di Leonardo Pisani
La Tigre è ancora viva, è stata intravista anche sulle coste lucane, ma non su un prahos malese armato di scimitarra e di kriss, assieme ai fidi Yanez, Giro Batol. E’ arrivato in aereo, e poi in auto, per ricevere a Il “Premio Internazionale Basilicata 2019 ” realizzato dal maestro orafo Michele Affidato, nell’ambito di una kermesse ideata da Paride Leporace e Nicola Timpone per la Lucana Film Commission. Poi fu intravista anche a Matera, Bernalda, Castelmezzano, Sant’Angelo Le Fratte, Picerno e Ruoti, ma senza tigrotti, non come pirata ma turista interesato a trovare location per eventuali film. Oggi Kabir Bedi compie 75 anni, è nato il 16 gennaio 1946 a Lahore, nel Punjab pakistano, allora sotto l’Impero Britannico e poi cresciuto in India. Disse a Maratea: “L’Italia è come una seconda casa. Qui mi sono sempre sentito ben accolto e mi ha dato più di ogni altro paese del mondo”. Per lui l’Italia fu la vera Hollywood che lo lanciò, facendone un’icona degli anni 70. Prima di lui, interpretarono Sandokan, divi americani come Steve Reeves e “E io ero Sandokan” fu la canzone composta da Scola (testo) e Armando Trovajoli (musica), un cult del gran film di Ettore Scola “C’eravamo tanto amati “ del 1974, diretto da Ettore Scola con Vittorio Gassman, Nino Manfredi e la Tigre della Malesia ebbe persino il volto di Gigi Proietti, in uno straordinario lavoro del 1974 di Ugo Gregoretti, un film per ragazzi “Le tigri di Mompracem” . Ma fu solo con Kabir Bedi che Sandokan entrò nell’immaginario collettivo in quei due sceneggiati ispirati al ciclo della Malesia del fantasioso e non viaggiatore Emilio Salgari. Specie il primo fu un evento mediatico che rese Sandokan l’eroe del momento e Kabir Bedi che lo interpretava una star. Sandokan fu accolto in maniera fredda da parte della critica italiana, che sosteneva che il progetto fosse solo”l’operazione culturale sciocca e inutile di riesumare in televisione romanzi ridicoli”.
Ambedue diretti da Sergio Solima,Il primo Sandokan nel 1976, con una colonna sonora che diventò l’inno di tanti bimbi e giovani cantata dai Oliver Onions ovvero i fratelli Guido e Maurizio De Angelis ed il secondo del La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa! Onor del vero, poi ci fu un tentativo di rilanciare Sandokan sempre con Kabir Bedi in Il ritorno di Sandokan del 1996, diretto da Enzo G. Castellari con scarso soggetto ed il Figlio di Sandokan sempre di Solima del 1998 ma mai trasmesso.
Mentre la tigre della Malesia Sandokan è un eroe immaginario scaturito dalla verve e dalla fantasia dello sfortunato Emilio Salgari, il nome è stato ispirato a Salgari dal nome di un centro costiero sito nel Borneo nord-orientale, Sandakan, che significa “pegno scaduto”: la città fu infatti lasciata in pegno dal Sultano di Sulu al governatore locale come garanzia di un prestito che poi non restituì. Ma come hanno dimostrato studi seri sulla produzione letteraria di Emilio Salgari, i suoi romanzi oltre al frutto di una grande fantasia, nascono anche da accurati studi nelle biblioteche di Verona. Salgari pur non viaggiando mai è stato capace di descrive minuziosamente usi, luoghi, costumi, popoli, animali e flora. Altra curiosità, la sua amata Lady Marian era di italiana: Mentre la Perla di Labuan, era nata in Italia, anzi nel Regno delle Due Sicilie dei Borbone infatti – fonte lo straordinario sito tematico www.emiliosalgari.it – nel romanzo “Le tigri di Mompracem” il primo della serie su Sandokan si legge: «Lady Marianna Guillonk era nata sotto il bel cielo d’Italia, sulle rive dello splendido golfo di Napoli, da madre italiana e da padre inglese. Rimasta orfana a undici anni ed erede di una cospicua sostanza, era stata raccolta da suo zio James, l’unico parente che allora si trovasse in Europa. In quei tempi James Guillonk era uno dei più intrepidi lupi di mare dei due mondi, proprietario di una nave armata ed equipaggiata da guerra, onde cooperare con James Brooke, diventato più tardi rajah di Sarawack, all’esterminio dei pirati malesi, terribili nemici del commercio inglese in quei lontani mari. Quantunque lord James, ruvido come tutti i marinai, incapace di nutrire un’affezione qualsiasi, non provasse tenerezze soverchie per la giovane nipote, piuttosto di affidarla a mani straniere, l’aveva imbarcata sul proprio legno conducendola al Borneo ed esponendola ai gravi pericoli di quelle dure crociere. Per tre anni la ragazzina era stata testimone di quelle sanguinose battaglie, nelle quali perivano migliaia di pirati e che diedero al futuro rajah Brooke quella triste celebrità che commosse profondamente e indegnò i suoi stessi compatrioti».
E se La tigre della Malesia era frutto della sua creatività, James Brooke è esistito realmente e fu realmente Rajah di Sarawak. Ma non era così cattivo come descritto nei romanzi, avventuriero si ma dotato di abilità diplomatica e di carattere che gli permise di diventare un sovrano partendo dal nulla.
Brookeee… Brookeeeee La tigre è ancora viva.. Così gridò Sandokan quando assieme al fido Yanez de Gomera riconquistò Mompracem, facendo scappare il suo sultano fantoccio dell’odiato Rajah bianco di Sarawak, l’acerrimo nemico James Brooke,a chi gli diceva ritorneremo con più forze, rispose che era inutile ;Mompracem è perduta per sempre: « Sandokan è un uomo in grado di trascinare, è nato capo. Con lui dieci uomini sono un esercito. Dove si arriva dopo giorni di ragionamento lui arriva in un attimo. Lo uccidete e lo rivedete vivo. Riuscite a prenderlo, ma è già scappato. Non combattete solo un uomo, ma una leggenda. » Brooke aveva il volto del compianto Adolfo Celi, grandissimo e versatile attore, spesso sottovalutato.
James Brooke
