SARA' IL CALCIO AD UNIRE EUROPAby ROCCO SABATELLA

Entro pochissimi anni potrebbe nascere l’Ifa e forse Efa. Sono nomi di fantasia che possono rendere l’idea del grandioso progetto che sta portando avanti l’ Eca, associazione davvero esistente,  che non sarebbe altro che l’organismo  che guida la politica sportiva delle maggiori formazioni di calcio del continente europeo. L’European Club Association, nato nel 2008 dopo lo scioglimento del G-14, è riconosciuto da Fifa ed Uefa. Sedici sono i membri fondatori, in pratica  il gotha del calcio europeo e tra questi ci sono la Juve e il Milan. Il contingente delle squadre si è poi allargato fino a raggiungere, oggi, un totale di 220 società di cui 106 sono membri ordinari e 114 associati. Per l’Italia membri ordinari sono Juve, Milan, Inter e Napoli, associati sono Fiorentina, Roma, Sampdoria e Udinese. Compito dell’ Eca è quello di proteggere e promuovere il calcio europeo dei club cercando di creare un modello di governo calcistico più democratico, che rispecchi il ruolo chiave delle società nei confronti della Fifa e dell’Uefa. E tra le battaglie portate avanti in questi anni ci sono lo studio dei calendari delle competizioni internazionali, l’assicurazione sui giocatori, in caso di infortuni in nazionale e la suddivisione degli introiti ai club che danno calciatori alla rispettive squadre nazionali. Infatti Juve e Napoli per l’utilizzo di propri giocatori ai mondiali del Brasile del 2014 hanno percepito la somma di un milione di dollari ciascuna. Ma da un po’ di tempo a questa parte l’ Eca si sta muovendo pesantemente, approfittando anche delle difficoltà in cui si dibattono Fifa e Uefa alle prese scandali in serie, per portare avanti  un’altra missione: accrescere e di molto il suo peso, soprattutto economico e finanziario. Per questo motivo che negli ultimi sette otto mesi importanti esponenti del comitato esecutivo dell’ Eca come il presidente Rummenigge, il vicepresidente Gandini e il consigliere Andrea Agnelli sono usciti allo scoperto sulle intenzioni delle più importanti formazioni europee. Ha cominciato Andrea Agnelli intervenuto al congresso Leaders in Football a Londra di fronte ad una platea comprendente personaggi di spicco del mondo del business e delle istituzioni. Il presidente della Juve ha pari pari confermato quanto già dichiarato al Financial Times: “la serie A non è più una destinazione finale, ma solo una tappa intermedia per i grandi campioni  perché il nostro campionato ha perso competitività a livello economico”. E di conseguenza ha lanciato la sua proposta choc per il futuro del calcio europeo: un campionato europeo chiuso riservato a 20 squadre, senza retrocessioni, sul modello delle leghe americane come l’Nba e l’Nfl che soprintendono al basket e al football nell’America del Nord. Aggiungendo che questo tipo di campionato sarebbe il massimo sotto l’aspetto economico. Ha proseguito poi Rummenigge che ha detto recentemente alla Bocconi di Milano  che nelle cinque leghe di spicco le grandi diventano sempre più forti. Di conseguenza “ si va verso una lega oltre la Champions, sotto l’Uefa o sotto un tetto privato. Con partite anche negli Stati Uniti e in Asia”. Ha aggiunto altro,  riprendendo questo concetto di competitività economica, il responsabile dell’organizzazione del Milan Umberto Gandini: “non abbiamo, come Eca, una piano già definito, ma sappiamo cosa fare. Ogni tre anni, alla scadenza dei contratti Tv , si discute del format. Il dato nuovo  e che oggi la Premier inglese cresce più di tutti gli campionati e distribuisce tre miliardi di euro all’anno. Fuori dall’Europa il massimo campionato inglese ha più appeal della Champions”. Tutte dichiarazioni che la dicono lunga su quello che sarà il lavoro più importante che sta portando avanti l’ European Club Association: la nascita della Superlega Europea del Calcio. Per questo parlavamo all’inizio di nomi fantasiosi che potrebbero