Come al solito ci vuole l’incidente perchè la burocrazia, intesa come mentalità a seguire i fatti e mai ad anticiparli, possa ravvedersi e fare la tradizionale marcia indietro. Che in Basilicata è un movimento andato improvvisamente di moda, come un nuovo ballo della politica. Adesso finalmente partono le equipe USCA, unità speciali continuità assistenziali, che andranno a bussare alle porte di chi sta male , cercando di capire se quello stato di malore è gestibile a casa o se non deve essere curato in ambiente ospedaliero. E’ l’accordo scaturito tra la task force della regione e le associazioni sindacali dei Medici di famiglia e della continuità assistenziale. AL centro di questa organizzazione rimane il medico di famiglia in collegamento con la sua utenza, gente che conosce, di cui conosce i problemi e di cui sa prevedere i possibili rischi. Nonostante un improvvido assessore, nel 2011, abbia tolto a questa categoria la disponibilità telefonica, che era stata messa negli accordi con la categoria già dal 2005, oggi si scopre che questa funzione di raccordo costante con l’utenza diventa un approccio fondamentale al contrasto del contagio. Dunque l’iter con cui nei prossimi giorni ci si dovrà abituare  sarà quello di telefonare al medico di famiglia ( o , in mancanza di risposta, ad un numero dedicato messo a disposizione dall’Asp ( ma sarà anche questo un modo per valutare se tra i medici c’è qualcuno che si imbosca e che, così facendo, distrugge l’onorabilità di una categoria) per segnalare lo stato di malore.  Il medico diventa dunque una specie di regolatore del traffico, non solo consigliando le contromisure da prendere e prescrivendo, via e mail, le dovute medicine, ma anche, nei casi gravi allertando l’USCA, che, munita di tutti i presidii di prevenzione, effettua la visita domiciliare. Se il tutto funziona, si potrebbe prendere a prestito lo slogan che un farmacista pieno di fantasia a Potenza ha coniato : “restate a casa.Veniamo noi”.  Speriamo sia così, speriamo che da subito si possano superare i problemi organizzativi ( molti medici di famiglia hanno dato anche la loro disponibilità ad entrare nelle squadre speciali USCA) e speriamo che veramente da questa allucinante polemica tra un Assessore e una categoria di Medici, sia finalmente  nata  una risposta unitaria e positiva. Quanto poi alla necessità di riorganizzare la prima linea della medicina di famiglia attraverso equipe organizzata, va detto, per onore del vero, che questo modello organizzativo fu pensato e varato in Basilicata nel 2007, ma che poi, con gli anni è stato fatto morire anche questo per ..mancanza di ossigeno. Rocco Rosa