ANGELA MARIA GUMA
Il complesso sacro monumentale di maggior rilievo di tutta la dorsale appenninica a Sud del fiume Ofanto sorge verso la metà del IV sec. a.C., nel territorio del comune di vaglio, in località Macchia di Rossano.
Il santuario, situato su di un’altura fra i 900 e i 1000 m. s.l.m., circondata ancora oggi, come evidenzia lo stesso toponimo, da boschi di querce e segnata, in particolare sul versante settentrionale, dalla presenza di ricche sorgenti d’acqua, è dedicato alla dea Mefitis che è in questo caso considerata una divinità lucana legata alle sorgenti.
La presenza di resti pertinenti ad un tale complesso monumentale nel territorio di Vaglio di Basilicata appare già nota nell’800 quando lo storico Lombardi fornì informazioni relative a numerose rovine e a diversi oggetti antichi presenti a Rossano nell’area di proprietà della famiglia Milano in una località denominata Pantano o “Schafarieddu”.
Una prima conferma si ebbe un mezzo secolo più tardi in un riferimento fornito da Michele Lacava ad un fortuito rinvenimento, nella medesima zona, di quattro piccoli frammenti di iscrizioni osco.greche (da RV-01 a RV -04) e di una breve dedica latina a Venere (RV- 04 bis).
Nei successivi 150 anni, il sito venne utilizzato esclusivamente come cava per i paesi vicini, fino alla scomparsa quasi totale di ogni traccia visibile al di sopra del suolo.
Della presunta area archeologica si torna a parlare solo successivamente, negli anni Cinquanta, nel momento in cui si effettuarono alcuni saggi per iniziativa di Francesco Ranaldi, direttore del Museo Provinciale di Potenza.
ADAMESTEANU
In seguito, una ricognizione effettuata nella zona, durante l’inverno del 1968-1969, ha permesso di recuperare un’iscrizione proprio sul pendio della località Pantano che si è rivelata di fondamentale importanza per l’inizio della ricerca. Infatti, proprio intorno alla stessa finì con l’animarsi, nel corso del VII° Convegno di Studi sulla Magna Grecia, un vivace dibattito tra D. Adamesteanu (allora Soprintendente alle Antichità della Basilicata), m. Napoli e M. Lejeune. La discussione verteva sull’ipotesi avanzata da quest’ultimo di vedere nell’epigrafe in questione una dedica a Mefitis- Venus databile al II sec. a.C e proveniente da Serra di Vaglio, identificazione erronea poiché a quella data (II se. A.C), l’abitato antico di Serra di Vaglio non esisteva ancora.
Pertanto, la revisione dell’interpretazione della RV-05 si rivelò di fondamentale importanza perché offriva la possibilità di rimettere in discussione ipotesi riguardanti l’antico abitato di serra e di altri centri indigeni della Basilicata.
Panoramica del Santuario Rossano di Vaglio
Inoltre, il successivo rinvenimento a Potenza di quattro iscrizioni di periodo imperiale, identificate come dediche a MefitisUtiana consentì a Lejeune di ipotizzare che la città romana di Potentia aveva ricevuto il culto di Mefitis da un santuario indigeno vicino. Si comprese pertanto che l’impianto di questo santuario era da ricercare nella località menzionata da Ranaldi e dai suoi predecessori, e che, quindi, uno scavo in tale località avrebbe avuto la possibilità di essere fruttuoso per la ricerca archeologica, per l’epigrafia e per la storia della Lucania. Per l’individuazione della zona in oggetto grande rilievo assunse lo studio delle fotografie aeree che permise di individuare come nella zona da cui proveniva la suddetta iscrizione, si dipartiva una fitta rete di vie interne, tratturi capaci di confluire in questo luogo da diversi abitati antichi quali Serra di Vaglio, Carpine di Cancellara, Oppido Lucano, Tolve e San Chirico Nuovo. Pertanto, attraverso una ricerca congiunta si arrivò ad individuare l’area di indagine nel luogo denominato “Pantano” dove, nel 1969, la Soprintendenza Archeologica della Basilicata avviò uno scavo che ha portato alla scoperta del complesso del santuario della dea Mefitis.
