Di Maio che porta la lista dei ministri al Quirinale, Matteo Salvini che giura col rosario in mano , siamo alle pagliacciate elettorali , il sintomo più evidente di come sia ridotta questa politica italiana. Di Maio è giustificato, perché arriva per la prima volta ad essere un pezzo grosso della politica e non ha dimestichezza con la Costituzione, ignorando che la lista dei Ministri si presenta dopo che uno ha vinto e dopo che il Capo dello Stato, interpretando la Costituzione, ritenga che c’è una maggioranza per governare, non essendoci la quale ci sono tante opzioni riservate al Quirinale che si potrebbe riempire un foglio intero. Questo gesto di Di Maio, più che innalzarlo agli occhi della gente che pensa con il proprio cervello, lo ha finito col ridimensionarlo, sembrando uno di quei gesti pittoreschi e teatrali, quei gesti che fanno ridere . Come quello di Berlusconi che firma il contratto con gli italiani in un mortificante replica di una battuta teatrale che ebbe successo, solo che qui, Di maio, non ricevuto ovviamente da Mattarella, ha fatto la figura di chi uno che voleva provare le scale da salire in caso di vittoria, cioè roba di una inadeguatezza colossale. Ma, scendendo scendendo, arriviamo a Salvini che, dopo aver litigato per tutta la campagna elettorale con Berlusconi, come due cervi che si contendono il territorio, si autoproclama premier in piazza e arriva a giurare su quella Costituzione che ha martoriato, con una LEGA che predicava secessione e si puliva il sedere con la bandiera tricolore, e su quel rosario che ha vilipeso predicando odio, difendendo ruberie dei suoi compagni di partito e chiamando il Vesuvio a fare la sua parte per risolvere la questione meridionale, da Napoli fino in Sicilia, dove in soccorso doveva arrivare anche l’Etna. Questo è lo scenario miserabile in cui ci muoviamo: dopo gli eroi della resistenza, sono arrivati gli statisti della Repubblica, poi sono arrivati i politici di carriera, poi sono arrivati i segretari dei politici di carriera, poi gli autisti dei politici di carriera, adesso arrivano giovani che non sapendo vivere di proprio, partono con la pretesa di voler guidare il Paese. Sono un democratico convinto e se la gente vota in un certo modo è perché ha fatto ragionamenti che portano ad esprimere la propria scelta in una direzione. Tanto di cappello! Ma il voto a Salvini dato da meridionali e da lucani nessuno sarà in grado di spiegarlo razionalmente, se non come un desiderio inconscio di andare verso chi dice di avercelo più duro. Politicamente intendo. rocco rosa