In merito all’articolo “Quando la cattiva politica arriva a distruggere i sogni”, pubblicato la scorsa settimana , riceviamo e pubblichiamo
Gentile Direttore
Il mio nome è Rosalia Pavia. Nel mondo anglosassone sono un MD – dottore in medicina – PhD – Dottore in filosofia, che significa che, fra lauree, specializzazioni e dottorato ho fatto quattordici anni di università, poi altrettanti nel mondo della ricerca e altrettanti girando per il mondo. Nel 2006, ormai cinquantenne, sono tornata nella terra di origine, la Lucania, per cercarvi le radici da cui era cominciata una vita personale di soddisfazioni e felicità. Quelle radici, per due anni, non le ho trovate. Duecento anni di povertà e migrazioni hanno creato vuoti fra le generazioni attraverso i quali memorie e legami col passato sono andati perduti. E tuttavia nel 2008 ho visto una luce. La portava un signore barbuto venuto nel minuscolo paese in cui mi trovavo a parlarci di volontariato di protezione civile: di APCGL, Associazione di Protezione Civile Gruppo Lucano. Consentite un breve excursus sui fatti che ora anche io conosco, partendo dal terremoto che nel 1980 devastò il territorio dell’Irpinia e della Lucania che produsse tremila vittime tra i suoi scarsi abitanti. Il Presidente Pertini, un grande saggio e un animo indomito, rivolse un accorato appello ai volenterosi del mondo perché portassero aiuto, così una grande onda umana rispose arrivando, sprovveduta di strumenti e di esperienza, a scavare tra le macerie e nel fango con le mani nude. Nei dieci anni successivi il Ministro Zamberletti, incaricato dei soccorsi nel 1980, con il Presidente Pertini e poi Cossiga, cercò di dar valore e mezzi a quella volenterosa generosità con una legge, finalmente approvata nel 1992, che decentralizzasse sui territori le funzioni di protezione civile, riconoscendo al volontariato un valore istituzionale e la natura civile dei soccorsi nelle emergenze maggiori e minori. Fatta la legge, già pronto e in attesa, emerge a Viggiano l’APCGL o Gruppo Lucano. Nei dieci anni successivi il Gruppo dilaga nei territori dell’antica Lucania, includendo la Basilicata, il Cilento e le aree limitrofe di Calabria e della Puglia, con oltre 100 sedi e più di mille volontari, attrezzati di mezzi e strumenti per intervenire negli incendi boschivi, nelle alluvioni, nei terremoti. Il gruppo raccoglie velocemente ogni genere di competenze interne – tecnici, professionisti, insegnanti, psicologi, amatori – il personale necessario a formare i propri volontari. Negli anni tra il 2008 e il 2017, fino a quando io ne ho goduto, questa formazione si è rivelata di gran lunga superiore a qualsiasi altra offerta da parte di enti a tal fine deputati e regioni. Mezzi e formazione mi hanno permesso di operare nelle campagne anti-incendio boschivo di quegli anni e mi hanno portato sul territorio nelle scuole di ogni ordine e grado per far conoscere a bambini e adolescenti il volontariato, la solidarietà civile, il lavoro comune. I grandi autobus e i tir attrezzati sono partiti prontamente nel 2009 per portare soccorso ai terremotati dell’Aquila, ignorando le esitazioni della politica e i ritardi della torpida burocrazia … E profittando dei risparmi fatti nel corso degli anni, accuratamente messi da parte, appunto, per le emergenze. In barba a regolamenti e divagazioni, il gruppo ha fatto il suo dovere, quello per cui era stato voluto e creato, ed è arrivato fra i primi, pronto per attrezzare una tendopoli che per sei mesi ha provveduto vitto, alloggio, riscaldamento e servizi a mille persone. I turni di una settimana per i volontari furono tanto faticosi quanto esaltanti: per me la più bella, la più entusiasmante esperienza in una vita purricca di opportunità. Per molti volontari, più giovani o meno fortunati quella fu la prima escursione nel mondo “fuori”. Nel 2012, il terremoto in Emilia Romagna e le alluvioni. Il Gruppo ha portato aiuti infrastrutturali in Albania, soccorsi alle popolazioni colpite dalla guerra civile in Siria, è arrivato fino nel Nepal colpito dal terremoto nel 2015; ha ricevuto il riconoscimento della migliore fra le organizzazioni di Protezione civile, quella del Friuli, e ha lavorato con la Organizzazione delle Nazioni Unite nella campagna sul rischio dei disastri ambientali. Esercitazioni regionali, incontri nazionali e internazionali con altre organizzazioni di protezione civile … Venticinque anni dopo la sua fondazione, il gruppo contava 130 sedi e quasi 8000 volontari. La voce del