LUCIO TUFANO
C’è stato anche il teatrino dei burattini con i pizzaculi che a frotte fanno ressa davanti al Portone, in cui un baracchino si sta allestendo per vedere i preparativi che vengono armeggiati. Si odono picchi di martello alternarsi, stridori di sega, brontoli di una voce arrochita del burattinaio.
IL CARTELLONE DI QUEST’ANNO FIRMATO DALL’ASSESSORE STEFANIA D’OTTAVIO
Se qualcuno ardito e impertinente osa ficcare la testa tra i battenti del portone socchiuso, o spinge indietro la porta scostata dallo stipite, un urlo o una parolaccia dal di dentro lo fa scappare via. Ed è uno sbandarsi di qua e di là di tutta quella frotta di pizzaculi curiosi e audaci, appena il burattinaio appare sulla soglia, in maniche di camicia, coi lunghi capelli grigi arruffati, e i calzoni malamente stretti ai fianchi da una larga cinghia di cuoio e con la pipa di legno di radica, tra i denti, come a bruciargli gli ispidi baffi e i peli della barba che gli si arricciano e arruffano parte della faccia. Il burattinaio, mast’Saverio, si pianta a gambe larghe su la soglia, con le braccia dietro la schiena, fumando con avide boccate e dense spirali di fumo. Chi mi viene ad aiutare avrà il suo ingresso gratis per lo spettacolo. È lì che Sarakè, preso dalla curiosità, si offre subito e si mette a disposizione del burattinaio.
È così che Sarakè non sosta più fuori a spiare ficcando la testa tra i battenti del portone socchiuso. Va e viene affaccendato, perché il burattinaio ha continuamente bisogno di qualche servizio e bisogno di qualche cosa: “d’una sbarra di legno, di quattro fogli di cartone e carta colorata, di una boccia di petrolio, di un po’ di minio, d’un metro di nastro rosso, d’una matassa di spago, d’una contata (100 grammi) di tabacco per la pipa; e si faceva anche aiutare nel rizzare in fondo al magazzino il palcoscenico.
Sarakè, fiero dell’impiego ottenuto passa tra i compagni che affollano la piazzetta. Hai visto i burattini? Si, li abbiamo messi fuori dal cassone; … c’è Pulcinella? E Colombina, e Tartaglia, e Peppe-Nappa, ed il Mago, e il Drago …
Sono già tutti appesi a un fil di ferro quelli che servono per lo spettacolo. Ma farai tu da Arlecchino, o da Pulcinella? No! Io sono Sarachella.
Quando il burattinaio sbaraccò il suo teatro tutti piansero nell’addio, e Sarakè non si diede pace per aver perduto i suoi buffi amici.
