i

Giovanni Benedetto

È una struttura sempre ben illuminata con fari potenti tanto da fare sembrare la sera giorno, senza creare nemmeno una zona d’ombra, di come invece sono piene lunghi tratti delle nostre strade di città.
Una struttura costruita più di dieci anni fa con i fondi FES, gli stessi con cui furono finanziate tutte le altre opere che avrebbero dovuto rendere la città più avveniristica, bella e funzionale: il ponte Di Giura, il barcone del serpentone e la piazza antistante l’ex ospedale di Santa Maria.
La struttura in figura ha una specificità che ,a guardarla la prima volta ,il cittadino ha difficoltà sia a cercarne la bellezza esteriore che la sua utilità funzionale.
Anzi di strutture metalliche è piena la città, ma sono una necessità, sono le via di fuga dei palazzi o luoghi pubblici.
Certo, la struttura da un punto di vista ingegneristico ed architettonico presa in astratto avrà pure un significato, un valore intrinseco ma è completamente fuori dal contesto in cui è stata realizzata: appare un misterioso manufatto di ferro.
Riporto uno stralcio della descrizione del manufatto estratto nel sito del comune:

 

“Per ciò che concerne la zona tra via Adriatico e via Parigi, il percorso è limitato a quello costituito dalla gradinata di larghezza di 4.00 ml.
Relativamente alla rampa continua, l’immagine della direttrice di percorrenza è stata caratterizzata mediante l’uso di una parte basamentale in calcestruzzo armato (trattato a faccia vista e con superfici differenziate allo scopo di facilitarne una percezione sensoriale differenziata) e di una parte, quella in elevazione delle rampe a pendenza continua, costituita da una struttura metallica con superfici a trasparenza diversificata, delimitanti percorsi parzialmente protetti.
I vari elementi sono illuminati con faretti direzionati e led, al fine di sottolinearne le intenzionalità formali e le diversità ed alternanze di materiali. L’opera è concepita, compatibilmente con alcune imprescindibili caratteristiche dei luoghi relativamente alle differenze di quota, nel rispetto delle vigenti Normative in Materia, ed è costituita, nella parte percorribile da persone con ridotta od impedita capacità motoria, da manufatti a rampa continua con pendenza dell’8%. La pavimentazione delle rampe e delle scale è prevista in materiale antisdrucciolevole”.

Accesso alle rampe di Via Vienna

La struttura è di quelle imponenti perché collega due strade: via Vienna e via Adriatico situate su due livelli di alcune decina di metri di differenza, lungo quelle passerelle composte da più rampe hanno posato una carpenteria di tonnellate di ferro zincato pesante, con importanti fondazioni e muri a faccia vista di contenimento del terreno a monte e un impegno economico non indifferente.
Devo aggiungere però che l’opera resta li vistosa, imponente ma triste perché derisa e disprezzata da chiunque la osserva che non si risparmia ad affibbiarle un nomignolo.
Non ha offerto ai cittadini alcun servizio, nessuno di essi l’ha mai attraversata, nonostante gli accorgimenti tecnici del camminamento antisdrucciolo e la pendenza dell’ 8 % a più rampe e di una buona illuminazione: per raggiungere una delle due strade a valle o a monte si usa la Gradinata in pietra parallela a dieci metri di distanza senza nessuna pendenza.
Quest’opera, al contrario di altre realizzate in città, come per esempio le scale mobili o il parco fluviale del basento ed altre, i potentini non l’hanno mai digerita, anzi l’hanno declassata da opera architettonica di tipo avveniristica ad un ” MOSTRO DI FERRO”
Si, un mostro, perché chi ha ideato l’opera, gia’prima che fosse progettata e per la quale ha avuto importanti finanziamenti, e probabilmente vincendo pure un concorso d’idee, non si è preoccupato del vero utilizzo che gli abitanti della zona ne avrebbero fatto.
Tutto bello, tutto perfetto, se non fosse per la leggerezza che mettere a disposizione dei cittadini una grande struttura, senza fare prima un’indagine sui reali bisogni strutturali pubblici di un quartiere e di concertare il fabbisogno di una comunità insieme a chi ci vive e chi conosce le priorità, si rischia di fare il cosiddetto buco nell’acqua.
I potentini hanno risolto: preferiscono i vecchi attraversamenti alle rampe.