DOMENICO FRIOLO

Stamattina i rumori di fondo della città che si sveglia non arrivano, c’è un silenzio ovattato. Tiro su la tenda, guardo fuori: nevica con fiocchi che scendono rapidi e appiccicosi e si depositano al suolo. Gli alberi, privi di foglie, espongono bianche gigantesche figure immobili, incomprensibili, inquietanti o fantastiche. Guardo da dietro i vetri, la città che si prepara a fare la sua parte.  La gente non batte ciglio, ognuno è pronto, ognuno sa cosa fare, spalano la neve; bisogna farlo prima che congeli e indurisca, l’ammucchiano ammassandola ai lati già resi liberi, ai bordi della strade. Lo fanno tutti, chi ha una casa propria e chi vive in palazzi, a turno, a chi tocca, ognuno ha il suo spazio, nessuno bara. Non aspettano che il Comune si dia da fare. Ma anche il comune non dorme…. spargisale, spartineve, squadre di uomini vanno dove le proprietà non sono private, le rare brevi scalinate, le lunghe piste ciclabili, nelle piazze, nelle viuzze dei giardini. I bambini si limitano a costruire, nel loro cortile, pupazzi di neve che durano settimane, Non hanno discese dove scivolare, cadere, giocare, ma raggiungono posti intorno ai centri abitati, più congeniali a sciate di fondo. Il timore della neve e del ghiaccio si evidenzia nei servizi, con la priorità a  rendere transitabili vie che portano a ospedali, vie centrali fino a quelle periferiche, attenzioni sono riservate a percorsi pedonali. Sulle autostrade poi si pongono tre o quattro turbine, e procedono in contemporanea, quasi affiancate con le ruote anteriori sul livello di quelle posteriori per ogni turbina a seguito della prima, così la neve, da una turbina all’altra, viene spostata al bordo delle autostrade, che rimangono del tutto libere. Chiaramente le turbine hanno anche lo spargisale. La neve qui non è allegria come in Italia, non è un evento che rende felice e la gente, ma una consuetudine monotona e  temuta.  La gente, veste pesante, pantaloni invernali, sono sempre d’uso, calzamaglie e piumini abbondano, le sciarpe un obbligo, si lascia poco all’eleganza, si preferisce il pratico. Come le case coi tetti spioventi, l’altezza  interna agli appartamenti contenuta per non disperdere calore. . Gli inverni, non sono più come prima, sono pazzi, a volte caldi, come gennaio, con febbraio gelido, siamo a marzo e l’inverno picchia di brutto: abbiamo meno dodici, siamo sottozero.. Questo nel 2018. Marburg

Non sono di turno rispetto al mio dovere civico di spalare la neve. Guardo dalla finestra gli altri che lavorano e mi concedo ai ricordi:

 Arroccato su una collina con vista sullo Ionio, il paese aveva inverni miti, di rado nevicava, ma quando nevicava, a volte era tanta la neve, che seppelliva il paese. Un paese non attrezzato per neve copiosa, ma il Sindaco non si perdeva d’animo, pagava chi con pale e carriole, riuniti a squadre, ripuliva strade e piazza. Accorrevano in tanti per guadagnare un pò di denaro. Donne, uomini, ragazzini, con lena spalavano, poi, quando il più era fatto, astutamente rallentavano il ritmo , per guadagnare qualche ora in più di retribuzione. I bambini, con i loro visini arossati, piedi bagnati e mani, oltre che bagnate, anche gelate, erano bersaglio a turno, delle loro palle di neve. Si schieravano a gruppi avversi, si rincorrevano, cadevano, si scontravano con gioia di chi, c’entrava l’altro che, con disappunto, ma con caparbietà, gli ricambiava il tiro centrandolo in pieno e tutti a ridere. A Potenza erano più o meno simili i tempi con neve, ma la neve cadeva più spesso è sempre abbondante. Ricordo nel 1956, quanta neve venne giù… e c’era vento che la mulinava, la trasportava, l’accumulava, fino a raggiungere metri di altezza, fino a coprire i segnali stradali dei passi, vi erano molti paesi irraggiungibili, giunsero sciatori alpini, elicotteri per dare soccorso, e portare cibo, raggiunsero casolari sperduti e portarono speranza alle genti. I pompieri ospitavano gli sciatori nella caserma di San Rocco. Le strade, con fatica venivano liberate dagli spartineve, ma subito dopo erano di nuovo impraticabili. I treni della Calabro Lucana fermi, le corriere nei depositi ad attendere l’OK di partire dietro ad uno spartineve. Scuole chiuse per lungo tempo. Al quartiere “” cinese””, dalle grondaie lingue di ghiaccio si allungavano sotto le tegole, ricamando e circondando le povere case di enormi aculei come cristallo, che a volte raggiungevano il suolo.  Quella neve era bella e gioiosa da buttare addosso ai vicini, ma anche, a pensarci, …gustosa, col caffè, con l’arancia spremuta o solo con la dolcezza dello zucchero.

Un mondo magico, la neve come poesia. Qui è solo un preciso dovere civico, una regola condominiale. Niente di più.