dibattito a cavallo fra politica, istituzioni e società – anche economico e lavorativo. Il tema è il primato della cultura. Proprio così. Si discute se questo settore, per l’importanza che riveste, sia ben attestato alla presidenza della Giunta o non debba essere invece oggetto di delega specifica ad un Assessore. Con Matera 2019, e tutta la fase preparatoria che l’ha preceduta, il tema aveva assunto una così notevole dimensione da consigliare l’attestazione in capo al presidente dell’intera materia. E la cosa ha funzionato giacchè ha permesso di creare naturalmente quel coordinamento che sugli interventi connessi all’evento era necessario. Oggi, quasi che l’esigenza fosse finita, si pone, per me erroneamente, il tema politico di chi debba promuovere cultura, sviluppare la rappresentanza dei processi culturali e di stimolo all’industria culturale sia come vocazione diretta dei luoghi che come intrapresa. In tutti questi lunghi anni di autonomia regionalista in Basilicata questo compito è stato svolto dai diversi Presidenti di giunta regionale che si sono susseguiti. Mai avremmo pensato che il tema si fosse posto per un governo di centro destra che sul binomio autonomia – responsabilità innesta l’azione politica che tende a giungere alla valorizzazione della identità di popolo, di comunità, di territorio. Se per la sinistra marxista la cultura è uno strumento di costruzione del consenso e di gestione del potere, per il pensiero della destra moderna la cultura è l’elemento costitutivo dell’azione di identificazione anche plastica dei propri modelli politici di riferimento.
Bardi ha anche un’altra ragione per non delegare ad altri la cultura. Già non viene percepito come un presidente completamente lucano. Lo si accusa di un eccesso di napoletanità. Non discutiamo sulla veridicità di questa vulgata. Proviamo qui, semplicemente, a prenderne atto. Bardi viene letto, sopratutto dai suoi detrattori, come distratto dai fatti interni, lontano emotivamente dalla pancia stessa della regione. Se, dopo Matera 2019, dopo che la Basilicata ha scelto un futuro green e sostenibile legato ai suoi bacini culturali, al patrimonio ambientale e storico monumentale. Proprio come Bardi ha dichiarato nell’ultimo consiglio regionale dove si sta lavorando alla nuova stagione di programmazione economica e strategica. Ecco, se Bardi non partecipa e guida il processo culturale, allora, il rischio di una presidenza demotivata e non altrimenti qualificabile è davvero dietro l’angolo. Aggiungo, che forse la sua presunta napoletanità – che definirei in positivo come opportunità, uno sguardo più largo, una visione neomeridionalistica e di respiro nazionale, è un possibile punto di forza: l’esser distante dalle consorterie che hanno cercato di rappresentarsi in modo autoreferenziale, di volta in volta attraverso plenipotenziari dell’intellighenzia lucana.
Ricordiamoci che il nonno materno di Antonio Vivaldi, Camillo Calicchio, era di Pomarico, e la Basilicata mantiene la tradizione barocca delle “Quattro Stagioni”. Non suonata con archi ma da solisti che sono adatti a qualunque ruolo, settore, ente, associazione , fondazione e via dicendo … Vivaldi, che amiamo, mi perdonerà.
Un assessorato alla Cultura? Richiesto da molti- tra cui molti non fanno cultura, spettacolo o altro , non richiesto da molti che poi la cultura e lo spettacolo lo frequentano o fanno. In ogni caso legittime posizioni, le quali con il Covid-19 sono scaturite in un dualismo pro e contro, come se fosse un assessorato ad hoc a poter risolvere le ataviche debolezze del sistema lucano. Si legge poco, si comprano pochi libri, neanche in digitale, si va al cinema ma poco a teatro, nonostante tante brave compagnie e attrici e attori che hanno successo fuori confine e bistrattati in Basilicata. Semmai al teatro si va per far passerella, per rimarcare un esserci stato, non per altro. Non per fare lo snob, ma non mi piacciono gli slogan: ricordo quelli scritti mentre si svolgeva l’inaugurazione di Matera 2019: È il riscatto del Sud, Il futuro del Mezzogiorno è partito, Basta Carlo Levi e il levismo (Frase banale, per lo più detta da chi Carlo Levi neanche l’ha letto o ammirato nei suoi dipinti). Fatto sta che il riscatto del Sud non c’è stato, Messina Denaro è sempre latitante, la disoccupazione c’era e con il covid è aumentata e la gloriosa Gazzetta de Mezzogiorno corre il pericolo di chiudere i battenti dopo 133 anni. Altro che riscatto del Mezzogiorno, qui da sempre noi ragioniamo semmai in una prospettiva che raramente va oltre i confini regionali.
Al Nord guardano come minino all’Europa, se non oltre, anche nella cultura che è un campo alquanto vasto, dinamico che si incrocia con la ricerca, la formazione, l’istruzione e la capacità manageriale. Si anche quella, nel senso più altro del termine: prospettive a lungo periodo, organizzazione e ricerca della qualità e delle competenze. Quelle vere, non quelle delle filiere corte, medio corte, cortissime o di piccoli clan che attanagliano il mondo spesso pseudo culturale lucano. Qui ci sono bravi attori, bravi registi, bravi scrittori , anche musicisti, fotografi. Il lucano, per parafrasare Sinisgalli, vive nell’ombra, non è esibizionista ecc, ecc.. infatti ce ne sono tantissimi che con discrezione e passione fanno volontariato nelle Pro Loco, nelle associazioni, è brutto fare nomi e sigle perché ne sono tantissime, senza soldi, senza aiuti, ricche di volontà e conoscenze, anche nel piccolo paese lontano dalle “Capitali lucane” e tante che lavorano da decenni con risultati straordinari. Voglio citarne due, La Scaletta di Matera e i Premio Basilicata, per il loro ruolo storico che hanno avuto, con costanza e qualità.
Non abbiamo ricette miracolose da dare al Governatore Bardi, solo qualche consiglio dettato dal buonsenso: definire scenari e definire assi portanti per la politica culturale, puntare sui territori perché spesso nelle piccole comunità ci sono straordinarie realtà culturali e stringere una vera rete tra associazionismo, fondazioni, parchi letterari e il sistema dei musei e l’Università, che restano i veri templi della ricerca e della cultura, negli ultimi anni troppo abbandonati dalle istituzioni. E la scuole, che dopo questo maledetto Covid, sarà lo strumento d’eccellenza su cui lavorare seriamente e non a slogan. Sul cinema, è un discorso complicato, da affrontare con profondità e non solo su Lucana Film Commission sì oppure no, o sui nomi che ci auguriamo che il nuovo corso scelga per le competenze, le passioni e non per le appartenenze e le famose “personalità 4 stagioni” . Il cinema, come la musica, lo spettacolo, oltre che arte e creatività è anche artigianato, professioni, economia e relativo indotto. Quello che è mancato in questi anni, compresa la formazione. Per ora sottolineiamo che ci vorrebbe meno burocrazia, meno bandi “creativi” e più visione strategica per creare l’impresa culturale e di promozione culturale, dove anche gli stessi addetti al settore devono capire che le regole del mercato, del diritto del lavoro e della previdenza valgono anche per loro.
Presidente Bardi, si tenga la delega e ci faccia sentire dentro un progetto culturale compiuto, forte, ricco di una storia robusta e di una visione affascinante.
P.S: Al Museo Tancredi d’Hauteville in Normandia si parla Basilicata, a Venosa, nella S.S Trinità, dove il Guiscardo e i fratelli Altavilla sono sepolti, la tomba sta cadendo a pezzi….
