Non so se il giorno tre maggio il Pd uscirà ancora unito dalla riunione della Direzione. Spero di sì e spero che i renziani, pur portatori di diffidenza verso i cinque stelle decidano di andare a vedere le carte, non per curiosità ma per avere il tempo di organizzarsi in vista di una nuova strategia e forse di una nuova identità. Ha bisogno, il Pd, di uscire dalla pressione di un Governo che manca e di consentire che il primo partito italiano possa prendersi la responsabilità di farlo, anche da solo e solo con un appoggio critico di un pd che, pur avendo perso le elezioni, non rinuncia a dare una guida al Paese, evitandouna pericolosa impasse o una altrettanto pericolosa deriva di destra. Un Pd che fosse unito e che rifiutasse alleanze organiche , consentendo solo agli altri di mettere in mostra la capacità di governo, avrebbe il tempo di uscire dalla convalescenza e di prendersi dei ricostituenti per rimettersi in forma. Solo dopo, con un congresso dove chi vince fa la linea e chi perde la porta avanti senza se e senza ma , Renzi potrebbe pensare di mettersi “in cammino”, la versione fiorentina dell’”en marche” di Macron, se è vero, come dicono che ha già depositato il suo nuovo simbolo. Pensare di mettersi in marcia, con una gamba sola, con la bufera che non è passata e con un altro ostacolo elettorale da superare è veramente da folli e, nonostante tutto, stento a credere che la megalomania si sia impossessato di una dirigenza al punto da non far vedere i pericoli cui va incontro. Il meglio che vada, in caso di divisione, è una legislatura alla Alfano, versione ritorno a pascolare in quel centro senza identità e che mette insieme i vari zero virgola per fare un punto. Anche perché , per il progetto “in cammino”, la coesistenza nel campo penta stellato non è contradditoria rispetto al suo possibile avanzamento, nel senso che i cinque stelle sono privi di identità , che non sia quella di una profonda rottura con una cattiva politica, molto pragmatica e molto diseguale , e quindi terreno da riconquistare in una competizione leale nella quale prevalgano la capacità di governare e quella di convincere la gente sulla bontà delle idee e dei progetti. Ed il fatto che la componente renziana non espliciti i suoi propositi, non dia segnale su dove vuole andare ( stasera Renzi e’ da Fazio a “che tempo che fa“) è molto preoccupante perché lascia spazio alle illazioni circa una decisione già presa che non va in direzione dell’unità. Se fosse così, ci aspettano le elezioni politiche a breve, e i cinque stelle, non messi in condizione di governare, continueranno a soffiare sul fuoco della paura che la casta ha di loro. Riconquisteranno il Paese partendo dalla Sicilia, lì dove ci fu lo sbarco di Grillo. e l”Italia riavrà il suo bipolarismo storico, col nord di destra e col sud di protesta.