DEI Dr. Armando TITA e Prof. Luigi MAGNO
Pippo Fava
Il giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza delle criminalità, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo (Pippo Fava, Il Giornale del Sud – 1981).
La Bozza di Piano presentata da Ursula Von der Leyen che quintuplica i fondi per la Difesa e il Riarmo… mi fa rabbrividire, mi sconforta, mi crea un grave avvilimento. Qui si calpesta la democrazia e i suoi valori fondanti. Dov’è finito quel pilastro della democrazia comprendente la libertà di pensiero, di parola, di religione, di riunione e di movimento? Dov’è finito, cari amici, lo “Stato di diritto” e l’art. 11 della nostra Costituzione conquistati dai nostri “patrioti” italiani abbattendo fascismo e nazismo? Forse sarebbe opportuno richiamare all’attenzione dei lucani “distratti” il nostro “decalogo” scritto a quattro mani dal professor Magno e dal sottoscritto, già pubblicato su Talenti Lucani nei mesi scorsi. La Verità DEMOCRATICA per noi (io e Gino Magno)va sempre ricercata, discussa e valutata pubblicamente, senza infingimenti, senza stucchevoli demagogie e, soprattutto, senza sconti per nessuno.
Sistema Informativo Territoriale del Piano Paesaggistico della Regione Basilicata.
L’intellighenzia lucana che si ciba di “Appennino…fondazione e libri” o di “Didattica Messianica…di natura Leviana”, non ha mai approfondito e non ha mai prodotto nell’ultimo trentennio uno “straccio” di riflessione sugli ambigui processi posti in essere dal “selvaggio liberismo economico” imposto con un “Texas” senza regole e con un mega Polo industriale di Stellantis, specializzato ultimamente solo in C.I.G. Per sostenere la Cassa integrazione dei suoi dipendenti, dal 2021 al dicembre 2024, Stellantis ha speso oltre 980milioni di euro, di cui più di 700 sono a carico dello Stato Italiano(INPS). Transeat sulla vergognosa liquidazione a Tavares e sul vergognoso raddoppio della produzione in Marocco che umilia Melfi e Pomigliano d’Arco. Un liberismo economico che ha ridotto la nostra amata regione a mera colonia delle agguerrite Multinazionali europee con un pauroso deserto bancario. Da ex Funzionario regionale FSE ho sempre amato l’Europa dei popoli, l’Europa della Pace, l’Europa dei Giovani e dell’Erasmus. Ho sempre stigmatizzato il “club finanziario” della UE e i suoi effetti devastanti.
Qualche ultima breve considerazione.
- l’Italia non è guarita dai suoi mali che invece si sono aggravati;
- il debito pubblico è continuato – nonostante tutte le cure – a salire e oggi è al 138% del PIL;
- la disoccupazione è stazionaria sul 7%, mentre quella giovanile è sul 40%, e riguarda specialmente i laureati, lo ricordiamo alla Meloni con i suoi proclami;
- le persone che sono a rischio di povertà sono addirittura il 10% della popolazione nazionale;
- le famiglie con redditi insufficienti sono in numero sempre crescente;
- La differenza tra ricchi e poveri è sempre più divaricata.
Per dirla in termini clinici: o i medici sono degli incapaci o le terapie utilizzate sono sbagliate. In politica possono darsi anche ambedue le cose insieme. A chi ha sostenuto che la strada delle privatizzazioni, della liberalizzazione dei mercati, dell’efficientismo della finanza, della flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, dell’eliminazione dei controlli, fossero condizioni obbligate nella competizione globale, si può indicare qualche esempio che rappresenta una chiara smentita. E l’esempio, che a costoro si può portare, è offerto proprio dalla nazione più prossima all’Italia, la Francia che parlava di “un’economia plurale”, nella quale allo Stato è riconosciuta una sua specifica identità di competitore economico al pari dei competitori privati. Sono virtuosi esempi verso cui deve tendere ogni intervento governativo che sia diretto al risanamento dell’Italia e del suo sistema bancario e finanziario. Basterebbe dare piena applicazione e completa attuazione di quanto stabilito all’art. 47 della Costituzione: “1. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. “2. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”. Questo significa governare il sistema bancario e finanziario: disciplina, coordinamento e controllo, e dare al risparmio popolare la grande finalità di sostenere lo sviluppo sociale ed economico della nazione.
