by ROCCO ROSA
La telefonata del Ministro Guidi al suo compagno ha avuto l’effetto di spostare il focus della questione petrolifera su Roma, sul Governo, su Renzi, accendendo i fari sul rapporto tra la politica e le lobby petrolifere e sugli interessi che possono nascondersi dietro certe decisioni. Niente di nuovo sotto il sole italiano, dove la non regolamentazione fino ad ieri dell’attività lobbistica ha prodotto leggi che minimizzavano l’interesse pubblico e massimizzavano quello privato. E’ che questo ennesimo scandalo ha due peculiarità: la prima è che avviene a ridosso del referendum antitrivelle in mare, e la seconda è che colpisce l’Eni, considerato tanto potente da essere intoccabile da tutti i lati. Questa seconda parte dello scandalo si continuerà a recitare sul teatro regionale, con accuse gravissime e presumibili nuovi colpi di scena , come indirettamente testimonia la presenza a Potenza del procuratore Nazionale Antimafia. Qui se non ci sono mazzette in giro, c’è una deliberata azione di aggressione all’ambiente attraverso la reiniezione a forte pressione dei fanghi usciti dalla trivellazione. Prima, stando alle polemiche degli anni scorsi, nella perforazione dei pozzi, questi fanghi sarebbero stati sparsi per la montagna, poi , stando alle accuse, sembra che qualche drittone abbia maturato la brillante idea di far fare il percorso inverso ai fanghi fuoriusciti, con il grave rischio di incontrare vene d’acqua o sorgenti. Fosse vero la cosa prenderebbe connotazioni più gravi, come quello del disastro ambientale tentato o procurato, con tutto quello che concerne il contorno istituzionale di mancata vigilanza negli scorsi anni. Il secondo effetto è che Renzi non può più aprire bocca sul Referendum , non perché abbia responsabilità sulla questione, ma perché un suo Ministro ha aperto il vaso di Pandora di tutte le vere paure delle popolazioni rispetto allo strapotere di compagnie petrolifere che fanno il porco comodo loro con arroganza, sicumera e mezzi illeciti di cattura del consenso. La gente lucana andrà a votare non perché è rimasta abbindolata dal quesito irrilevante che la Corte Costituzionale ha lasciato come briciola sul tavolo e sul quale Pittella ha giustamente accusato Emiliano di meschina strumentalizzazione), ma perché vuole una politica forte, non succube, che si organizza con tecnici di fama mondiale, con scienziati ( anche riabilitando quelli che sembra siano stati messi a tacere con le spicce), con tecnologie di avanguardia e con regole che non siano più quelle dello ius primae noctis nei confronti della vergine ( o ex vergine) lucana. Se si comprende tutto questo, il 31 marzo potrà essere ricordato come un giorno di liberazione dal potere occulto, che ,come ha detto il Procuratore Gay non è mafioso ma ha comportamenti mafiosi.
