antonio lotierzo

Lucio Cuomo, napoletano, archeologo e storico di prevalenti studi sull’Abruzzo, ha dedicato un solido volume di cinquecento pagine, di cui duecento di documenti, alla “terra” di Sarconi, detta anche ‘castrum’, che contava, un centinaio di fuochi, ora in crescita per l’espansione demografica in pianura.  La comunità di Sarconi rimarrà in debito con Cuomo per la dedizione valorizzante e per la poderosa scrittura con cui ha lumeggiato, in dodici capitoli, le vicende del paese, dall’epoca romana al 1861, intrecciandole sempre con il contesto e la storia interconnessa di Grumentum e Moliterno. Cuomo si è mosso nella terra di Niccolò Ramaglia, di F. P. Caputi e G. Racioppi ma ha saputo arricchire il suo sguardo storiografico con T. Pedio, F. Panarelli, G. Breccia, P. Bottini, L. Giardino e molto Antonio Capano (il cui quaderno n.5 di Tarsia andrebbe ristampato) ed F. Tarlano. Terreno ripulito col sarchio, Sarconi si colloca sulla via Herculia; è suburbio di Grumento come attesta la villa di Finaide; nella centuriazione paga tributi a Roma in maiali e vino e buoi, fino al V sec.d.C., quando anche la valle vive un abbandono e subisce una riorganizzazione territoriale. I notabili o possessori di terre locali si saldano con i recenti vescovi grumentini, espressi da iniziative locali, come lamenta papa Gelasio, per gestire una vita amministrativa che sappia traghettare i rurali fra invasioni, calamità e malattie. Con i Longobardi, Sarconi rientra nel principato di Salerno e nelle relazioni economiche col Cilento-Vibonati, accompagnate dal monachesimo di Montecassino, che soppiantò la cultualità bizantina. Con i Normanni, dopo il 1050, furono privilegiati gli insediamenti d’altura, gli incastellamenti,  per cui Moliterno  e ancora di più Marsico si consolidarono, con la nuova sede vescovile, suffraganea di Salerno, che ebbe la facoltà, per bolla papale, da Alfano in poi, di nominare i nuovi vescovi. Potere feudale e giurisdizioni ecclesiastiche si fondono nella gestione comunitaria fino al 1806, quando s’avviarono le forme liberali borghesi, fondate sul diritto civile e la monarchia costituzionale. Molto Cuomo si sofferma sulla giurisdizione monastica, specie cavense, che sostituì l’organizzazione del latifondo romano e, dai Normanni in poi, favorì ripopolamento, manutenzione viaria, regolamentazione dei corsi d’acqua (la formula era: ad populandum et ad pastinandum), con nascita di nuove comunità come Tramutola intorno a S. Pietro, con la fondazione della Contea di Marsico, con giustizierato e camerario, e della Diocesi Marsicense, con cui si strutturano le istituzioni civili, religiose e la signoria fondiaria. La storia di Sarconi resta contestualizzata, prima nella  connestabulìa di Lampo di Fasanella e poi nei domini di Rainaldo e Baldoino del Vasto e poi sotto i Sanseverino e i Carafa e i Pignatelli. Nel 1277 Sarconi è registrata per 91 fuochi, Marsico per 228, Moliterno per 72, Saponara per 403 (fonte: Pedìo). Cuomo non manca di sottolineare l’importanza economica della fiera di s. Giovanni e d’agosto, in cui si contrattavano circa 450 ducati, scambio  che si intrecciava con Tursi e Senise,  Padula e Salerno, fondato su animali e vino; che nel bilancio del 1629, in piena crisi, (fuochi:35, quando Sarconi era affittata per 1185 ducati) veniva tassata per 160 d., mentre la bagliva rendeva 105 d. e i terraggi di grano 180 d. e la  fida degli animali altri 100 ducati, per un totale delle uscite di 928 ducati. Nel primo Settecento, quando Sarconi venne venduta ( a Fabrizio Pignatelli) insieme a Moliterno e S. Chirico, il valore dei tre feudi era di 50000 ducati. Nel 1735, oltre a lamentare lo squilibrio della tassazione fra i cittadini, che privilegiava i benestanti, si rimarcava l’ingerenza dei Moliternesi nei fatti di Sarconi, relazione che deve essere una costante nel tempo. Nel 1735 i 1300 abitanti sono nel dominio dei Pignatelli, hanno undici sacerdoti, pagati ognuno per circa 40 ducati; la Parrocchiale rende 80 ducati. Sarconi non ha conventi, non ha nobili e solo quattro famiglie si possono dire ‘civili’, nessuno è ‘inclinato alle lettere’; si vive con la propria industria (grano, legumi, canapa, lino, querce); i contadini sono alquanto invidiosi e facili a sollevarsi, ‘rendendosi ognuno persuaso del proprio capriccio’. Cuomo espone con preziosa analiticità i dati del catasto onciario 1746, anche utilizzando la tesi di P. Ruggieri; non manca di riportare degli interessanti episodi di cronaca, un omicidio, un sequestro e una crisi matrimoniale, con revoca dei patti nuziali, episodi preziosi che illuminano tratti della mentalità e della vita quotidiana. D chiara evidenza sono i documenti ecclesiastici, le risultanze delle relazioni, l’intreccio fra chiese e famiglie, fra denaro e culto, fra costi e spiritualità, che integrano i dati offerti da G. A. Colangelo, peso economico che rivela l’insostenibilità delle istituzioni della manomorta ecclesiastica rispetto al rilancio commerciale dell’economia moderna. Nel bilancio napoleonico del 1809, con 1225 abitanti, Sarconi presenta delle entrate per 360 ducati e delle uscite di 664 ducati. E’ questa la sua dimensione strutturale. Se la feudale ed ecclesiastica configurazione socioeconomica non reggeva all’evoluzione capitalistica, la borghesia rurale ha migliorato le condizioni generali ed in che maniera? Il legame di intreccio o dipendenza con Moliterno ha subito un’evoluzione positiva ora che abbiamo assistito ad uno scendere a valle dei paesi montani? La demografia può invertire tendenza? La mentalità propositiva, tipica dei commercianti moliternesi, si pensi ai formaggi, che trova espressione qui nella sagra del fagiolo, costituisce un modello per un’aggregazione cooperativistica e industriale della produzione tipica della Val d’Agri? Con il denso lavoro di Cuomo possiamo riflettere sul futuro, evitando quei comportamenti e mentalità d’un passato che si evidenzia ancora in molte zone della coscienza sociale.