Tutti hanno percepito che le modifiche apportate dalla legge madia in tema di nomina dei direttori generali non cambiano praticamente il sistema in atto, ma lo legittimano con alcune varianti, tese a creare almeno un comportamento uniforme. L’autonoma della Regione nella scelta delle persone resta totale , sia pure all’interno di un Albo nazionale nel quale si confluisce sulla base di titoli e professionalità. Quindi chi si aspetta che da un momento all’altro possano venire manager in grado di aprire le finestre, cambiare aria, e sbattere le lenzuola , rischia di fare un esercizio mentale inutile. Del resto , le persone valide ci sono e andrebbero messe alla prova non per la capacità di dire sì alle decisioni che provengono dall’alto, ma per quella di dimostrare a chi l’ha nominato che gli attributi ci sono, le competenze pure e la voglia di fare non manca. Il problema è che gli uomini ci sono, ma gli input, almeno dal dipartimento non sono quelli giusti. Non c’è solo un problema di geopolitica sanitaria, di allocazione di presidii e di contenimento della spesa. C’è un problema di buon funzionamento del servizio dal lato dei bisogni del cittadino e del minor ricorso possibile del cittadino stesso all’esterno o fuori regione. Le liste di attesa, che ogni anno tornano puntualmente nelle polemiche politiche ( il consigliere Napoli ormai tiene una conferenza stampa all’anno su questa materia, e fa bene) sono la prova del nome di un sistema efficiente. Altre regioni lo hanno risolto, costringendo ai doppi e tripli turni, aprendo gli ambulatori il sabato pomeriggio e la domenica, mettendo insieme le forze della sanità territoriale con quelle ospedaliere, aprendo temporaneamente ai privati per la parte che non si riesce a risolvere nel pubblico. Noi no.  Se poi si va a guardare più da vicino alle liste d’attesa , si capisce che esse si allungano lì dove ci sono interessi degli operatori a trasformare l’utente in cliente, cioè a dirottarlo fuori, lì dove la risposta è più tempestiva.  E quindi si capisce che un surplus di attenzione su questi problemi non sarebbe sprecato. Ma , rimane il fatto che il Dipartimento non riesce a dare obiettivi precisi, scadenzati e misurabili anche con parametri che riguardano il premio di produttività. Che, così com’è oggi, non si spiega su che basi venga percepito, visto che gli utenti sono tutti incazzati per cose che si potrebbero risolvere se solo ci fosse la giusta attenzione. I servizi non basta crearli, bisogna renderli funzionali. Far vedere che abbiamo tutto e poi non essere efficiente in tutto , è una operazione a risultato zero, dal punto di vista dirigenziale e da quello politico. Assessore, faccia l’ultimo miglio a passo svelto su questa questione. Quanto alla sanità privata non c’è uno straccio di proposta che possa far capire alla collettività pubblica su che basi, di efficienza e di contenimento della spesa, le strutture private possOno integrare il pubblico in una funzione ausiliaria e ,fino a quando è necessario, di supplenza. No, ho letto un documento della sanità privata che era un concentrato di filosofia, di etica, di politica sanitaria: tutto fuorchè una proposta.  Giuseppe Digilio