Giovanni Benedetto
Gli anni 50 e 60 erano gli anni della ricostruzione del paese dopo le rovine provocate dalla seconda guerra mondiale.
Erano gli anni dei grandi investimenti infrastrutturali per rendere un Paese moderno, avanzato, produttivo e competitivo.
Le autostrade, le arterie regionali, le ferrovie, le reti idriche e fognarie, incluse le reti elettriche e di telecomunicazioni, erano le prime opere contierizzate per fare ripartire l’economia.
Chi è nato nell’era del caos dell’abbondanza delle frequenze e vive nella realtà multimediale di oggi, non immagina cosa accadeva quando le industrie non avevano il know-how per la produzione di impianti e apparecchiature adatte per il fabbisogno dell’azienda RAI.
Le reti di telecomunicazioni in Basilicata per portare il telefono, le telescriventi e poi la radio e , quindi, la televisione sono state realizzate poco per volta, sopratutto al Sud e seguendo un criterio della priorità alle popolazioni più numerose. E, in Basilicata, Tutti ricordiamo le difficoltà che avevamo per prendere “la linea” ai posti pubblici telefonici per le telefonate interurbane.
I ponti radio della RAI erano costituiti da voluminosi armadi metallici dove c’era un ricevitore interamente a valvole termoioniche con un pesante alimentatore allocato nel vano inferiore, e in un altro armadio uguale c’era il trasmettitore.
In ogni ponte transitava il video del canale nazionale.
Inoltre il relativo audio associato al video transitava in un altro ponte a valvole separato.
Il segnale veniva trasmesso e ricevuto tramite delle grandi antenne a forma di spicchio dette ” Horn” montate su una infrastruttura metallica sul tetto dell’edificio o su un robusto traliccio metallico.
Antenne tipo ” Horn” per ponti radio montate su struttura metallica
la distanza media tra un ponte radio e quello successivo, “tratta radio”, era intorno a 50-60 km.
In Basilicata nel 56 nacque il centro di Pomarico, era un nodo importante della rete, che riceveva i segnali dal centro di Monte Caccia in Puglia e li trasmetteva in due direzioni: Martina Franca, Lecce e poi in Grecia e l’altra direzione era la Calabria, centro di Roseto, fino ad arrivare a Monte Cammarata in Sicilia.
La tratta era bidirezionale perché c’era una catena di ponti che trasportava i segnali dalla Sicilia verso Roma per trasportare ” i riversamenti” dalle sedi e consentire di diffondere in ambito nazionale i servizi più importanti delle regioni.
Erano centri radio tutti presidiati da squadre di tecnici che facevano i turni giornalieri per effettuare i controlli e le misure settimanali per una manutenzione preventiva. Oltre a garantire il pronto intervento per guasti improvvisi.
Non bastavano solo gli apparati dei ponti radio per garantire un servizio che non doveva mai interrompersi, bisognava garantire anche una fornitura costante dell’energia elettrica.
E la rete del gestore elettrico, non c’era ancora l’Enel, non soddisfava l’esigenze della Rai, perché era soggetta a piccole, brevi o lunghe interruzioni che causavano continue interruzioni sul segnale Rai vanificando la diffusione del servizio agli utenti.
Per ovviare al problema la direzione tecnica della RAI di Roma progettò e montò in tutti i centri di collegamenti i cosiddetti ” CAC” acronimo di complesso di alimentazione di continuità.
Era un motore in corrente continua che trascinava sullo stesso suo asse un alternatore monofase o trifase 380-220v che alimentava esclusivamente i ponti radio.
Quando s’interrompeva per guasti la rete elettrica, il motore elettrico continuava a trascinare l’alternatore grazie alla carica delle batterie che l’alimentava.
Se l’assenza della rete elettrica perdurava, in automatico, partiva un gruppo elettrogeno che alimentava un gruppo di raddrizzatori che caricava le batterie in tampone, al fine di mantenere permanentemente in servizio il CAC.
