Ieri, sul piano politico-amministrativo abbiamo avuto, in Regione, una giornata da incorniciare rispetto alla questione petrolio. Le istituzioni si sono mosse in sintonia, la Giunta da una parte ed il Consiglio regionale dall’altra per fissare alcuni punti precisi nella strategia di contrasto di ogni attività che produca danni all’ambiente. In questa sincronia di fatti, è troppo azzardato intravedere una comune volontà di fronteggiare senza polemiche e con spirito costruttivo la questione vitale dello sfruttamento energetico del sottosuolo lucano, ma sicuramente indica un modo produttivo di andare avanti.
Dopo i dinieghi alla richiesta di proroga di tre concessioni minerarie per la coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, rispettivamente denominate “Candela”, “Serra Pizzuta” e “Tempa Rossa”, tutte nella titolarità di Eni spa, arrivano altri due pareri contrari sulla compatibilità ambientale relativamente ai permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominati “La Cerasa” e “Pignola”, ambedue richiesti da Shell Italia.
La Giunta regionale, infatti, con due apposite delibere ha espresso parere contrario al rilascio del giudizio favorevole di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare relativamente ai due permessi di ricerca.
Le due decisioni sono state assunte in considerazione soprattutto di due motivazioni: i due territori interessati, per le loro indubbie peculiarità naturalistico-ambientali rappresentate da un ambiente essenzialmente montano, scarsamente antropizzato ed interessato da estese superfici boscate, risultano oggettivamente non compatibili con le attività di ricerca di idrocarburi che, nonostante le opportune opere di mitigazione ed attenuazione, comporterebbero comunque una irreversibile modificazione dello stato ex ante; i due permessi di ricerca risultano “non conformi agli strumenti di pianificazione e programmazione vigenti, con particolare riferimento al sistema delle aree naturali protette, ed i principali effetti derivanti dalla realizzazione dell’opera non compatibili con le esigenze socio-economiche e di salvaguardia per l’ambiente del contesto territoriale di riferimento”.
Inoltre, gli interventi contrastano con le attività della Regione Basilicata che “ha assunto quale obiettivo prioritario la tutela ambientale mediante la valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile e dei sistemi agro-alimentari e di sviluppo locale, attraverso l’approvazione di specifici strumenti di programmazione con l’impegno di ingenti risorse economiche e finanziarie”.
Il Piano di caratterizzazione, redatto ai sensi dell’art. 242, comma 3 del D. Lgs. 152/2006 è stato trasmesso da Eni spa a seguito della comunicazione, effettuata il 7 febbraio scorso, del rinvenimento, presso il muro perimetrale del Centro Olio (Cova), di un pozzetto grigliato dal quale fluiva acqua contenente idrocarburi.
Contestualmente, Eni ha attivato un piano di sicurezza d’emergenza e ha realizzato indagini sia all’interno che all’esterno del Centro olio finalizzate a definire l’area contaminata e il grado di contaminazione. Tali attività sono state effettuate con il continuo controllo di Arpab, costantemente presente presso l’impianto
Nella conferenza ,svolta in forma simultanea e in modalità sincrona, composta da Enti ed Amministrazioni titolati ad esprimere il proprio motivato parere e ad approvare il Piano di caratterizzazione (Arpab, Asp, Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Potenza, Provincia di Potenza, Comuni di Viggiano e Grumento Nova), Eni ha illustrato le indagini già eseguite e il piano che si intende realizzare.
Durante l’esposizione di Eni, sentita anche Arpab in relazione alle attività svolte nei giorni scorsi con il supporto di Ispra, sono emerse carenze nella documentazione allegata al Piano di caratterizzazione presentato, chiaramente sottolineate dalla Conferenza in fase di discussione. Tali carenze riguardano soprattutto la fase di messa in sicurezza di emergenza, sulla quale la Conferenza dei servizi ha raccomandato maggiore attenzione e puntualità. Si è rilevato che le carenze sono tali da non consentire l’approvazione del Piano di caratterizzazione, neanche con prescrizioni. Pertanto, si è prescritto di aggiornare il Piano nel termine di sette giorni. Nel frattempo dovranno proseguire le attività di messa in sicurezza di emergenza, sotto il controllo di Arpab, estendendo le indagini a tutta l’area industriale occupata dal Cova nonché a quella esterna fino al fiume Agri e al torrente Casale.
L’assessore regionale all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, intervenendo nel dibattito innescato dalla mozione presentata dai consiglieri regionali Perrino e Leggieri (M5S) ha annunciato che al termine della Conferenza di servizi che si è tenuta questa mattina a Potenza nella sede del Dipartimento sono state chieste ad Eni “alcune integrazioni al piano di caratterizzazione”, ed ha riferito che il tavolo è stato aggiornato alla prossima settimana.
“Riteniamo necessario – ha spiegato l’assessore – che il piano sia completo e che presenti una radiografia dettagliata che consegni ai lucani quello che è un dato di fatto non solo sul Centro Olio, ma anche sulle aree esterne al Cova. Abbiamo chiesto ulteriori integrazioni, con dati e rilevamenti che vadano oltre lo sversamento e la contaminazione accertata e che forniscano una fotografia attendibile di ciò che è accaduto in tutta la zona, rispetto anche alla eventualità di un non ottimale funzionamento degli altri serbatoi. Il perimetro su cui indagare, a nostro avviso – ha proseguito l’assessore Pietrantuono – deve estendersi ai bacini del fiume Agri a Sud e del torrente Casale ad Est.
Con questi chiarimenti dati dall’Assessore ,il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri Gianni Leggieri e Giovanni Perrino (M5s) sulla “bonifica dell’area del Centro oli e delle aree limitrofe inquinate”, dopo che il 3 febbraio 2017 è stato rilevato lo sversamento di petrolio da un pozzetto dell’impianto di depurazione del Consorzio industriale vicino al Centro oli.
Con il documento si impegnano il presidente e la Giunta regionale perché vengano “con estrema urgenza disposte e prontamente realizzate, nel lasso di tempo più contenuto possibile, la bonifica completa e il disinquinamento dell’area interessata”. Si chiede, inoltre, “che i costi della bonifica completa vengano posti integralmente a carico dei responsabili dell’inquinamento, con l’obbligo in capo ad Eni spa di adottare ogni idonea misura di sicurezza, tanto urgente che definitiva, idonea a fronteggiare futuri rischi di inquinamento, di accollarsi i costi sostenuti per i monitoraggi, i controlli e gli interventi effettuati dall’Arpab e da ogni altro ente pubblico a seguito dell’episodio di sversamento di idrocarburi del 3 febbraio 2017”.