definire questo nuovo organismo. Ifa o EFa che sarebbero  Intenational Football Association oppure European Football oppure il nome reale con il quale definire questo nascituro organismo, sta di fatto che già si è acceso il dibattito su questo rivoluzionario progetto che avrà come annata chiave il 2018-2019 quando scadrà l’attuale formula economica della Champions oppure più realisticamente il 2020 in occasione del sessantesimo anniversario dei Campionati Europei di calcio che, come è noto si disputeranno in 10 diverse città di Europa. Dibattito che finora si è incentrato più sugli aspetti romantici del calcio con il riferimento alla perdita di competitività e di fascino che perderebbero i campionati nazionali se nascesse davvero la Superlega. Ma gli esperti, gli addetti ai lavori, la stampa specializzata si soffermano sugli scenari reali che si potrebbero aprire quando la decisione dell’Eca diventerà, da qui a quattro anni, ufficiale. In particolare sulle questioni concrete da affrontare: a cominciare da chi saranno le 20 squadre da selezionare atteso che almeno 12 società per blasone e bacino di utenza rappresenteranno il nocciolo duro della Superlega( Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Arsenal, Chelsea, Liverpool, Beyern, Juve, Inter e Milan).Crediamo che non sarà difficile trovare le altre 8 formazioni. Per continuare con il decidere se la Superlega sostituirà la Champions e si affiancherà ai tornei nazionali oppure se quest’ultimi saranno relegati al rango di tornei minori. E qui subentrano fattori economici non di poco conto. Nel senso che la Superlega, a livello di diritti televisivi, farebbe man bassa di introiti  lasciando le briciole ai tornei nazionali. E, in relazione, alla duplicazione di Champions e Superlega, siamo sicuri che la prima non potrebbe continuare più ad esistere mentre resta da capire se le società sarebbero disposte a sobbarcarsi in un anno, tra il torneo di Superlega, 38 gare e altrettante gare per quelli nazionali, tante partite. Ipotesi alquanto difficile se si considera che nell’arco di una stagione non bisogna dimenticare gli impegni delle squadre nazionali. Ma la Superlega per nascere deve fondare la sua esistenza, secondo gli esperti finanziari, su tre aspetti fondamentali: la complementarietà, la competitività e l’omogeneità. Questo per mettere tutte le squadre su un piano di parità sotto l’aspetto sportivo e non presentare le anomalie della Champions attuale dove alcune società a livello economico sono inarrivabili per le altre ed è normale, che con  rare eccezioni,siano sempre loro a dominare la scena. E per fare questo è necessario che il Financial Fair Play venga superato e venga sostituito dal Salary Cap come succede nelle leghe americane. Con questo strumento la competizione sarebbe portata su un piano più sportivo che economico  e sarebbe la clausola decisiva che permetterebbe ai club minori europei di accettare la sfida. Il  Salary Cap sarebbe importante come attrattore di investitori internazionali  interessati alle società e anche ai potenziali utili, aumenterebbe il mercato delle sponsorizzazioni  e renderebbe la voce degli ingaggi certa e prevedibile.  Questi ovviamente sono gli aspetti più importanti ma ce ne sono anche altri che sicuramente l’Eca saprà affrontare e risolvere con i propri esperti. Ma di una cosa siamo sicuri: il calcio non perderà il lato romantico con la Superlega perché i tifosi di qualsiasi nazionalità saranno ben contenti di poter vedere la propria squadra misurarsi con i club top europei con possibilità anche di primeggiare. Su un solo argomento, però, bisogna fare molta attenzione: non pensare di far pagare ai tifosi con i biglietti troppo costosi la partecipazione alla Superlega. Altrimenti si rischia episodi come quelli di Liverpool che hanno visto la civile e composta protesta dei tifosi reds contro il caro-biglietti, provvedimento poi opportunamente ritirato.