E’ da annoverare tra le pie illusioni la possibilità che l’iniziativa del capogruppo del Pd alla Regione Basilicata, Piero Lcorazza, di portare avati , come Regione, una proposta di legge che assegni almeno il 7,5 per cento del Pil al comparto sanità ,con un occhio particolare ai territori carenti, possa riscuotere un minimo di attenzione da un Governo che del Sud sta facendo il bancomat per scelte  discutibili se non scellerate come il Ponte sullo Stretto e il finanziamento al riarmo. La miseria che il Ministro Schillaci ha messo a disposizione delle liste d’attesa è sintomatica della scarsa volontà di intervenire nel settore , miseria agggravata da un provvedimento generico che dà o niente o poco a tutti anziché dare di più a chi è indietro ed ha bisogno di salutari boccate d’ossigeno. Piuttosto bisogna rendersi conto che, per questa legislatura nazionale, non cambierà niente e bisognerà sottostare alle verie prioeità di una classe politica che occhieggia ai più forti, coccola le partite iVa e va avanti con condoni e flat tax , per la gioia di determinate categorie. E se questo è vero, bisogna mettere in conto che , senza aspettare il panierino da Roma, bisogna agire autonomamente e da subito per rimettere i conti sotto controllo. Dallla pandemia in poi, i saldi si sono alterati, con una emigrazione sanitaria che è quadruplicata rispetto al decennio scorso e con un deficit complessivo che è raddoppiato in questa legislatura.  Ma non va dimenticato che questo deficit è pagato con le compensazioni ambientali, in nome di una vetusta e dannosa abitudine di pagare con i soldi del petrolio le spese di sopvravvicenza di questa reigone, dalla forestazione, all’ Università, ai vari e molteplici bonus. Quello che doveva essere un fattore di sviluppo è stato usato come espediente di sopravvivenza, spesa corrente che doveva essere a carico dello Statio e che invece paghiamo con i soldi che dovevano servire al futuro dei lucani. Affrontare di petto questo problema ,o almeno affrontarlo prima che le compegnie petrolifere esauriscano il portafoglio regionale ,  è doveroso ed urgente. Non solo, ma comporta responsabilità nuove ed un diverso approccio al problema principale di questo deficit, che è l’emigrazione sanitaria. Se ne parla a tutti i livelli ma nessuno riesce ad imboccare l’unica strada praticabile realisticamente, che è quella di chiamare a confrontarsi sul tema tutti gli attori del sistema, dai medici di famiglia ( che tanta parte hanno nell’indirizzare gli utenti verso strutture anche esterne) ai  tanti che hano avuto responsabilità manageriali in questi anni, agli esperti del settore a cominciare dalle direzioni sanitarie che sul terreno della maggiore produttività aziendale dovrebbero spendersi molto di più di quello che fanno. Incominci l’assessore a programmare un confronto costante con le realtà e ponga il tema di come ,entro la legislatura, si possa arrivare al pareggio del deficit. Non solo, ma in un tempo politico in cui molti guardano solo all’accaparramento delle postazioni, si incominci seriamente a capirùe come non è facendo venire nuova gente da fuori che si salva la sanità lucana, ma prendendo le migliori energie dall’interno, e ce ne sono, per il semplice fatto che non abbiamo il tempo di addestrare persone che non conoscono la realtà lucana e che impiegherebbero almeno due anni per imparare ad utilizzare il volante. L’’esperienza insegna ! Forse i guai sono cominciati da allora. Quindi, pacatezza, sobrietà, senso di responsabilità, capacità di vedere i riusultati, capacità di dare indirizzi operativi concreti: in altre parole pensare ai cittadini e non al partito! Lo stesso fatto che, come ha ricordato il presidente della Commissione sanità regionale, Fanelli, in questi due anni le cose sono migliorate in moltte aziende, dal San Carlo al Crob, signifcherà pure qualcosa. Prevarrà il buon senso oppure l’atavica fame di spartizione? ROCCO ROSA