PATRIZIA BARRESE
Nell’ambito della psicologia si assiste, tra le problematiche sociali, ad un rinnovato interesse per lo studio delle differenze psicologiche tra persone di diverso orientamento politico. Per ciò che riguarda la personalità, in numerosi studi è emerso come i tratti di apertura all’esperienza e gradevolezza caratterizzino principalmente individui di sinistra, mentre i tratti di coscienziosità ed energia contraddistinguano persone di destra. Già nei bambini che in età prescolare (circa 4 anni) venivano descritti dagli insegnanti ad esempio come fiduciosi, energetici, resilienti ed assertivi, risultavano avere, 20 anni dopo, un orientamento politico di sinistra. Al contrario bambini descritti ad esempio come indecisi, paurosi, rigidi, vulnerabili, avevano 20 anni dopo un orientamento di destra.
La corsa al voto per ufficializzare il governatore di una regione o il presidente di una nazione è un momento cruciale emozionante nella vita politica di un Paese. I candidati, forse affiancati da uno psicologo politico, si accingono a fare promesse e a presentare proposte per attirare i voti degli elettori, affrontano dibattiti, partecipano a comizi e cercano di conquistare il sostegno della collettività. La competizione può essere molto intensa e spietata e spesso porta a tensioni e conflitti tra i candidati e i loro sostenitori, alla fine, il candidato che riesce a ottenere il maggior numero di voti, tramite voto popolare, assume le redini del Paese, rappresenta le esigenze e le preferenze dei cittadini, ha il compito di amministrare il territorio regionale e promuove lo sviluppo e il benessere della regione e dei suoi abitanti.
Il periodo del voto è uno dei fenomeni più studiati, commentati e osservati della nostra vita politica. A ogni tornata elettorale i discorsi, le analisi e le previsioni sul voto dominano i media e la conversazione pubblica, mobilitando le tecniche dei sondaggisti e degli analisti di professione. Sui comportamenti di voto si è inoltre sviluppata una vastissima letteratura impegnata ad analizzare nel dettaglio con metodi sempre più raffinati le cause, le motivazioni, i contesti e le fluttuazioni. Anche le tendenze elettorali sono oggetto costante di analisi e discussione ma è cosa nota che dilaga anche una crescente disaffezione per le istituzioni elettorali, per la rappresentanza politica e per i partiti. Ci si concentra sugli scenari futuri, sulle ragioni che abbiamo per votare o su quelle che abbiamo invece per non farlo, su quali motivazioni o interessi dovremmo considerare quando depositiamo la scheda nell’urna, la fiducia nei rappresentanti politici in società rimangono le tematiche più complesse sui comportamenti elettorali dove emerge il sottile equilibrio tra tornaconto personale e bene comune.
Viviamo in una società dove gli interessi economici e politici sono fortemente intrecciati, quasi quanto il quadro delle disparità sociali ed economiche che continuano a dilagare tra Nord e Sud del Paese. Quando andiamo a votare, facciamo sempre scelte abbastanza difficili, c’è chi riflette per diversi giorni, chi trascorre notti insonni chiedendosi se debba votare per questo o quel candidato, ripensando ai punti dei programmi elettorali presentati. La “geografia del malcontento” associata al dopo voto richiama tematiche sociali ed economiche con il desiderio di dire la propria sull’incertezza verso le prospettive di cambiamento futuro o le cause di emigrazione e di abbandono del Sud. Dunque un voto di “protesta” contro la mancanza di qualsiasi ragionevole profezia di un futuro migliore da parte delle forze politiche nazionali o razionalmente contro coloro che vengono identificati come gli artefici della marginalizzazione sociale ed economica del Sud e contro politiche pubbliche che hanno penalizzato il Mezzogiorno, basti pensare ai dati sull’occupazione, il rallentamento delle imprese, l’aumento dell’emigrazione giovanile scolarizzata, l’allargamento delle disuguaglianze sociali e territoriali con il Nord, in cui si evince che il Sud appare sempre in difficoltà nell’adattarsi al “quadro” nazionale.
A volte basta percorrere le strade di molte città per vedere tanti negozi chiusi, sono percepibili i fenomeni di invecchiamento della popolazione, di calo della natalità, di riduzione della quantità e della qualità delle opportunità di lavoro. Il futuro elettorale del Mezzogiorno appare del tutto aperto. Partiti e movimenti politici, dinanzi al malcontento degli elettori dovrebbero cercare di comprendere le ragioni profonde del disagio e talvolta l’offerta politica poco convincente, tanto a destra quanto a sinistra, dovrebbe comprendere cosa determina il forte aumento dell’astensionismo dal flusso elettorale maggiormente quando in politica è difficile trovare candidati idonei… non mestieranti della politica, ma persone che con la propria storia ed esperienza personale dovrebbero dimostrare capacità di lavoro, serietà, concretezza, esperienza da mettere al servizio della collettività.
Non c’è un’unica ragione che spiega la bassa presenza femminile nelle istituzioni politiche, forse la principale è quella che le donne stesse potrebbero non essere disponibili o interessate alla competizione politica, perché non hanno modelli a cui guardare senza tralasciare che, studi dimostrano, le donne in politica sono più collaborative e meno soggette a corruzione, sono incentivate ad investire di più su loro stesse per guadagnare spazi nell’economia e nella società, le donne destinano maggiori risorse a istruzione, ambiente e salute, le donne potrebbero fare la differenza nei processi decisionali relativi alla cosa pubblica basti pensare a Giorgia Meloni, Laura Boldrini, Roberta Metsola, ma occorre la volontà di innescare o rafforzare questo cambiamento. Nonostante dal punto di vista legislativo siano stati fatti dei passi avanti per mettere in atto il principio costituzionale della parità di accesso alle cariche elettive, le donne alla presidenza regionale sono un’illusione, eccezion fatta per la neoeletta Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde.
Le donne in politica sono forse leader diverse dagli uomini? Può essere un beneficio la leadership femminile in politica? Lo sguardo femminile nei processi decisionali rappresenta una priorità da concretizzare in Basilicata, la competenza femminile nella politica lucana può rappresentare una risposta efficace alle emergenze sociali. Intanto la carica di governatore lucano è una competizione elettorale a tre, prevedere come queste tre esperienze andranno avanti è ancora prematuro, se i tre testimonials avranno un ruolo nella scalata delle donne in politica guarderemo con interesse al futuro, nel frattempo i cittadini lucani chiedono al prossimo presidente una regione con più sanità, più agricoltura, più giovani, più lavoro, più cultura, più infrastrutture, più Basilicata. Auspichiamo che, il candidato vincente, sappia posizionare la regione in una più adeguata posizione economica e sociale nel contesto delle realtà regionali nazionali, sappia fra fruttare al meglio le sue potenzialità, ricordando alla Nazione di una regione operosa e che incarna i valori della laboriosità e della tenacia.
