Ai suo tempi, che mi vedevano adolescente, Raffaella Spera era la più bella donna di Potenza. A detta di tutti e senza che neanche le donne ne fossero invidiose. Una superbellezza con una tonalità di capelli che da queste parti di montagna si vedeva solo alle Madonne in processione . Dire che aveva fatto innamorare mezza Potenza
Adesso, ad un mese dalla sua morte, la letteratura, le arti, la grafica, ce la riconsegnano come qualcosa che dobbiamo ricordare ed onorare. E Il Comune di Potenza si attrezzi per farlo, se ha ancora memoria e rispetto per i suoi figli migliori. Rocco Rosa
Mi insegnavate con convinzione
Mi insegnavate con convinzione
e tutto si è spezzato tra tagliole di fuoco
Segno i miei viaggi
– San Basilio con l’oro
– con un gessetto nero i pozzi di petrolio
Infine erano devianze
amputazioni
concrezioni
amori brulicanti come insetti
Ogni notte amo il perduto
grigio
leggero
così leggero
disintegrato
La poesia del sud
La poesia del sud
è un parco da smantellare
Ad ogni angolo un’aggressione
perfino l’occhio del tacchino è cattivo
Quattro scalini per trovare un parroco
(parroco di città
sia ben chiaro)
ex voti da subappaltare
il tabernacolo traballante retto dai peccati
(tutti rimessi
sia ben chiaro)
La processione al Santo esige lo scettro
e procura distanze e mediazioni
Ora è tutto sotto mani
Ora è tutto sotto mani
sotto silenzio
In una grande aria azzurra
le ginestre hanno divorato gli uomini
– le giostre
– le viti a grappolo sono ora cemento
L’amara superbia di un feudo
è una offesa eternità
tra le ultime raffiche
egraders insolenti
tutto persiste
tutto ritrovo
inesistente
Adesso la letteratura, le arti, la grafica, ce la riconsegnano come qualcosa che dobbiamo ricordare ed onorare. E Il Comune di Potenza si attrezzi per farlo, se ha ancora memoria e rispetto per i suoi figli migliori. Rocco Rosa
Raffaella
Successivamente ha gestito due Gallerie d’arte a Via del Babuino ed a Via Margutta a Roma ed è stata editrice, come Rossi & Spera, nelle Edizioni letterarie di “Carte Segrete”.
Delle sue numerose opere vanno ricordate “Segni Minimi” del 1975 in cui Elio Pecora, prefatore, la definisce “scrutatrice della memoria per spiarsi nelle radici e sciogliere nodi creduti inestricabili” a “Differenziato” del 1976, dove Mario Lunetta parla del “discorso di Raffaella che volge le spalle al vuoto popolato dalle ombre della nostalgia per entrare in una biografia più piena e collettiva”, al “Vantaggio del Tratto” del 1982 con i disegni di Giacomo Porzano in cui Francesco Muzzioli dice che “la somma dei segni, dei tratti appunto, funziona come tranello che tiene sospeso l’incombere dell’avversario”, al Doppio Misto del1983, dove Cesare Milanese parla di “ della centralizzazione dell’io quando Raffaella asserisce Io Mondo, Io Amore, Io Sono, Io Libido”, per poi andare a L’Acquario (1984) con le Note Critiche di Mario Lunetta e di Stefano Lanuzza fino a “Free Lance” del 1986, Rossi & Spera Editori, ancora disegnato da Giacomo Porzano.
Dopo questo ciclo, che si chiude con vari scritti “antologici” riportati nei Volumi “Il Ventaglio” , “Poesia d’Amore” e “Oltre Eboli – Poetica meridionale 1945-78” (Lacaita Editore), si passa al romanzo “Deserti” in cui Raffaella riporta la sua esperienza fisica, sensuale e visiva esperita attraverso l’intelligenza e la consapevolezza di cose, luoghi, situazioni e persone, vissute sul campo nei lunghi anni d’Arabia e dintorni (circa dieci) “in un efficace gioco di spazi e tempi diversi, sovente conflittuali, di vita e di crescita a volte drammatica”, come saggiamente descrive Mario Lunetta, Prefatore del libro.
I più recenti scritti di Raffaella Spera (“La vita che rimane” e “XXX – Poesie agli Infrarossi”, disegnati da Michele Spera ed editati da Casarsa Editori) insieme all’ultimo “Emigranti di poppa, emigranti di prua”, ancora con i mirabili inserti grafici di Michele Spera &Son’s, pubblicato da Gangemi Editore appena il 06.12.2016, richiedono una visione più attuale dell’opera dell’autrice che, come scrive Mario Lunetta ne “La Vita che rimane” è “…il libro vivo di una persona non più giovane, che parla di solitudine e di caducità, di affetti e di nostalgie senza trucchi…..e questo è un modo di non arrendersi al tempo, quell’invisibile mola che affila la lama della nostra vita”, o ancora in “XXX – Poesie agli Infrarossi e sempre Mario Lunetta “Una poesia il cu punto “saltellante” è il soggetto che certe volte vive distaccato dall’oggetto divenendo l’unico polo attivo, mentre altre volte va incontro a dislocazioni molto “casuali” di lucidità, emotività distruttiva o perfino di leggerezza “frivola”.
L’ultimo volume “Emigranti di poppa, emigranti di prua” di Michele e Raffaella Spera, lungamente e “professionalmente” prefato da Domenico De Masi che ci parla di “…questo libro soave ed inquietante…che rappresenta un passaggio di testimone da un grafico e da una scrittrice noti e maturi ai loro eredi d’arte appena all’esordio”; per poi continuare con ”Due maestri che, resi esperti dagli anni, desublimano il tema dell’emigrazione estetizzandolo con due eredi che, resi sinceri dall’infanzia, offrono del tema una lettura tragica perché priva di mediazioni e di soluzioni…. contribuendo (forse) a spingere il fenomeno migratorio verso l’esito positivo di un’avventura che, dopo lo strazio dello sradicamento, potrebbe serbare ai migranti un boccone di felicità”.
Raffaella Spera muore all’età di 85 anni per un improvviso “aneurisma aortale” il 05 Gennaio 2017!
