antonio molfese *

 

 

Il bosco ed il prato furono indubbiamente le prime farmacie dell’uomo dei tempi preistorici e già nell’età della pietra si conosceva l’azione medicamentosa di molti vegetali: piante,semi e frutti. La farmacopea di tipo tradizionale, risalente alle radici della storia umana, è quella che caratterizza le abitudine terapeutiche dei popoli di antica civiltà.In tutti i continenti, tutte le civiltà si sono dedicate, oltre che alla domesticazione e alla coltura di piante a scopi alimentari, anche alla ricerca di piante  con proprietà terapeutiche. È interessante e rilevante come,  attraverso i millenni, l’insieme di queste nozioni si siano approfondite, e anche diversificate, senza essere mai interamente  dimenticate.

 I progressi della conoscenza e dell’utilizzazione delle piante medicinali si  possono inquadrare in tre periodi, rispettivamente della civiltà egiziana, greca e romana, che hanno trasmesso, soprattutto attraverso gli Arabi, numerose notizie empiriche ai popoli europei. Durante il Rinascimento gli studiosi occidentali approfondirono la ricerca scientifica e, approfittando delle scoperte degli scienziati esploratori, svilupparono maggiormente le conoscenze acquisite, iniziando un lavoro di riordinamento rigoroso delle esperienze del passato.

 Gli esperti dell’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno recentemente riconosciuto che le piante medicinali e le relative droghe in esse contenute, costituiscono un problema di attualità terapeutica e, implicitamente, ammettono che, in molte malattie, mediante le droghe vegetali è possibile una “terapia blanda”, con valide possibilità scientificamente dimostrabili – talvolta preferenziali – e con minori inconvenienti della terapia praticata con sostanze sintetiche.  Anche la fitoterapia può presentare  però degli inconvenienti, che si evitano mettendo a profitto ed applicando acquisizioni  scientifiche di carattere medico e farmaceutico, evitando così anche i possibili effetti tossici delle piante medicinali. Parlare oggi di piante acquista una precisa validità, una funzione ben determinata quando viene affrontato e risolto in chiave scientifica lo studio, nel campo della chimica, della biologia vegetale, dell’azione terapeutica dei principi attivi contenuti nelle diverse specie

L’attualità dei farmaci vegetali, purchè considerati ed utilizzati secondo un concetto moderno, mette in evidenza il valore terapeutico delle pozioni che si ricavano da erbe, bacche e radici e l’impiego di piante o altre sostanze naturali per la cura di mali di ogni specie di infermità, di ogni tipo e gravità. La cura con le piante in base agli accertamenti scientifici attuali, pur sviluppando una terapia anche se ad effetto lento, si rileva come la più naturale, perchè  la più facilmente assimilata e metabolizzata, senza effetti secondari e quindi con la maggiore efficacia possibile .

Ricordo da bambino quando alla chiusura delle scuole passavamo tre mesi in campagna in villeggiatura al Monte, nella nostra masseria; nella strada che portava al pozzo dove andavamo ad attingere l’acqua per bere; tra i rovi vi erano i pruni selvatici ed ero solito mangiare le loro drupe. Anche se molto aspre  lasciavano nella bocca un sapore dolciastro molto piacevole. Ero in particolare affascinato anche dal fiore bianco e dalle drupe di colore azzurro con delle sfumature argentee.

E’ proprio di qualche giorno la notizia che è stata scoperta nella drupa del pruno una proprietà   molto importante, che riesce a combattere la proliferazione di cellule di alcuni tumori .Infatti nella nostra zona questo arbusto che descriveremo è molto diffuso specie nelle zone dove l’uomo non coltiva il terreno e lascia al pascolo degli animali molto ghiotti  di  questa pianta.

La pianta era già conosciuta perchè conteneva principi  attivi(glucosidi,amigdalina e composti di cumarina ) utilizzati nelle costipazioni nei disturbi della cistifellea,  nella cura della pelle,come diuretico e stimolante il metabolismo.

Il lavoro che è in via di pubblicazione fornirà dettagli di come l’estratto del prugnolo ostacola o impedisce la proliferazione di cellule tumorali provenienti da polmone, cervice uterina e colon. A breve(CORSERA DEL20Aprile 2015 M.B )sarà in vendita per essere utilizzato come integratore della chemioterapia.

Nella nostra regione questo arbusto che illustreremo è molto diffuso, specie nelle zone dove l’uomo non coltiva il terreno e lascia al pascolo degli animali molto ghiotti  di  questa pianta Dal momento che nelle zone non coltivate della Basilicata cresce rigoglioso il prugnolo potrebbe fornire la materia prima per la preparazione del medicinale;  se del caso si potrebbe favorire con mezzi agronomici la crescita di questo arbusto selvatico.         

*medico, giornalista , agronomo