DINO DE ANGELIS

Argomento spinoso, quello di Potenza – Matera. Spinoso perché qualunque cosa si dica, si rischia l’accusa di campanilismo. E già vi vedo: mentre leggete queste prime righe, avete già imbracciato il fucile, cercando la parola sbagliata che vi possa far premere il grilletto. Vi conosco bene. Sono nato qui, ma ho anche vissuto lì in vari momenti della mia vita. E non è una frase fatta, ma credo che la stragrande maggioranza delle persone che risiedono nelle due province siano persone intelligenti. Poi ci sono i tifosi avvelenati, ma quelli sono un’altra categoria. Ma non perché ci sono quelli dobbiamo sputarci addosso facendoci trascinare nel vortice dell’idiozia.

Operazione chiave: riconosciamoci.

Riconosciamo la geografia, prima di tutto. Ci hanno messo insieme dentro un’unica regione, e non lo ha deciso nessuno, se non gente venuta prima di noi, ma tanto tempo prima, che dapprima ha fondato la meraviglia che siete, e molto dopo la città che siamo. La politica – eh sì, quella c’entra sempre, purtroppo – poi ha deciso che Potenza doveva essere la capitale amministrativa, voi “semplicemente” l’altra provincia. Ma la storia, che ha sempre un suo perché, vi ha restituito il ruolo che giustamente avete. No, non per la regione, né per l’Italia, ma per il mondo intero. E oggi siete quel che siete diventati, che è poi quello che eravate da sempre: una delle città più antiche mai costruite.

Non l’abbiamo presa bene, questo è giusto ammetterlo. Lo possiamo dire candidamente che questa vostra designazione un po’ ci ha roso dentro come quel fiore che consegnava Nanny Loy negli anni 70. Ammetterlo non ci fa che bene, oggi lo chiamano outing. Digerito il boccone amaro con un po’ di citrosodina, non ci rimaneva altro che appoggiarvi. Sarebbe stato ragionevolmente possibile decidere di non sostenere la candidatura di Matera? Andiamo, su, non fateci proprio dei fessi. Era chiaro perfino al pecoraio di contrada Stompagno che Matera potesse essere una risorsa per tutto il territorio. Che quello un po’ di latte vaccino e qualche buon formaggio in più lo avrebbe venduto, con Matera capitale. Vi abbiamo appoggiato e continuiamo a farlo, perché per molti di noi si è fatta strada la consapevolezza che le due città hanno una funzione diversa, perfino complementare. E non è una bestemmia. Non c’è nulla di più vantaggioso per tutti che riconoscersi ed accettare le reciproche e intrinseche differenze.
Ve lo immaginate se Potenza fosse stata, ad esempio, una piccola città d’arte? O se ci fosse stato un rione antico con delle abitazioni scavate nella roccia? Sarebbe stata stritolata immediatamente dalla “concorrenza” materana. E vi immaginate, invece, se Matera avesse avuto le scale mobili a deturpare quel paesaggio rupestre? Una sciagura.
Avere un proprio stile, un marchio di fabbrica, una propria esclusività è, di per sé, una qualità enorme. Ciascuno si incasella in un ruolo ben preciso, ben diversificato, che ne esalta la caratteristiche complessive. Nello sport si chiama gioco di squadra.
E adesso cosa facciamo, ci scanniamo perché qualche politico si è lasciato andare ad incaute promesse l’ultimo dell’anno? Andiamo, su. Non lasciamoci intrappolare dalle chiacchiere a cui pure dovremmo aver fatto il callo dopo decenni di governi DC. Che poi un capodanno qui, un altro su, un altro giù, per finire da voi, può pure essere perfino un’operazione con un qualche senso. Per la Rai sicuramente lo è: dove la trovano un’altra regione da spennare come polli ruspanti?

Sapete come mi piacerebbe che interagissero gli abitanti di questa regione? Come quando sul palco si incontrano musicisti che suonano per etichette diverse. Teoricamente sarebbero anche concorrenti, ma quando li vedi fare la jam sono tutti sorridenti e felici perché è chiaro che si divertono davvero. Ecco, mi piacerebbe che i cittadini di questa regione fossero dei musicisti a cui piace davvero suonare le note della Basilicata. Poi, che siamo diversi lo sappiamo tutti. Ma non più guerre idiote tra cittadini per favore. Riconosciamoci e non crediamo a quelli lì. Loro fanno parte di un’altra etnia. Non potentini, né materani, solo assipigliatutto.

E adesso sparate pure.