Gruppo Lucano con il suo portavoce era alta e forte. A volte i rapporti con la politica, soprattutto locale, erano controversi, il percorso delle diverse iniziative sempre difficile e complicato da problemi di burocrazia e malintesi con le istituzioni. La nostra operatività di volontari non rispondeva ai tempi e modi delle attività remunerate. Tutto il lavoro volontario richiedeva una flessibilità e una capacità di comprensione e compromesso desuete nel sistema nazionale. Grazie alla sua flessibilità e alle diverse e molteplici risorse raccolte il gruppo viveva di una vita vivace e operosa, talvolta un po’ debordante rispetto alle regole stabilite. I nostri interventi erano tuttavia sempre efficienti e corretti rispetto agli obiettivi per cui il Gruppo era nato e in cui tutti noi ci riconoscevamo. E ancora, nessun volontario, nessuna sede ha mai sentito di essere scoperta e sprovveduta di fronte a obiezioni e rimbrotti delle “autorità”, e nessuno di noi si trovava a non essere ascoltato nelle sedi interne al gruppo. La pluralità all’interno consentiva di offrire all’esterno una immagine di coesione e accordo. Tutte le responsabilità le prendeva su di sé quel signore barbuto che aveva portato la luce in un paese sperduto fra le montagne; signore col quale spesso io stessa mi trovavo in disaccordo, e al quale sempre finivo per dover dare ragione, perché quel signore conosceva bene i suoi volontari e sapeva tenerli insieme e organizzarli perché emergesse l’unica ricchezza rimasta ai lucani, la loro grande generosità. Nel 2017 io sono andata di nuovo lontano. Non frequento i social ma setaccio i notiziari, cercando il nome del Gruppo Lucano quando si parla di emergenze internazionali, nazionali, locali. Purtroppo dopo il 2021 il nome non l’ho più trovato per quanto tante siano le emergenze che accompagnano il cambiamento climatico e la distruzione degli esseri viventi e dei territori in un mondo sconvolto per mano degli esseri umani, i quali sembrano non avere ormai nulla di ‘umano’. In quali emergenze è intervenuto il Gruppo Lucano negli ultimi 2 anni? Dove ha portato i suoi volontari e la loro proverbiale generosa voce di speranza e di solidarietà? Cosa offre ai territori, alle popolazioni di Lucania e del mondo, quali esperienze e visioni offre ai suoi volontari il Gruppo Lucano di oggi? Nel piccolo paese il gruppo, una volta florido e attivo, boccheggia, e mi pare lo stesso sia accaduto e vada accadendo in molte altre sedi: le voci sono diventate fievoli e dissonanti: dissonanti soprattutto. Sento parlare di espulsioni. Parola mai udita prima. Inconcepibile a mio avviso nel volontariato, se e quando ciascun volontario, ciascuna sede opera al meglio di se per I bisogni della comunità. Cosa è successo al Gruppo Lucano negli ultimi 2 anni? Il gruppo dirigente è cambiato, nuove regole, nuovi modi, il signore barbuto è stato estromesso e … Il gruppo è finito nel buio! Negli anni ‘90 la Apple ripudiò il presidente e fondatore e assunse alla direzione quello che per molti anni era stato presidente della Coca Cola. Rapidamente le fortune della compagnia precipitarono e, sull’orlo della scomparsa, il fondatore ripudiato dovette essere richiamato con urgenza. Con il suo ritorno la compagnia ritrovò se stessa ed è oggi un colosso. C’è evidentemente una differenza nel modo di dirigere un’azienda che produce bevande e una che produce tecnologia avanzata. Allo stesso modo c’è evidentemente una differenza fra dirigere delle istituzioni basate sul lavoro remunerato e dirigere dei gruppi di volontari. C’è evidentemente una differenza fra parlare di regole e obblighi del quotidiano e far fronte a delle emergenze. E sopratutto una compagnia, come un territorio, e cosi pure qualsiasi organizzazione non può rinnegare le proprie origini, dimenticare la propria storia, sovvertire i principi e le ragioni su e per cui si fonda, rinunciare alle competenze e all’esperienza dei suoi soci fondatori… Non può farlo senza finire nel buio e morire. Per piacere signori che volete cambiare il Gruppo Lucano, ripensarlo, riorganizzarlo, a cui non piace come il gruppo funzionava quando funzionava, vi prego, lasciatelo stare. Uscite, fondatene uno nuovo a voi confacente, con altro nome e che si attrezzi e si confronti col mondo a suo modo. Ma lasciate che il Gruppo Lucano torni a fare il Gruppo Lucano, controverso, discusso, ma vivo. Lasciateci sentire la voce del nostro unico e solo presidente, dei soci fondatori, dei nostri compagni tutti.
Rosalia Pavia.
