Il mio giudizio sulla stampa italiana è che non è libera, perchè è stampa padronale, comunque possa chiamarsi il padrone: l’alta finanza, i grandi industriali, oppure i proprietari di televisioni private. Una volta c’erano i “mattonari”, a Roma come a Milano, ma questi via via hanno ceduto il posto ad altri che la moneta la fanno più facile. Vi lascio immaginare dove può arrivare la deriva, andando di questo passo: arriverà che un giorno qualche sede di giornale finirà in gestione a Libera o alle associazioni per il recupero dei beni di un certo tipo. Ora che i giornali di partito si sono tutti accapottati , ripiegando sul web che è poco costoso ( fino a quando gli imprenditori di cui sopra non si faranno fare delle leggi su misura per monopolizzare anche quei residui spazi di libertà) e che Di Maio ha deciso di chiudere i rubinetti del contributo “carta” che si dava all’editoria, ci sarà una rassegna stampa composta per il dieci per cento da giornali free press del Nord, per il 80 per cento da giornali del Nord e dal 10 per cento di giornali del Sud, tenuti in piedi in forma di mortadella per un giornale panino fabbricato al Nord. Ad oggi abbiamo visto come funzionano questi giornali del Nord rispetto ai problemi del nostro territorio o del sud in particolare: scendono già con la puzza al naso,  parlano di bellezza solo nei magazine a pagamento delle varie Aziende del Turismo, parlano di petrolio solo per dire che non capiamo la ricchezza che ci stanno portando le compagnie petrolifere, parleranno di deposito nucleare perchè è giusto che arrivi in una zona spopolata, e per il resto parlano di quanto siano fannulloni o mammaruli i nostri giovani, costose e inefficienti le nostre scuole, le nostre Università. Una manovra che è sempre andata in una direzione : portare acqua al mulino in funzione del Nord, petrolio ai suoi motori e cervelli alle sue imprese. Nessuno di questi giornalisti di inchieste farlocche, venendo al Sud e constatando le diversità di situazioni, economiche, demografiche, produttive, si pone il problema di come riequilibrare delle carrozze di un treno che faticano a stare dritte sui binari: tutti pronti a sganciare la locomotiva perchè sia più agevole di correre nel Mondo e di competere in Europa. Se uno arriva ad ipotizzare che ci sono più professori che alunni in una università del Sud , vuole sottendere e far capire che quell’università andrebbe chiusa. E siccome pure i treni sono sottoutilizzati dovremmo togliere anche quelli perchè pesano sul bilancio nazionale. Degli uffici non parliamo: hanno già tolto tutto: dalle Soprintendenze , ai Dipartimenti ferroviari, postali, alle direzioni bancarie. In questo senso , dispiace constatarlo, le Regioni sono stati un arma di suicidio di massa per il Sud. Hanno fatto passare il principio del fai da te: Solo che mentre gli altri hanno una situazione in cui l’economia assicura l’autogestione, quelle piccole, e quelle del Sud, per motivi storici di rapina dei territori, di rapina delle risorse, di rapina delle intelligenze, in quarant’anni hanno perso la chance che la Costituzione gli dava. Quell’autonomia , a condizioni di partenza sfalsate, e con leggi che via via hanno ridotto risorse per il Sud, è stato il cavallo di troia che ha  provocato la nostra sconfitta. Queste verità innocenti e inoppugnabili non trovano spazio in una informazione governata dal potere economico, né purtroppo in quei pochi giornali del Sud che sono alla canna del gas e sono già sufficientemente assopiti per pensare di riunirsi in una sola testata nazionale. Rocco Rosa