LEONARDO PISANI
intervista Tiziana Medici, coordinamento nazionale NO TRIV
1) Si avvicina il referendum del 17 aprile, con il quale i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi sul tema delle estrazioni petrolifere e di gas nei nostri mari. Ma sembra che sia una tornata refendaria sotto tono come mai?
Più che sottotono la definirei la prima campagna referendaria totalmente osteggiata dal governo e dal presidente Renzi. Questo per noi ha significato però una mobilitazione ancora più forte e capillare fatta dal basso. Una mobilitazione che parte dai territori e che è fatta dalla gente.
2) Alcuni sostengono che il quesito sia posto male, altri che è inutile anche una vittoria del si. Lei dott. Medici che ne pensa?
A fine 2015 il governo Renzi introduce alcuni pezzi dei quesiti referendari nell’ambito della discussione sulla legge di stabilità. A seconda di come si guarda alla vicenda possiamo parlare di un successo, perché abbiamo determinato un cambiamento nell’art.38. E’ stata eliminata la strategicità delle opere ed è stato parzialmente reintrodotto il diritto delle Regioni ad intervenire nei procedimenti, con il cosiddetto “colloquio consultivo”. Certo si poteva fare meglio accogliendo nella loro interezza i quesiti referendari ed evitando di andare al Referendum. E qui sta l’insuccesso. Il Governo ha accolto le nostre istanze più leggere e ignorato quelle sostanziali e a questo punto la Corte Costituzionale ha ammesso un solo quesito. Un quesito comunque strategico perché riguarda il mare e perché tiene un faro acceso sul tema energetico
3) Alla fine questo referendum ha un valore altamente simbolico più che pratico?
Non direi Simbolico. lo chiamerei politico.la campagna referendaria iniziata da pochissimo vede un cartello composito di soggetti promotori. Ci sono i movimenti che promuovono i rifiuti zero contro gli inceneritori e i movimenti per l’acqua. La visione dei forum dei comitati per l’acqua è strategica: l’estrazione petrolifera implica un grande consumo di acqua anche in termini di falde acquifere potenzialmente contaminabili. Stiamo intercettando tutti i movimenti territoriali anche non direttamente coinvolti nella discussione petrolifera in senso stretto. E ci sono i movimenti contro le grandi opere, che sperimentano ripetuti abusi di potere in nome di quella strategicità che sull’energia al momento è rientrata. Si tratta di una minaccia all’autodeterminazione dei territori, delle regioni e degli enti locali.
4) Tra i sostenitori del no si afferma che una eventuale vittoria del Si porterebbe a far scappare gli investimenti stranieri dall’Italia ed alla lunga anche a ostacolare il progresso dell’innovazione tecnologica. Lei che dice? Sostengo che il nostro governo è l’unico al mondo a sostenere che il modello energetico basato sul fossile sia sostenibile. Dati alla mano è dimostrato che il settore petrolifero è già investito da una crisi profonda che poco ha a che vedere con il referendum.Le riserve certe nei nostri fondali ammontano a 7,6 Mtep di petrolio e 29,4 di gas, in grado di coprire il fabbisogno nazionale di petrolio per 7 settimane e quello di gas per 6 mesi.Gli investimenti, invece, devono essere dirottati nelle rinnovabili l’unico mercato realmente in espansione.
5) Però volenti o nolenti gran parte del fabbisogno energetico ed anche anche settori dell’industria necessitano di idrocarburi. Insomma il petrolio serve ancora ed anche molto.
Con le riserve certe di idrocarburi stimate dal Mise potremmo far fronte alla domanda interna di petrolio per appena 7 settimane e di gas per 6 mesi, determinando ricadute negative sul turismo (10% del Pil e 3 milioni di occupati), la pesca (2,5% del Pil e 350mila occupati) e il settore agroalimentare (8,7% del Pil 3,3 milioni di occupati). Royalties a parte, che secondo la Corte dei Conti non sono tasse, il rischio industriale dovrebbe spingerci ad abbandonare progressivamente le fonti fossili.Il Petrolio serve? no. L’energia serve e sappiamo che il petrolio non è l’unica fonte. Di sicuro però è quella più redditizia per multinazionali. La convenienza è la loro e non per le persone, non per l’ambiente.
6) Lei da anni si batte per lo sviluppo delle rinnovabili e anche per la salvaguardai del territorio sia nel Vallo di Diano che in Basilicata dove ora vive. Allo stesso tempo però si è scagliata contro l’eolico selvaggio… Come è la situazione odierna nel settore?
Mi batto è vero anche contro una nuova forma di colonizzazione che ” mangia” il territorio e che nulla ha a che vedere con l’energia.Mi batto contro il finto eolico o eolico selvaggio. La vera energia rinnovabile è democratica, etica e fa risparmiare i cittadini. La finta energia rinnovabile frutta migliaia e migliaia di euro ai possessori di Pale che nel caso della Basilicata una volta montate restano ferme. Mi batto anche contro quei vuoti normativi che sfruttati da sciacalli travestiti da imprenditori stanno distruggendo i territori irpini e lucani. sia per la Basilicata che per la Campania la regolamentazione del minieolico non può più aspettare.
7) In conclusione dott. ssa Medici è possibile un armonico e sviluppo energetico sostenibile e in che modo?
E’ possibile certo che è possibile ma non fa arricchire le multinazionali, non genera profitto, non distrugge l’ambiente e questi a molti, moltissimi non conviene.