Giovanni Benedetto

L’elettorato italiano si è espresso in favore della riduzione dei parlamentari a  partire dalla prossima legislatura.
I mass media, i comitati e i partiti del NO non sono stati capaci di convincere gli elettori a lasciare a Montecitorio e Palazzo Madama i 945 rappresentanti del popolo.
Anche le argomentazioni delle ragioni del No riguardanti il presunto indebolimento della democrazia,  la ridotta rappresentanza delle piccole regioni o addirittura il rischio che un Parlamento ridimensionato potessere essere più facilmente manipolato da lobby o poteri esterni ,con conseguenti derive autoritarie, non hanno convinto.
Lo stesso pericolo di favorire l’accorpamento dei territori in macro regioni a discapito della difesa delle minoranze politiche e culturali delle piccole aree, sopratutto del Sud, non è stato percepito come un rischio.
Ha prevalso probabilmente il pragmatismo che caratterizza il voto popolare e delle masse ,  e sopratutto il senso di distacco che si è creato in questi anni per una che politica più di Palazzo che dei cittadini. Un segnale di austerità, di sobrietà che non inficia certamente il ricordo delle lotte ,dei sacrifici che i nostri padri o nonni hanno fatto per mettersi alle spalle il fascismo e conquistare la democrazia.
Uno dei motivi della vittoria del si viene da lontano e fa parte di quelle distorsioni o di quella violenza che la classe politica e parlamentare ha perpetrato al concetto etico della politica , mettendo sotto i piedi leggi e adattandole a interessi di pochi. Recita l’articolo 67 della costituzione italiana: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.»
Un articolo disatteso da moltissimi parlamentari favorito dalle liste bloccate che portano a votare i parlamentari secondo uno schema prefissato, cioè secondo le indicazioni dei leader.
Così come hanno giocato un ruolo il numero considerevole di indagati e condannati, l’assenteismo e altri  comportamenti non in linea con  l’onorabilità che dovrebbe caratterizzare un rappresentante del popolo.
La riduzione a 600 parlamentari non è solo riduzione numerica degli eletti ma anche e sopratutto riforma delle istituzioni e introduzione di meccanismi di efficienza legislativa.

Se il voto  non venisse accompagnato dalle necessarie riforme a completamento del disegno politico, sarebbe una sconfitta per tutti. C’è sopratutto la richiesta che avanza dal popolo di una legge elettorale di tipo proporzionale e con le preferenze che consenta agli elettori di eleggere i propri rappresentanti; cosi da abolire le liste bloccate vero tarlo della democrazia.
Una modifica che andrebbe contro le segreterie di partito  e a favore di un rilancio della democrazia rappresentativa.