Alcune sigle sindacali della sanità (Scarano fp cgil ,Giordano Fimmg) hanno espresso rimostranze alla mia accusa di fare poco o niente per modificare la situazione che si è creata in sanità e , se guardiamo a singole prese di posizioni, a singoli comunicati stampa, hanno ragione . Ma quando io parlavo di assenza , mi riferivo alla necessità non assolta di adottare iniziative capaci di portare il tema all’attenzione dell’opinione pubblica, cioè di farne una vertenza in grado di scuotere la comunità lucana dall’abulia in cui le tante vicissitudini, le tante delusioni, i tanti impegni inevasi , di ieri e di oggi, l’hanno cacciata. Se dieci anni fa il sistema sanitario lucano era tra i migliori sistemi regionali, fino a correre per essere preso a modello di benchmark, e oggi annaspa sia al centro che in periferia, occorre che qualcuno svegli il cocchiere di una carrozza che corre verso lo sfascio e che rischia di portarsi appresso anche quel poco che, come lucani, avevamo. Ora, perchè l’allerta sia credibile, occorre partire dalla consapevolezza che questi che governano non sono abusivi. Sono stati chiamati da quelli che c’erano prima, incapaci di leggere il degrado che la politica stava determinando e incuranti di trovare soluzioni che potessero invertire la situazione. Quindi non è la lotta politica ad un presunto abusivismo di chi è arrivato che può convincere la gente a mobilitarsi ma il rispetto del loro ruolo e la denuncia delle cose che non vanno, soprattutto quelle che riguardano il funzionamento del sistema nelle sue macrocomponenti, quali la sanità, l’industria, l’agricoltura e l’ambiente. E’ su questo che, anziché limitarsi a dare segnali di esistenza in vita, le componenti organizzate della società lucana debbono ripigliare il coraggio di farsi sentire, perché non è ammesso a nessuno di sfasciare quello che funzionava in nome di un nuovismo all’insegna del dilettantismo politico. Tutti sanno che l’ospedale San Carlo è in caduta libera, che l’Asp non dà segni di vita e che a Matera si vive alla giornata. C’è stata una tornata di dirigenti ultimi che sembrano scelti apposta col criterio “ dopo di me il diluvio”, cioè un atto demenziale come quello di un bambino che sfascia il suo castello di sabbia. La Franconi in questo ha lasciato il segno, chiamando persone che stanno alla sanità come cavoli a merenda. E anziché lavorare per un cambiamento dei vertici che ridiano le aziende in mani capaci, in persone che conoscono il territorio, in dirigenti che sanno di che si parla, il presidente Bardi si limita a mettere una mano sulla spalla di alcuni dirigenti attuali, facendo capire che sono intoccabili.. Ma intoccabili perchè? Ecco perchè c’è una questione , in sanità come in altri settori, che è pregiudiziale: non vogliamo dare il territorio, le sue aziende, il suo sistema economico in appalto a entità extraregionali. Di destra o di sinistra vogliamo che la dirigenza venga scelta fra cittadini lucani che ci sono e che stanno facendo bene in Basilicata come fuori di essa. I cervelli ed i manager non ci mancano. prendeteli con gli occhi azzurri, con i capelli rossi o come caspita vi pare, ma prendeteli lucani : la nostra esistenza ed il nostro futuro non possono rischiare di essere eterodiretti. Rocco Rosa
SANITA’: A CHE GIOCO GIOCHIAMO?
