di IDA LEONE

E’ iniziato per caso.
Era il 2016, attraversavo un momento personale non facilissimo e la piattaforma Talenti Lucani mi compariva nella timeline, con quella sua grafica così gradevole e i suoi temi così vicini, così reali, così ben affrontati. Contattai il Direttore, di cui ricordavo vagamente la fisionomia, avendo lavorato più o meno negli stessi uffici, e gli chiesi se ogni tanto potevo scrivere anche io qualcosa. Non ero un talento, gli scrissi, ma ogni tanto qualcosa da dire ce l’avevo anche io. Si mise a ridere.
E’ iniziata così una solida collaborazione.
Durata troppo poco.
Rocco Rosa è stato amico, mentore, maestro ed esempio da seguire, per la dedizione assoluta che dedicava alla sua creatura on line. Memorabili le sue lezioni telefoniche su come si poteva scrivere un pezzo che funzionava, su come si usava la piattaforma (ho imparato da lui, nonostante la differenza di età, come si caricavano le foto, e quali foto scegliere, come si programmava l’uscita). Memorabili i suoi schivi complimenti quando scrivevo qualcosa che gli piaceva, che conservo nella memoria com medaglie al valore. Non ha mai negato a nessuno l’uso della piattaforma, anzi era sempre alla ricerca di nuovi talenti, di giovani che avessero voglia di popolare quelle pagine. Con il tempo ha costruito una “redazione”, in realtà una comunità di persone accomunate dalla passione civile per il racconto di un territorio, un racconto costruito giorno dopo giorno, con dedizione e calore.
Quando mi chiese di aiutarlo per un restyling dei contenuti della piattaforma digitale mi sembrò di essere salita almeno di qualche scalino in una ipotetica scala di stima che vista da sotto mi pareva lunghissima. Facemmo un bellissimo lavoro, accettò la possibilità di una doppia denominazione del sito che puntasse sulle stesse pagine, mi nominò coordinatrice, un ruolo che con mio enorme dispiacere non ho più potuto seguire con continuità a partire dal 2019, felicemente travolta dal lavoro per la Capitale Europea della Cultura.
La quotidianità si è rarefatta, poi gli anni Covid hanno fatto il resto. Ci siamo incontrati qualche volta al parco fluviale, dove passeggiava. Era già smagrito e sofferente, ma ero sicura che fosse solo un fatto passeggero. Ci siamo scambiati messaggi, pareri, notizie sulla sua salute, messaggi nei quali non mancava mai di chiedermi maggiore impegno, un “ritorno alla scrittura”, come lo chiamava lui, che adesso mi pungono il cuore di nostalgia. Mi resta il rimpianto per non averlo tenuto più stretto, un amico così, capace di indirizzare su sentieri sconosciuti, di confortare nei momenti difficili, di avere sempre parole di incoraggiamento e stima.
Ci mancherai, caro Direttore. Mancherà il tuo sguardo attento e la tua visione sempre originale e lucida dei fatti di questa difficile terra.
A me mancherà un amico come pochi.