Il prof. Raniero La Valle ha tutto il diritto di portare le sue lucidissime tesi in tutte la parti d’Italia e dimostrare , come fa, che quello che sta avvenendo è solo frutto di una strategia globale dei poteri finanziari internazionali che vogliono governi più “decisionisti” e meno soggetti alla volontà popolare”. Ma da qui a chiedere il no dei cattolici italiani al referendum sulle modifiche costituzionali, ce ne passa. Primo, perché i cattolici, intesi come portatori collettivi di valori, non ci sono più, da quando, lui per primo ( e non solo lui) alcuni valori, come quello della famiglia, li perse per strada nel 74; secondo perchè anche lui ha contribuito a consolidare la tesi che i cattolici non dovevano essere più un partito ma una testimonianza etica e morale nei partiti degli altri. E difatti ha portato varie testimonianze, dalla sinistra indipendente, alla Rete, fino alla lista comunista anticapitalista, con cui si candidò alle Europee. Una tesi, quella della libera collocazione dei cattolici in politica, che ancora oggi sopravvive e che è stata persino fatta digerire a Papa Francesco, che, innocentemente , all’inizio del suo Pontificato, aveva esortato i cattolici a ritrovare insieme la politica. Il perché sia successo allora ha dato via a molte interpretazioni, la più gettonata delle quali, era uno sdoganamento a Berlusconi nella falsa illusione che egli, uomo di destra avrebbe di fatto spostato l’asse politico verso lidi più congeniali al forte potere temporale della Chiesa di allora. Perché, poi, Papa Francesco non abbia inteso più cimentarsi in questa opera di rigenerazione, è un mistero che andrebbe svelato. E’ certo che Il Santo Padre ha ragione quando dice che i giovani sono altra cosa rispetto a chi li governa e che i giovani delle parrocchie e del sociale stanno mantenendo quel pezzo di Italia povera che altri poteri e altre forze hanno messo da parte e trascurato, alcune contravvenendo alla missione storica dell’eguaglianza, per la quale erano nate e sulla quale idea avevano mietuto consensi. Perché non si rifà un partito cattolico ? Semplicemente perché c’è una gerarchia di quel partito che si chiamava Dc che si è andata a sistemare nelle carrozze dove c’era posto, in prima o seconda classe, in testa o in coda al treno. Il posto a sedere, dovunque è stato possibile trovarlo e il rifiuto ad alzarsi in cerca di spostamenti che potrebbero portarli a scendere alla prima stazione. E’ mortificante vedere quanti ex democristiani oggi da versanti diversi riscoprono la polemica politica tra ex amici ora avversari, attaccandosi a seconda che siano maggioranza ed opposizione e prendendo gli stessi ragionamenti di coloro che un tempo li avversavano. Una giostra di persone, un mercato di poltrone, una passerella di gente che ha perso l’anima per mantenere le posizioni. La base invece c’è, è rimasta, non si cura della politica ed opera direttamente nella società. Ci fosse un Papa Francesco laico, ne sarebbe l’interprete più autorevole. Ma, appellarsi ai cattolici in questa situazione, nella quale i più sono smarriti e non hanno punti di riferimenti alti, è esercizio inutile perchè chi è riuscito ad integrarsi in altre formazioni ha cambiato forma mentis e linguaggio rimanendo democristiano e diversamente cattolico, nel senso di una acquisita incapacità di guardare lontano, allungare lo sguardo all’interesse generale, tracciare la rotta di un ritorno alle origini, e lottare contro corrente per l’affermazione di ideali e valori. Gli altri, tutti gli altri, i semplici militanti del cattolicesimo democratico, si comportano , in politica, come pecore senza pastore Ci sarà un partito dei cattolici, ne sono convinto, quando l’ urgenza di una nuova idealità, una voglia forte di serietà e di moralità, di solidarietà e vicinanza ai più deboli saranno così prepotenti da travolgere ancora una volta il sistema, portando le parrocchie a intraprendere la via di un nuovo volontariato in politica. Io prevedo che sarà così, non sono sicuro di assistervi personalmente. Rocco Rosa
RANIERO LA VALLE E IL FISCHIO NEL DESERTO
