PIETRO SIMONETTI

Ricordo il mio primo maggio. Fu organizzato nel 1963 a Potenza dalla CGIL, allora guidata dall’indimenticabile Vittorio Mecca e da tanti altri dirigenti e militanti, con un corteo ed un comizio. Erano anni che la Festa del Lavoro non veniva celebrata con una manifestazione di massa. A metà anni Cinquanta le organizzazioni sindacali,in particolare la Camera del lavoro Provinciale, furono attraversate da una grave crisi di partecipazione e rappresentanza, anche a seguito delle politiche repressive scelbiane, e dalla emigrazione che portò al Nord centinaia di militanti sindacali alla ricerca di lavoro e di diverse condizioni di vita.

In quell’anno il rinnovato gruppo dirigente della Cgil decise di riprendere la tradizione interrotta anni prima e di tenere una manifestazione provinciale nel capoluogo. Grande fu lo sforzo organizzativo che venne premiato dalla presenza al corteo ed al comizio di migliaia di lavoratori appartenenti a tutte le categorie e per la prima volta di nuclei di giovani operai chimici e meccanici.

Da quella giornata cominciò la forte ripresa, non solo organizzativa, del sindacato  che divenne protagonista negli anni successivi delle lotte e delle iniziative per l’eliminazione delle gabbie salariali, per la parità salariale,la contrattazione d’azienda, il rinnovo dei contratti nazionali ed infine la conquista delle assemblee in azienda e lo statuto dei lavoratori dentro una proposta di politica di sviluppo con infrastrutture, irrigazione, case, formazione e lotta per la democrazia.

Matura con la partecipazione dei lavoratori,prima con le commissioni interne e poi con i consigli di fabbrica, la elaborazione delle vertenze territoriali e aziendali che determineranno la modificazione profonda del paesaggio agrario,dei paesi e delle città  e l’estensione dell’occupazione nei tre comparti con una forte crescita del sistema produttivo manifatturiero, oltre alla conquista di un sistema previdenziale e sanitario fino ad allora sconosciuto. In questo modo venne costruita la “Vertenza Basilicata” sostenuta da una forte e larga rete diattività della Federazione Unitaria CGIL,CISL e UIL che permise di ottenere salari adeguati,contratti,pensioni e lavoro.

In quella fase fu sperimentato anche il  metodo delle vertenze di più regioni con specifiche piattaforme unitarie che permise dopo l’80 la contrattazione della legge 219.

Una storia di lotte che vide in campo le masse lavoratrici di ogni categoria alleate al movimento studentesco e al mondo della cultura nonché la presenza attiva delle Istituzioni locali.

Con la rottura del movimento sindacale unitario,l’attacco alla scala mobile e successivamente alla legislazione derivante dello statuto dei lavoratori, il recente passato ha registrato le negative conseguenze dell’industria del precariato e della flessibilità del lavoro:meno diritti, tagli agli investimenti pubblici e privati, che assieme ad un selvaggia delocalizzazione ha ridotto il lavoro buono per produrre lavoro nero a dismisura. I dati recenti dei livelli di occupazione, specie diretta ed a tempo indeterminato indicano chiaramente le conseguenze del complesso legislativo denominato “Jobs Act” ulteriormente nutrito dai voucher ora eliminati.

Si tratterebbe,anche in Basilicata, di riprendere la strada della ricerca della partecipazione dei lavoratori come motore per potenziare ulteriormente la proposta politica  per il lavoro, la tutela dei lavoratori e dell’ambiente, la crescita culturale.

Cinquantaquattro anni fa ci fu la svolta per costruire un grande movimento sindacale. Ora bisognerebbe riflettere sul quel passato e colmare le distanze,le distorsioni e lottare per modificare politiche economiche e risistemare il quadro normativo e contrattuale quasi distrutto dai governi e  dalle imprese a partire dagli anni ‘90.