“C’è nella cultura diffusa del nostro Paese un colossale equivoco, frutto, peraltro, di una propaganda mistificatoria perseguita con costanza dai tanti che vi hanno interesse, per il quale si crede che la democrazia sia solo un luogo nel quale i cittadini scelgono mediante elezioni chi li governa. Da noi la democrazia non è un “metodo di scelta del governante”, ma un “metodo di esercizio del potere” e un “sistema di relazioni fra i consociati”.
La democrazia, è quindi e fondamentalmente, un metodo di esercizio del potere.
L’elenco delle caratteristiche che deve avere un metodo di esercizio del potere per potersi definire democratico è lungo, ma, per brevità, mi limiterò al principio della separazione dei poteri figlio della rivoluzione francese.
Riducendolo all’osso, l’idea è che un gruppo di persone fa le leggi (il potere legislativo), altri le applicano (l’esecutivo, il governo), altri ancora (i giudici) controllano che la legge venga rispettata da tutti.
Riducendo ancora di più, l’idea è che tutti sono soggetti alla legge e che “la legge è uguale per tutti”.
Una volta ai tempi dei faraoni, la legge era solo la manifestazione della volontà del faraone.
La legge era uno “strumento” del potere.
Nella logica della democrazia post rivoluzionaria, invece, la legge è il valore, il potere uno strumento della legge.
Il Parlamento dovrebbe avere per così dire una “antecendenza logica” sul Governo.
Non a caso si parlava di “Parlamento sovrano”.
Il Parlamento dovrebbe decidere cos’è “giusto” e il Governo vi dovrebbe dare attuazione.
Mi sembra che non ci possano essere dubbi sul fatto che oggi in Italia siamo tornati alla situazione che ho indicato come quella dei tempi del faraone.
Il potere non si chiede affatto “cosa è giusto e legale che io faccia”, ma “che leggi debbo fare al più presto per potere fare ciò che voglio fare”.
Dunque, non è lo Stato al servizio della legge, ma la legge al servizio dello Stato.
Oggi il Governo decide quello che vuole e il Parlamento fa una legge che glielo consente.
Una controrivoluzione, che ha sovvertito l’ordine dei valori.
Dal dominio della legge, con il potere che gli obbedisce e gli è sottomesso, al dominio della volontà, del potere, con la legge come strumento.
Insomma, la logica del faraone, con la sola differenza che anziché il potere essere concentrato nelle mani di uno, come allora, è oggi nelle mani di un gruppo di persone. La democrazia, come abbiamo detto sopra, è anche un “sistema di relazioni fra i consociati”.
C’è democrazia in un posto nel quale i cittadini si ritengono titolari di uguali diritti e, soprattutto, sono disposti a riconoscersi reciprocamente questi diritti.
In un paese “democratico” i cittadini rivendicano i loro diritti, ma non si sognano di procurarsi privilegi. E il nostro, sotto questo profilo, è l’esatto contrario di un paese democratico.”
*TALENTI LUCANI -PASSAGGIO A SUD E’ IL GIORNALE DEI BLOGGER
