MAURO ARMANDO TITA*
Un libro che riscuote successo e consensi …esaustivo il commento dell’autore: ”Non un racconto vanitoso ma una lettura di ciò che è avvenuto attraverso la lente retrospettiva che mi fa cogliere con la saggezza dei miei anni, errori, illusioni, cambiamenti e successi e mi fa guardare alle sfide del futuro offrendo , in particolare, ai giovani , una chiave di interpretazione e spero qualche efficace ragione di impegno”.
Leggere il libro di Gianni Pittella è stato per me un tuffo nostalgico nel virtuoso passato vissuto con una ristretta cerchia di veri politici socialisti che coltivavano dialogo e progettualità, proposta e tanta efficacia. In questo terrificante e sciatto mondo politico odierno dove langue la Proposta e abbonda il pressapochismo manca il dono della semplicità e dell’umiltà, manca l’esercizio dell’intelligenza. Ecco un altro importante richiamo del libro, passione, impegno , dedizione e, soprattutto, intelligenza. Non a caso Simon Veil sosteneva che l’intelligenza può anche rasentare “orgoglio e presunzione” a condizione che la si eserciti. Io che ho apprezzato la vicinanza e la competenza di tanti seri e corretti parlamentari da Vicesindaco socialista di un piccolo Comune disastrato dal sisma del 23 novembre 1980, Ruvo del Monte, ho sempre ammirato la disponibilità umana e la fraterna stima della Famiglia Pittella .
Era mio dovere di ex amministratore comunale e comunitario socialista recensire questo bel libro. Ho lavorato con l’allora giovanissimo Assessore Regionale alla Cultura e Formazione, Gianni Pittella, con serietà , impegno e tanta partecipazione e passione su Mega Progetti di successo, pluripremiati e pluripubblicati che si sono rivelati vincenti sia in termini occupazionali (oltre duemila assunti e circa novecento aziende artigiane coinvolte)che in termini amministrativi e contabili . Transeat sul disgustoso ostracismo subito successivamente.
“Il Garofano e la Conchiglia” ci riporta amabilmente in un vissuto esistenziale sconosciuto alle nuove generazioni lucane… quello delle belle piccole ed “entusiasmanti” Sezioni di Partito. Quelle Sezioni capaci di trascinare consenso e proselitismo . Quelle Sezioni che vivevano una politica intensa in grado di risvegliare coscienze rattrappite nel cuore e nella mente.
Alle nuove generazioni vorrei ricordare il clima elettorale vissuto dalle e nelle Sezioni del Partito Socialista lucano, il piacere del confronto, la partecipazione alle assemblee e, soprattutto, le Proposte in cui venivano tracciate le linee e i cardini dei vari Progetti “ Riformisti “.
Non a caso questo libro ripropone anche il tema delle “radici”. “Coloro che non hanno radici si avviano alla morte della passione e dell’umano: per non essere provinciali occorre possedere un Villaggio Vivente nella memoria”.
Sono parole non mie ma di quel “mostro sacro” dell’antropologia italiana che risponde al nome di Ernesto De Martino. Sono parole che si colgono con la sua forza e la sua intensità nella lettura del libro di Gianni Pittella attraverso la gioia tranquilla del ricordo, per dirla, alla Manlio Rossi Doria . Cari lettori, consentitemi da settantenne inoltrato “laico e socialista” di immergermi in un mondo di veri valori fuori dai cori e fuori dalle truppe cammellate. Un mondo di valori, alla Sandro Pertini, che fa prevalere l’interesse generale su quello corporativo e di casta. In questo “confusionario” mondo politico odierno, poco affidabile e poco credibile, proviamo a riprendere con il “Garofano e la Conchiglia” una seria “Questione Socialista” lucana, quella mai sopita, quella mai rimossa e mai archiviata partendo da Livio Labor e dal suo “Movimento Politico dei Lavoratori”, senza dimenticare il CpS, “Cristiani per il Socialismo”, un Movimento nato nel 1971 nel Cile dell’eroico Salvador Allende e trasferito in Italia nel 1973 da esponenti delle Acli, della Cisl e da tanti cosiddetti cattolici del dissenso capaci di trasformare la società in senso democratico e socialista e di rinnovare la Chiesa in senso evangelico, da Padre David Maria Turoldo fino al “nostro” Sergio Zavoli con il suo “Socialista di Dio” (Premio Bancarella 1981). “Tanta roba” caduta irrimediabilmente nello stucchevole oblio e mai più presa in seria considerazione dalla politica politicante e dalla pubblicistica odierna. Il “Socialista “di animo laico e di fede cattolica alla Zavoli che ha segnato la Storia della RAI con Enzo Biagi, con Ruggero Orlando, con Piero Angela, con Andrea Barbato, con Gianni Bisiach, con Antonio Ghirelli, con Alberto La Volpe, con Joe Marrazzo, con Arrigo Petacco e con Ugo Zatterin (tutte personalità laiche e socialiste), fino al nostro amato Rocco Brancati, ViceCapo Redattore Vicario della Rai Basilicata, non può e non deve essere mai DIMENTICATO.
