Sull’ultimo numero di “Humanities”, la prestigiosa rivista dell’Università di Messina, è stato appena pubblicato il saggio di Michele Strazza “Donne al Parlamento. Le iniziative legislative delle parlamentari nei primi anni della Repubblica (1948-1963)”. Nella ricerca lo studioso lucano si occupa dell’attività legislativa delle donne parlamentari nelle prime tre Legislature della Repubblica, dettagliando l’interessante lavoro svolto dalla piccola pattuglia delle deputate e senatrici italiane. Furono, infatti, pochissime le donne che sedettero nel Parlamento italiano durante la prima legislatura (1948-1953), soprattutto in riferimento al corrispettivo dei parlamentari maschi. Tale numero, peraltro, si ridusse ancora di più nelle due legislature successive. Alla Camera esse risultavano 45 su un totale di 613 componenti nel 1948, 34 su 616 nel 1953, soltanto 25 su 623 nel 1958. Al Senato la pattuglia femminile era ancora più ridotta: 4 su 369 senatori nel 1948 (Adele Bei e Rita Montagnana per il partito comunista, Angiolina Merlin e Giuseppina Palumbo per il partito socialista), una soltanto su 267 nel 1953 (Merlin), 3 su 279 nel 1958 (Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni per il partito socialista, Luisa Gallotti per il partito comunista). Per quanto riguarda la divisione partitica della Camera dei deputati, nella prima legislatura risultavano elette 22 comuniste, 18 democristiane, 2 socialiste, 1 socialdemocratica (Bianca Bianchi), 1 repubblicana (Mary Chiesa), 1 monarchica (Olga Giannini). Nella seconda legislatura le comuniste erano 16, 12 le democristiane, 4 le socialiste, 2 le monarchiche. Nella terza, invece, il numero delle comuniste e delle democristiane era lo stesso, cioè 11 deputate, mentre le socialiste erano 3. Nonostante l’esiguo numero delle parlamentari nelle prime tre legislature, fu considerevole la mole delle proposte di legge e delle altre iniziative di cui esse si resero protagoniste. Ma di queste ben poche riuscirono ad arrivare alla fine del proprio iter istituzionale, nonostante la cospicua produzione legislativa nei primi anni della repubblica. Per quanto riguarda, invece, le tematiche affrontate, esse si occuparono di argomenti quali le politiche sociali a favore di madri e minori, i diritti delle lavoratrici, l’accesso delle donne alle professioni, la tutela sanitaria, il contrasto alla delinquenza minorile. Continuava, in tal modo, una “settorializzazione” dei compiti, già presente in Assemblea Costituente, che, se da un lato fu espressione di una speciale sensibilità femminile, dall’altro avrebbe pesato a lungo sulla futura vita parlamentare e politica delle donne, escludendo l’impegno femminile da tematiche che il sesso maschile continuò a rivendicare come proprie. Dalla disamina delle iniziative legislative delle parlamentari tra il 1948 e il 1963 appare evidente, oltre alla settorializzazione già citata, il numero limitatissimo, quasi irrisorio, delle proposte di legge portate a buon fine, frutto forse del ridotto numero delle stesse parlamentari. Ciò fu, indubbiamente, dovuto – sottolinea Strazza – anche ad una insufficiente collaborazione tra le donne dei diversi partiti sui temi di comune interesse. Del resto, ciò sarebbe stato molto difficile, tenuto conto delle profonde divisioni ideologiche tra le deputate e le senatrici delle varie forze politiche. Infine, esse sicuramente dovettero pagare un prezzo abbastanza alto alla disciplina di partito e ad una certa “supremazia” maschile. Nonostante tutto questo, conclude lo studioso lucano, esse svolsero un ruolo fondamentale, quantomeno per avere costretto il Parlamento, composto in gran parte da maschi, a confrontarsi con realtà da loro considerate, fino a quel momento, secondarie rispetto alle questioni più squisitamente istituzionali e politiche.
MICHELE STRAZZA
Michele Strazza lavora presso l’Ufficio Legislativo del Consiglio regionale della Basilicata. Studioso di storia contemporanea, ha insegnato Istituzioni giuridiche e politiche contemporanee presso l’Università della Basilicata e fa parte del Centro Interuniversitario di Storia Culturale e di altri organismi scientifici. È stato anche componente della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea e della Società per gli Studi di Storia delle Istituzioni. La sua produzione scientifica ha ricevuto vari riconoscimenti internazionali. Esperto in International Law and Human Rights, è membro dell’Associazione Italiana Giuristi Europei. È docente di Diritto Internazionale presso il Corso di Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica e Culturale dell’Istituto Universitario SSML (Scuola Superiore per Mediatori Linguistici) della Basilicata dove ha anche insegnato Diritto dell’Unione Europea. I suoi libri sono presenti nelle più importanti biblioteche europee ed americane come quelle della Columbia University, della Stanford University, delle Università di Tubinga, Yale e di Harvard. Suoi testi sono stati acquisiti anche dalla Biblioteca americana del Congresso e dall’Holocaust Memorial Museum di Washington, oltre che dalla British Library di Londra e dalla Berkeley Library.