Credere al mito liberista del “mercato che regola se stesso” null’altro significa che “affidare le pecore al lupo”.
In funzione di questo obiettivo strategico è necessario attuare una serie di riforme normative e funzionali, che ci sentiamo di proporre a fondamento di ogni altro intervento:
- nazionalizzare la Banca d’Italia, il cui capitale è oggi in possesso del sistema bancario, che, peraltro, è tutto privatizzato. Il capitale della Banca d’Italia deve essere interamente pubblico, perché in essa si deve individuare la “identità della sovranità” dello Stato;
- ricostituire un sistema bancario di diritto pubblico – quello che è stato depredato e cancellato negli ultimi quarant’anni. Tale sistema deve rappresentare uno dei caratteri fondamentali della Repubblica democratica, ossia la “pluralità” dei sistemi, come carattere distintivo del sistema social-capitalistico rispetto a quello liberal-capitalistico;
- ricostituire il sistema bancario e finanziario di tipo cooperativo e mutualistico, nel quale il voto sia pro-capite e non in ragione del numero di azioni in possesso;
- organizzare un sistema di controlli “just in time” su ogni attore del mercato finanziario, che utilizzi a qualsiasi titolo il risparmio dei cittadini, in attuazione del principio costituzionale di diritto/dovere della tutela del risparmio.
- il rapporto tra il sistema bancario/finanziario e il risparmiatore/investitore dove essere fondato sull’applicazione di un rapporto contrattuale tra comparti, non tra controparti, ad imitazione del modello francese;
- stabilire un sistema di “tutela” e di “incentivazione” del risparmio, quando “sia garantita” la sua destinazione in funzione degli obiettivi previsti dalla Costituzione: la costruzione di case popolari; il diritto all’abitazione; la costituzione della proprietà diretto-coltivatrice, specie da parte dei giovani; l’investimento nell’industria pubblica; l’investimento nella sanità pubblica; l’investimento in fondi pubblici assicurativi; l’investimento in fondi pubblici per la pensione integrativa, ecc.. Tutto ciò è oggi in mani private, e l’opacità dei rapporti contrattuali è uno degli strumenti di rapina;
- tutelare il diritto dell’investitore finanziario a un rapporto trasparente e informato; il che significa riconoscere al risparmiatore/investitore il diritto contrattuale di sapere dove viene investito il proprio capitale; tanto per impedire che quel capitale serva a perseguire obiettivi immorali, quali ad esempio finanziare le guerre civili, il mercato delle armi, il mercato delle droghe, ecc.;
- tutelare l’impresa individuale e le società familiari/personali attraverso un sistema fiscale nel quale sia riconosciuto, a determinate condizioni, carattere probatorio al conto corrente utilizzato dall’impresa e carattere di rapporto in giudicato al rapporto triangolare tra cittadino, sistema del credito e sistema fiscale;
- riconoscere alle imprese che si sottopongono a questo regime la tutela da procedure fallimentari;
- nazionalizzare le Poste Italiane, non solo il servizio postale ma anche i servizi bancari e assicurativi gestite in Poste, vietando la terziarizzazione dei servizi d’istituto.
Ci siamo volutamente soffermati sulle riforme del Presidente francese Mitterand per dimostrare plasticamente che i Governi italiani dell’ultimo trentennio non hanno mai cercato quella “terza via” e hanno deliberatamente coltivato la privatizzazione selvaggia senza regole e senza limiti per favorire poche e privilegiate oligarchie a danno del popolo lavoratore. In questa sorta di “decalogo” è delineato un programma socio-politico-economico per il prossimo ventennio; questo sì che meriterebbe il titolo di “Salva Italia” e…“Salva Mezzogiorno/Basilicata”.