E così a cavallo degli anni 50 e i primi anni 60, in Basilicata, non c’era una rete autonoma diffusiva radiofonica e televisiva regionale.
Tutti i segnali della radio o tv ricevuti, provenivano dai trasmettitori delle regioni limitrofe.
Per ascoltare, la domenica, la popolare trasmissione di ” tutto il calcio minuto per minuto” i tifosi combattevano con le prime e preziose radioline a transistor, per trovare l’angolo più propizio per ascoltare la voce di Alfredo Provenzali o Enrico Bortoluzzi con la minore interferenza possibile.
studio radiofonico RAI Basilicata
La sede RAI per la Basilicata fu inaugurata nell’anno 1959, in via della pineta, ma la scarsità di risorse tecnologiche (in regione non esisteva un trasmettitore a modulazione di frequenza),costringeva la Basilicata a dipendere dalla Puglia: infatti l’unica edizione d’informazione quotidiana, ” il corriere della Basilicata”, veniva trasmesso in coda al “corriere della Puglia” .
Solo qualche ripetitore che riceveva dal centro trasmittente di Monte Caccia o Martina Franca oltre ai due trasmettitori a onda media di Potenza e Matera.
Il lucaniere, era il supplemento domenicale del corriere della Basilicata, una sorta di rivista che affrontava le problematiche quotidiane della regione in modo scherzoso e leggero.
Un nome su tutti impressionò’ soprattutto i ragazzi dell’epoca : “Faelucc’ ” , interpretato da Gigino Labella, un macchiettista, che in vernacolo potentino regalava momenti di risate e ilarità ai radioascoltatori.
E chi ha vissuto quei tempi ricorderà che l’inizio del “corriere della Basilicata” o del Lucaniere, era anticipata da una sequenza di fischi che erano soltanto una nota ripetuta per diffondere il notiziario anche sulla rete a onde medie.
A quei tempi l’industria elettronica stentava a partire perché il mercato non tirava.
La giovane RAI, in quanto unica azienda nazionale, in assenza di industrie del settore, si avvaleva del laboratorio di ricerche di Torino per studiare e realizzare prototipi per suggerire all’industria nascente soluzioni innovative atte a migliorare gli impianti e il servizio .
La funzione produttiva della sede di Potenza era limitata alla messa in onda del corriere, la tv regionale nata l’anno 1979, era ancora lontana.
Già all’epoca Mario Trufelli girava, con la cinepresa, servizi regionali che poi andavano in onda sul programma nazionale come TV7 o il telegiornale.
Anche le sintesi delle partite del Potenza della serie B erano riprese con la cinepresa e andavano in onda il lunedì sera intorno alle 23 dal centro di produzione di Roma.
Le pellicole video non viaggiavano per mezzo delle onde radio, a Potenza non esistevano ponti radio.
Un’ auto con un operatore, partiva da Potenza fino al centro di produzione di Napoli dove subiva la prima lavorazione.
Un complesso macchinario riportava il filmato da pellicola su nastro videomagnetico e , da qui, il segnale video e audio analogico veniva instradato sui ponti radio RAI che collegava Napoli al centro RAI di via Teulada,66.
Durante la fine degli anni 60-70 la RAI ha investito massicciamente, anche in regione, soprattutto in alta frequenza: impianti di trasporto e diffusione del segnale televisivo e radiofonico.
Nel 1967 nasce il centro trasmittente tv-mf di Pierfaone, il centro più importante regionale e nodo importante della rete dei collegamenti nazionali.
Composto da un edificio grande di due piani e un traliccio portantenne di 118 metri a 1740 s.l.m.
È l’infrastruttura più grande della regione da cui la RAI diffonde i suoi programmi televisivi e radiofonici su tutto il territorio.
La Basilicata, essendo terra montuosa, presenta, ostacoli fisici che schermano le onde elettromagnetiche, per cui non tutti i Comuni sono serviti da un unico trasmettitore.
Col passare degli anni si è creata una capillare rete di ripetitori per raggiungere il 95% della popolazione servita.
Fine seconda parte