Il nostro Centro Studi e Documentazione ” Comunità e Sviluppo Basilicata” laico e “socialista” con il sottoscritto, Gerardo Lisco, Mariano Paturzo, Rocco Giurato e tanti altri, si è prestato in questi ultimi tre anni attraverso Focus e Pubblicazioni a rivivere le stesse sensazioni tracciate amabilmente da Gianni Pittella nel suo “ Garofano “ e nella sua “Conchiglia”.
Per far piacere a Gianni Pittella proviamo a realizzare un Centro Studi, fuori dai canoni, (con il piacere del dubbio) costruito sulla base di una documentazione storica inedita e sul “carteggio” di politici e intellettuali socialisti lucani, da Rocco Scotellaro a Rocco Mazzarone , da Tommaso Pedio a Leonardo Sacco, da Michele Cascino a Rocco Brancati quasi a voler ripercorrere con leggerezza le belle stagioni politiche del Socialismo lucano condite dalle belle interviste di Rocco Brancati nel suo straordinario libro: “Visti da Vicino” e dalla “riesumazione/risurrezione” di tanti libri ingialliti come lo stupendo volume di Giuseppe Masella: ”Un impegno rispettato: ricordi di un riformista (T. Pedio) a Potenza” con la prefazione di Leonardo Sacco.
Un Centro Studi per far conoscere alle nuove generazioni i fatti sociali, politici, economici e culturali del nostro meraviglioso passato, in grado di risvegliare le coscienze lucane, come lo ha fatto esemplarmente in questi ultimi tempi la “Gazzetta del Mezzogiorno-Edizioni Basilicata” di Massimo Brancati con la rubrica di Mariano Paturzo: “Riprendiamoci la Speranza” Edizioni Hermaion -2021 che ho onorato con un “fremente” articolo che ha stigmatizzato l’ambiguo comportamento di certi intellettuali lucani troppo lottizzati, troppo chini e supini al “Potere” politico di turno. La sola narrazione mi ha commosso e mi commuove, mi ha emozionato e mi emoziona . Quanta affinità, quanta analogia riscontriamo in questi nostri grandi personaggi del socialismo intellettuale italiano e lucano. Quanta levità, quanta immaginazione, quanta ironia raccontate da Gianni Pittella e da questi giornalisti di spessore dal cuore d’oro, da Sergio Zavoli al nostro Rocco Brancati. Li univa senso di responsabilità ,spirito di servizio, etica giornalistica (…da cui non si doveva mai prescindere, Rocco Brancati docet) che nulla hanno da spartire con il degrado del servizio pubblico di questo ultimo ventennio e con il panorama sguaiato di questo nuovo millennio fatto di “social” e di insulti, caratterizzati da tanti “Io” e da poca “Comunità”.
Vorrei concludere questa accorata recensione “pittelliana “ con una dedica particolare al laico e socialista Rocco Brancati della collega/opinionista Anna Giammetta (con la quale abbiamo condiviso dieci anni di seri reportage nella stessa “Comunità giornalistica”) sua allieva al corso di “Teoria e Tecnica del Linguaggio Radiotelevisivo” presso l’UNIBAS : “Ci sono persone che per la loro capacità di stare al mondo, di essere educate, cordiali, disponibili, professionali, per il loro immenso bagaglio culturale, tanto immenso da convincerti che tanta cultura, tante curiosità, tanto sapere, non possono essere patrimonio accumulato in una sola vita”.
Per queste ragioni il patrimonio immenso accumulato da tante icone socialiste lucane non può e non deve disperdersi, il “Garofano e la Conchiglia” di Gianni Pittella, caratterizzato da chiarezza e accuratezza, lo sta a comprovare nitidamente.
Non può e non deve essere rimosso o dimenticato, deve restare patrimonio per le nuove generazioni lucane che hanno a cuore il futuro di una Basilicata, libera, laica, socialista, senza timori referenziali e/o reverenziali …nella speranza di intravedere concreti segnali di rinnovamento nella prassi civica e di avere la giusta pretesa di coltivare il sogno della riorganizzazione e della rifondazione laica, democratica e socialista della società lucana come auspicato con tanto pathos, tanta intensità emotiva e tanto amabile garbo da Gianni Pittella nel suo libro: “Il Garofano e la Conchiglia”.
Una vera Società lucana affamata di “Comunità” che superi l’orripilante e dominante “Io” di oggi.
* – Sociologo e Saggista
