di IDA LEONE

Leggo da notizie di agenzia che il Vescovo di Potenza sarebbe intenzionato a riaprire al culto la Chiesa della S.S. Trinità, messa sotto sequestro dalla Procura di Salerno quando nel sottotetto nel marzo 2010 fu ritrovato il corpo di Elisa Claps, e di fatto chiusa da allora. Da qualche mese la chiesa è avvolta da ponteggi e teli di plastica, segno che in essa si svolgono indispensabili lavori di restauro e ripristino della agibilità. E’ in forza della fine di questi lavori, immagino, che il vescovo pensa di “festeggiarne” la riapertura.

E’ passato troppo tempo dal mio esame di diritto canonico, che pure ho fatto, per ricordare se può essere riaperta al culto una chiesa nella quale è stato consumato un orrendo delitto, con il quale la cittadinanza non è ancora scesa a patti: troppo forte lo shock, troppo intricata e complessa la vicenda. Una ferita ancora aperta, sicuramente per la famiglia di Elisa, ma io credo per tutti noi potentini.

Non ho idea di quanti la pensino come me, ma io credo che debba essere riaperta. E per una buona ragione. E cioè che è un edificio storico, antico, prezioso, le cui fondamenta risalgono al Medioevo.

La chiesa forse era già esistente dall’XI secolo, il primo documento dove è citata risale al 1178. Consacrata nuovamente nel XIV secolo, vi lavorò il pittore Pietro Afesa; venne distrutta dal terremoto del 1857 e ricostruita completamente solo nel 1872. (fonte: Wikipedia)

Un monumento dalla cui severa bellezza e valore culturale non si può prescindere, una delle mie chiese preferite, per il suo pregio artistico, insieme a quella di S. Michele. Sarebbe folle lasciarla deperire nell’incuria o peggio – ne ho sentite di tutti i colori, in questi anni – raderla al suolo. Significa cancellare un pezzo di memoria storica di valore inestimabile, fosse pure risalente “solo” al 1872.

Ma sono anche del parere che non possa e non debba essere restituita al culto, alla fede, come se nulla fosse. Perché è proprio la fede, intesa come fiducia nelle istituzioni religiose, quella che è mancata, nei lunghissimi anni nei quali una famiglia ferita sbatteva la testa contro il muro alla ricerca della verità. Troppe omissioni, reticenze, casualità impossibili. Per lo stesso motivo forse non bisognerebbe più restituire all’esercizio delle proprie funzioni nemmeno il Tribunale di Potenza, se è per questo, ma è un altro discorso, più complesso. Davvero ci sono persone che entrerebbero in quella chiesa per celebrare culti religiosi, che parlano – o dovrebbero parlare – di amore, di tolleranza, di rispetto, di fede, di speranza? Non è un orribile controsenso, rispetto alla memoria del corpo di Elisa, consumatosi in quello stesso luogo giorno dopo giorno per 17 lunghissimi anni?

Se potessi decidere io, la riaprirei, sconsacrata, e destinerei gli spazi ad un centro antiviolenza, un luogo ove si pratichi l’educazione all’affettività, al rispetto fra i sessi, alla tolleranza della diversità e del rifiuto, un luogo destinato ai giovanissimi. Un luogo di amore e cultura, un centro dal quale si dipartano i mille rivoli della accoglienza e del rispetto, della verità e della bellezza. Un luogo laico, sostenuto da fondi pubblici ma anche da investimenti privati.

Un luogo nel quale insomma l’istituzione religiosa non metta più piede. Per favore.