Da noi è già successo con Berlusconi, venti anni fa. Il disamore per la partitocrazia,una classe politica avvertita come lontana, una casta che non si faceva mancare privilegi. E ruberie in quantità industriale. Berlusconi è arrivato dopo  tangentopoli  ed è apparso come l’uomo nuovo, quello che si era fatto da sé, che non aveva bisogno dei soldi pubblici per farsi una posizione e che, venendo dal privato, sarebbe stato in grado di far camminare l’economia. In America i Clinton erano la “ Casta” , soprattutto Lei, donna manager e punto di riferimento di quelli che contavano nell’industria, nella finanza, nell’ establishment militare e amministrativo.  Orbene questa casta, intesa come entità parapolitica , ha avuto  la sua Waterloo, condannata da un sentiment collettivo che  ha sfidato la paura del nuovo, gli interrogativi sul personaggio, il timore di quello che sarebbe potuto accadere, e anche la remora di dire no ad Obama dovendo dire no alla Clinton.  Da noi è già successo, ed è una storia durata vent’anni, con il  racconto di quello che Berlusconi non è riuscito ad essere perché non ha eliminato la casta ma ne ha messo un’altra al posto della prima. E’ qui che è incominciata l’autodemolizione del personaggio, con i Formigoni, i Lupi, i Bertolaso, i Verdini che hanno formato la sua corte sfarzosa e lussuriosa, sempre più larga e sempre più munifica fino ad arrivare ai vari Lavitola. Probabilmente in America avverrà la stessa cosa e tra qualche anno anche Trump sarà visto come l’ennesima delusione.  La morale è che il popolo vuole un capo che sia Autorità senza casta, non mediatore tra poteri, ma il portavoce unico dei cittadini. Cioè un’autorità connotata da forte valenza morale e forte leadership carismatica, capace di indicare i percorsi e di tenere in riga quelli che le decisioni debbono portarle avanti. A questa autorità  riconoscono tutto, anche i privilegi di un re, perdonano tutto, anche una sistematica evasione ventennale,  passano su tutto, anche sui cucù e bunga bunga,  ma a patto che continui a parlare sempre e solo in nome del popolo elettore. Quando invece dimentica da chi ha avuto la delega e si mette a mediare tra i poteri, a concedere privilegi ad altri, a scambiare consenso con contentini, allora perde automaticamente credibilità ed appeal. Ecco,quelli che hanno una investitura diretta dei cittadini, dal primo all’ultimo gradino delle Istituzioni, rispondono per tutto, e per tutti, nei confronti di chi li ha eletti. Obama si è salvato perchè è stato fedele ai suoi valori ( integrazione, l’assistenza sanitaria agli indigenti, la lotta, persa, con le lobbjes delle armi) anche se in politica estera non ne ha azzeccata una. Ma Obama si è salvato perchè è riuscito a volare alto e a non mediare con l’establishment sulle cose che contano. Decidiamo allora che cosa fare per portare questo Paese alla normalità democratica: se vogliamo la democrazia parlamentare, facciamo subito una legge seria sui partiti e sul modo di scegliere i rappresentanti.Se vogliamo l’elezione diretta del Premier chiamiamola col suo vero nome e facciamola. E dunque la vera priorità per mettere in sicurezza la democrazia è una profonda revisione del sistema elettorale che vada verso l’efficientamento delle istituzioni, tali che assicurino il corrretto rapporto tra chi decide e chi controlla . Rapporto dal quale viene esclusa la mediazione intesa come patteggiamento,spartizione, favorisitmi, e ammessa solo la  capacità di ascoltare tutti. Giuseppe Digilio