Il mese di settembre si apre con la crisi alla Regione. Ormai non è più una possibilità ma una necessità, un passaggio obbligato per uscire da una situazione nella quale non c i sono margini per la continuità ma solo per un atto di discontinuità completa con il passato.  Si fa interprete di questa esigenza la Lega che nei giorni scorsi si è riunita per decidere il da farsi in seguito alla vicenda giudiziaria che ha colpito direttamente Forza Italia attraverso l’entourage del presidente e i due assessori in giunta. Fratelli d’Italia è più cauta ma la maggioranza vede con favore l’iniziativa della Lega e aspetta solo che Marti la ufficializzi. Nel dibattito che ha coinvolto i componenti leghisti un peso considerevole lo ha avuto l’intervento del senatore Pepe, per il quale non dare un chiaro segnale di discontinuità rispetto a quello che è successo significherebbe  entrare in rotta di collisione con la magistratura inquirente. Una posizione drastica sulla quale aleggia l’interrogativo di eventuali informazioni suppletive che un membro delle Commissione antimafia potrebbe avere, senza ovviamente essere in grado di divulgarle. Vere o presunte che siano, una posizione drastica del senatore non può essere elusa dal partito per le responsabilità che dovessero ricadere sul commissario nel caso che la situazione precipitasse senza fare niente. Che poi nella riserva mentale del sindaco di Tolve ci sia anche la possibilità di risistemare gli assetti della Giunta, rafforzando la posizione del proprio entourage, è nell’ordine delle cose , anche se il rischio è che una volta abbattuta la baracca , non si sappia da dove ricominciare. Ed è questa la vera paura dello stesso Bardi che per ritrovare una solida base di ripartenza dovrebbe avere le mani libere per allargare il perimetro della maggioranza , cosa che gli consentirebbe di lavorare su un  organigramma completamente nuovo. Ma da questo orecchio c’è chi già sta facendo capire che non ci sente, e che le questioni possono e debbono essere risolte all’interno dei numeri che sono usciti dalle urne.  A complicare questo progetto di risistemazione ci sono consiglieri leghisti che hanno una posizione ancora più drastica, secondo cui una crisi di giunta dovrebbe passare per l’azzeramento degli assessori ed il loro ritorno tra i banchi consiliari con il conseguente allontanamento, sia pure provvisorio, dei consiglieri che sono stati chiamati a sostituirli. Francamente più che una proposta è un invito a sfasciare tutto e a farsi la croce su quello che può succedere. Rocco Rosa