BY ROCCO ROSA

Ieri Matteo Renzi  ha dato una prima sostanziale svolta al suo messaggio referendario, cercando di sottrarsi alla tenaglia in cui lui stesso aveva messo la testa, personalizzando il referendum come consenso alla sua persona più che a quello che ha prodotto. Ha visto che da quel lato c’era freddezza ed ostilità, perché il personaggio non è simpatico ai più e piano piano si stava facendo strada l’idea di chiudere i conti con quell’incrocio tra Fanfani e Berlusconi, dinamico e intraprendente come il primo, ossessivo nell’informazione autocelebrativa come il secondo. Avrà evidentemente ascoltato qualche consiglio autorevole ed ecco il nuovo messaggio che è esattamente il contrario di quello che diceva prima: ho fatto le riforme per voi, per la prima volta dopo 11 anni un Governo non vi porta chiacchiere, se pensate che bocciandomi  mi date una lezione sbagliate perché le riforme che avete cercato per anni ed anni non si faranno più. Volete tenervi il sistema così com’è. Liberissimi, però poi non vi lamentate, come quel marito geloso che per far dispetto alla  moglie….  E’ un discorso fatto dal verso giusto, che cerca di svelenire il clima da resa dei conti che c’è nel partito e nello scenario politico italiano, puntando sulla tradizionale idiosincrasia degli italiani all’avventura e cercando di far passare un messaggio di concretezza e di moderazione. Mossa giusta che però non ha speranza di fare grandi risultati se il premier non chiude alcuni dei troppi fronti di dissenso che ha determinato(con la sinistra dello schieramento politico, con la Chiesa, con i sindaci delle grandi città metropolitane, solo peer dirne qualcuno), come gli strateghi della guerra applicata alla politica avvertono.Questo messaggio di forza tranquilla, di determinazione alle riforme non può essere il portato di una persona, ma di un partito e di uno schieramento. Oggi c’è qualcosa che unisce e che identifica una maggioranza, cosa che sino ad ieri non c’era. Ergo, partito e maggioranza debbono essere tutt’uno con il maestro d’orchestra, senza note stonate e senza silenzi strategici. Un accordo sul modo di fare squadra va trovato subito per due motivi: il primo è che il tempo è estremamente risicato per trasmettere la nuova e convincente immagine di un partito-guida  che ha senso di responsabilità e capacità, come si dice calcisticamente, di tenere lo spogliatoio; il secondo è che se Renzi non dà la sensazione di essere vincente, c’è il pericolo di interventi  fallosi e non convenzionali di chi gioca al placcaggio, succeda quel che succeda. Questo invito a non mischiare i fatti con la persona ha possibilità anche di far breccia nell’elettorato di  centro destra, i cui leader quelle riforme le avevano promesse per vent’anni senza riuscirne a portare  a casa una che sia una.